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A Liliana Segre, donna libera e di pace, il Sigillo della Regione Piemonte

Ravetti – Valle (Pd): “A Liliana Segre, donna libera e di pace, il Sigillo della Regione Piemonte”

Torino – 21 gennaio 2020 – “Esprimiamo grande soddisfazione per l’approvazione della nostra proposta di conferire alla senatrice Liliana Segre il Sigillo della Regione Piemonte, in occasione delle celebrazioni per il Giorno della Memoria, il 27 gennaio. Si tratta di un provvedimento che è stato condiviso da tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione e questo assume un significato importante” dichiarano il Presidente del Gruppo del Partito Democratico Domenico Ravetti e Daniele Valle, primo firmatario della proposta.

“Liliana Segre – proseguono Ravetti e Valle – è sopravvissuta a una pagina tragica e terribile della storia, subendo ancora preadolescente la deportazione a Auschwitz, e diventando, oggi, un punto di riferimento e un esempio di lotta a favore dei diritti umani e contro i fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo, istigazione all’odio e alla violenza, tematiche tra l’altro portate avanti con passione dal Consiglio Regionale attraverso il Comitato per la Resistenza e la Costituzione e il Comitato Diritti Umani della Regione”.

“Oggi più che mai – concludono i Consiglieri Dem – in un momento in cui stanno dilagando odio e negazionismo, le Istituzioni devono fare proprio il messaggio di testimoni come la senatrice Segre, una donna libera e di pace, come lei stessa si è definita, e contribuire a veicolare il suo messaggio tra le nuove generazioni”.

Consorzio Rifiuti: Ovada e Acqui Terme con o contro Novi Ligure e Tortona? Qualcuno ha interesse a dividere le Istituzioni?

“Sulla raccolta e smaltimento rifiuti in provincia di Alessandria chi può fare chiarezza? La Legge Regionale 1 del 2018 all’articolo 2 definisce gli obiettivi e le finalità della gestione dei rifiuti in Piemonte a tutela dell’ambiente in uno scenario di sostenibilità economica. In particolare vengono specificati gli obiettivi di minor produzione di rifiuto pro capite, così da conservare nel tempo gli impianti di smaltimento, e un graduale, ma significativo aumento della percentuale di raccolta differenziata” spiega il Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale Domenico Ravetti.

“Leggo le dichiarazioni pubbliche dei Sindaci di Acqui Terme e Ovada, città che hanno raggiunto risultati molto positivi in breve tempo grazie ad adeguati metodi di raccolta “porta a porta”. In quelle dichiarazioni parrebbe evidente l’irritazione nei confronti dei loro colleghi di Novi Ligure e Tortona perché, così sostengono, sul percorso per raggiungere gli obiettivi di buon senso contenuti nella legge regionale hanno “tirato il freno a mano”. Inoltre, a corredo, è rilevabile una limpida accusa rivolta al vertice del Consorzio di bacino Csr che parrebbe ignorare il confronto istituzionale” prosegue Ravetti.

“E’ tempo di fare pubblicamente quattro domande:

  1. Perché la provincia di Alessandria continua a presentare i dati peggiori del Piemonte e perché il quotidiano resoconto giornalistico è lì a dimostrare uno stato almeno di incertezza nelle scelte di alcune amministrazioni comunali finalizzate a migliorare la situazione?
  2. Si può sapere la verità su quanta “vita” hanno ancora le attuali discariche e che ne sarà del nostro territorio quando alcune (anche solo una) non saranno più utilizzabili?
  3. E’ vero che un cittadino di un ambito consortile che, grazie alle scelte del suo Sindaco, con attenzione produce meno rifiuti e li differenzia con scrupolo paga la sua quota e pure “un pezzo” di quella di un cittadino dello stesso ambito meno attento e meno scrupoloso il cui Sindaco ha rinviato l’applicazione di metodi di raccolta virtuosi?
  4. Secondo i lettori più attenti l’Assessore regionale all’Ambiente cosa pensa di tutto questo caos?” conclude Domenico Ravetti.

Sul crocifisso in Aula.

IL MIO INTERVENTO IN AULA SULLA PROPOSTA DELLA LEGA DI APPENDERE IL CROCIFISSO IN AULA.

