Abolita burocrazia per mercatini occasionali.

Una nuova norma per le vendite occasionali su area pubblica, ossia i mercatini degli hobbisti. E’ quanto previsto dall’emendamento del PD approvato al disegno di legge sul riordino dell’ordinamento regionale per il 2017. La proposta è nata dal confronto del gruppo consiliare del Pd con l’Unione nazionale delle Pro Loco (Unpli). Attualmente l’hobbista deve richiedere un’autorizzazione temporanea al Comune di svolgimento del mercatino e per ogni manifestazione è tenuto al pagamento di una marca da bollo. Con l’emendamento azzeriamo la burocrazia e i costi: le autorizzazioni temporanee e le marche da bollo non saranno più necessarie. Gli attuali obblighi e procedimenti amministrativi saranno interamente sostituiti da un semplice libretto in cui verranno registrate le presenze, con un massimo di 18 durante l’anno nei diversi mercatini nei comuni piemontesi. Quella degli hobbisti è un’attività saltuaria che necessitava di una semplificazione, abbiamo così accolto quanto ci chiedevano diversi Comuni e associazioni di tutto il Piemonte.

Consumo di suolo ( I parte). Inviata mail ai sindaci per ottenere osservazioni.

Apriamo una discussione seria?

In questi giorni ho inviato una mail ai sindaci della provincia di Alessandria per chiedere cosa ne pensano del tema – Consumo di suolo -.

Premetto che all’inizio di settembre avevo pubblicato su facebook un mio articolo dal titolo “Inseguire i propri sogni senza dimenticare i propri limiti”. Quell’articolo, ripreso e pubblicato da alcuni giornali, fu fatto oggetto di parodia da un noto canale informativo torinese. Nella sostanza mi si imputava poca chiarezza e un linguaggio troppo “epico”. Voglio bene ai giornalisti perché tutti fanno un mestiere molto difficile e alcuni sono anche bravi, quindi, li capisco e faccio chiarezza.

Quando scrivevo: ”…. Tre parole: coraggio, responsabilità, bellezza. Il coraggio di cambiare rotta con scelte lungimiranti e radicali per liberare il sistema dove il primato dell’individuo va a scapito del bene comune. La seconda è responsabilità per essere noi il primo esempio del cambiamento che chiediamo al prossimo. La terza parola è bellezza, la bellezza dell’etica  della vita e della Politica. Una bellezza che ci permette di vedere senza effetti speciali la meraviglia di chi insegue i propri sogni senza dimenticare i propri limiti….”  non intendevo riesumare lo stile del sommo Virgilio ma fare riferimento, ad esempio, a temi concreti come il consumo di suolo.

Intanto ringrazio tutte le persone che a vario titolo mi hanno già inviato giudizi in merito; sono deciso a proseguire questo approfondimento e ne attendo da voi altri purché sia chiaro che non sono motivato ad aprire una discussione per limitare lo sviluppo economico ma per contribuire a renderlo compatibile alle esigenze della natura e dell’uomo.

L’Unione Europea chiede agli Stati membri, quindi anche all’Italia, di raggiungere entro il 2050 l’azzeramento del consumo di suolo. Nel frattempo in Europa è stimato che un’area pari a circa 1000 km quadrati, più o meno equivalente alla superficie di una città come Berlino, viene definitivamente persa in seguito alla sola costruzione di nuove infrastrutture o reti viarie.

I dati della ricerca del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente rilevano quest’anno ulteriori criticità nelle zone periurbane e urbane. Il consumo del suolo con le sue conseguenze rallenta a causa della crisi ma non accenna a fermarsi. E’ evidente che non vi sono ancora strumenti efficaci per il governo dei territori e ciò rappresenta un enorme problema in vista dell’auspicata ripresa economica che non dovrà corrispondere ad una ripresa incontrollata dell’artificializzazione del suolo.