Tra poco, siccome siamo a fine anno, non mancherà la solita polemica sull’allestimento o no del presepe a scuola. Chi si oppone dirà di voler rispettare la differente fede degli alunni di altre religioni. Chi griderà: ‘Giù le mani dal presepe’, s’appellerà invece alle radici cristiane. In entrambi i casi, per lo più, emergeranno motivazioni più ideologiche che religiose”. Ripeto pedissequamente lo scritto di don Antonio Sciortino, direttore di Vita pastorale, sul settimanale diocesano “La Gazzetta d’Alba”. Osservando la “strumentalizzazione che se ne fa in chiave politica e di consensi elettorali”, don Sciortino sostiene che “i paladini dei simboli e delle tradizioni cristiane, spesso, non hanno neppure letto il Vangelo di Gesù. Come tantissimi italiani, cattolici inclusi. E ne ignorano gli insegnamenti”. Se, da un lato, il direttore di Vita pastorale osserva che “chi tiene Gesù bambino fuori dalla porta della classe non è educatore”, dall’altro afferma che “chi mette alla porta un immigrato o getta sulla strada famiglie di stranieri, donne e bambini inclusi, senza più un tetto e una protezione, non è cristiano. Né si comporta da cristiano”. A proposito della presenza del crocifisso nei luoghi pubblici, il direttore di Vita pastorale segnala ancora come “non lo si può trasformare in un’arma ostile per respingere l’altro, il diverso”. “Quelle braccia stese sulla croce non escludono nessuno. Abbracciano tutti gli esseri umani – aggiunge -. Con una predilezione per gli oppressi e gli emarginati. Il crocifisso è a difesa dei diritti di fraternità, accoglienza, uguaglianza, libertà. Senza questi valori non c’è identità cristiana. Occorre dirlo a voce alta. E denunciare la demagogia di chi s’impossessa dei simboli cristiani per interessi politici”
Premesso questo, a voi, maggioranza politica in quest’Aula, chiedo: forse volete rivendicare come vostri gli indirizzi contenuti nella Dottrina sociale della Chiesa o le posizioni di Francesco Bergoglio? O forse siete impegnati nella scissione dell’insegnamento di Cristo dai vostri editti sui temi sociali a voi più cari con l’obiettivo di sommare a vostro favore sia il consenso per la profondità del messaggio evangelico che il consenso per le vostre politiche nazionaliste al grido di “prima gli italiani”? Chi fra voi pensa questo mi fa tenerezza. La Chiesa deve dialogare con tutti ma non si farà strumentalizzare da nessuno, credetemi, nemmeno da voi, dai vostri baci al rosario o dallo sventolio del crocifisso dal palco elettorale. Cristo non sta sui muri, nemmeno nelle vostre bacheche. Mettetelo dove volete, anche qui. Lo appenderete come un vessillo, non come un segno della vostra devozione religiosa? Per molti di voi, non per tutti, si tratterà solo di un altro selfie, niente di più? Fate pure, noi non risponderemo alla vostra propaganda nazionalista con altra propaganda. Ognuno di noi risponderà ma non a voi, risponderà in libertà solo alla propria coscienza. Io risponderò non partecipando al voto perché non intendo farmi trascinare sul terreno fangoso e potenzialmente vile della propaganda.
Voglio dirvi però che troverete Cristo negli occhi dei bimbi Sinti e Rom, nei volti magri degli ultimi in lotta contro i penultimi, nella rabbia dei giovani che lottano pacificamente ovunque nel nome di un mondo migliore. Il corpo di Cristo lo troverete senza vita vestito come Aylan, uno dei tanti bimbi siriani, con una maglietta rossa in una delle spiagge del nostro Mediterraneo o nel corpo di Nelson, un adolescente del Mali recuperato dai sommozzatori nei fondali di quel che resta delle nostre coscienze, con una giacca all’interno della quale una dottoressa italiana nell’obitorio ha trovato un pezzo di carta ripiegato con cura. Era la sua pagella, quella che Nelson considerava il suo lasciapassare per il futuro, un foglio di carta che avrebbe potuto testimoniare i suoi sforzi, le sue capacità e la sua voglia di trovare un angolo di pace nel mondo. Mettete dove volete il crocifisso ma chiedetevi che razza di posto è quello in cui viviamo dove un ragazzino con la sua pagella ha bisogno di dimostrarci che lui non è un rifiuto. Ecco, se volete dare un senso a questo ordine del giorno, pronunciate “prima l’umanità” e attaccate al fianco di Cristo una croce dei nostri tempi, quella di qualcuno, scegliete voi, che ha finito di vivere solo perché noi non siamo stati abbastanza Cristiani. A proposito di propaganda, noi in questo momento, con questo intervento, quell’immagine la stiamo appendendo sui manifesti politici che ci appaiono per quello che realmente sono: muri divisivi. Provate a toglierla o abbiate il coraggio di tenerla appesa, almeno per un po’, giusto il tempo per riflettere su quello che stIamo facendo.