Non possiamo più permettercelo anche da un punto di vista economico, oltre che per salvaguardare la natura, compresa l’incolumità dell’uomo. Gli effetti sono evidenti: erosione del paesaggio rurale, perdita di servizi eco sistemici, vulnerabilità al cambiamento climatico. Cerchiamo di chiarire il significato della rappresentazione del consumo che è data dal crescente insieme di aree coperte artificialmente da edifici, fabbricati, infrastrutture, aree estrattive, discariche, cantieri, cortili piazzali e altre aree pavimentate o in terra battuta, serre e altre coperture permanenti, aeroporti, porti, aree e campi sportivi impermeabili, pannelli fotovoltaici e tutte le altre impermeabilizzazioni non necessariamente urbane.

Prossimamente approfondiremo ciò che accade in Italia e in Piemonte.

Tocca a noi decidere il futuro della sanità. Azienda unica?

Nel convegno organizzato da Cittadinanzattiva ad Acqui Terme sono intervenuto con l’obiettivo di condividere alcune verità su quello che è capitato in Piemonte negli ultimi anni e con la volontà di indicare alcuni percorsi per il futuro.
Circa le verità: 
1) La Giunta Cota firmò nel 2010 l’atto che impegnava la Regione a superare con il Piano di Rientro la fase di sostanziale fallimento in cui era finita insieme ad altre nove Regioni del Sud.
2) Dal 2010 al 2014 sul sito del Ministero della Salute nella sezione – Piani di rientro – è ben specificato ciò che ha fatto quella Giunta.
3) Dal 1 gennaio 2017 la Giunta Chiamparino ha condotto la Regione fuori dal pantano del Piano di Rientro ed ora è possibile ritornare alla programmazione, agli investimenti, alle assunzioni e al protagonismo dei territori secondo i bisogni di salute dei cittadini.
4) Dal 2014 al 2017 durante il periodo più difficile sul riordino della rete ospedaliera, con scelte imposte dai Ministeri dell’Economia e della Salute, alcuni interessi specifici e parti politiche, più o meno in buona fede, hanno alimentato paure ed esasperato il clima utilizzando troppe volte menzogne.
5) Nel progettare il futuro dobbiamo tener conto di ciò che accade con le disponibilità del Fondo Sanitario Nazionale sia nella fase di stanziamento che nella fase di erogazione del fondo alle Regioni. Anche la Corte dei Conti ha rilevato che le erogazioni sono inferiori agli stanziamenti mentre le esigenze dei cittadini aumentano e aumenta anche il numero di prestazioni previste con i Lea.
6) Questo sistema, quello che abbiamo a disposizione ora, non è esattamente quello che noi abbiamo in mente ma è il sistema emerso dopo il salvataggio; ora possiamo pensare al futuro migliorandolo.
Circa il futuro e circa il futuro in particolare in provincia di Alessandria:
Abbiamo bisogno di un’occasione di rilettura dei bisogni della domanda e dell’offerta dei servizi con una conseguente riflessione su quanto si sta facendo e sulle possibili aree di miglioramento. Non abbiamo più l’obiettivo di contenere la spesa ma di riqualificarla; inoltre non dobbiamo più usare verbi come ridurre, concentrare, eliminare ma potenziare, valorizzare, sviluppare.
Dobbiamo generare il valore aggiunto che la nostra rete ospedaliera può offrire con azioni nelle quali è possibile determinare miglioramenti significativi nelle attività assistenziali e nell’efficienza operativa. Possiamo farlo con il protagonismo dei 6260 dipendenti, dirigenti medici, personale infermieristico, ruoli amministrativi. Tutti.
Per quelle che sono le mie responsabilità e le mie competenze non voglio negare al territorio della provincia di Alessandria l’opportunità di scegliere il proprio futuro con la creazione di una Azienda unica. Chi ci lavora e ha chiaro ciò che accade negli ospedali e nella sanità territoriale sa che le attuali due aziende Sanitarie, per mission conflittuali, non potranno generare elementi strutturali migliorativi e questo a prescindere dalle direzioni generali. Tutto questo per mantenere nel tempo le eccellenze, per diffondere ovunque buona prevenzione e promuovere adeguati stili di vita, per abbattere le liste d’attesa, per evitare la mobilità passiva, per affrontare con più efficacia disabilità e cronicità. Per me la discussione è aperta nei territori e in Consiglio Regionale, che è il luogo deputato a far sintesi con il protagonismo di tutti.