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Sanità in Provincia di Alessandria: i nodi sono venuti al pettine

“Basta con le lamentele dei sindaci di centrodestra. E’ arrivato il tempo per loro di proporre delle soluzioni” dichiara il Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale Domenico Ravetti.

“A proposito della sospensione dell’attività ambulatoriale di Pediatria presso l’ospedale di Tortona – spiega il Presidente Ravetti–  ho letto le dichiarazioni del sindaco leghista che pare essersi molto arrabbiato. Quel sindaco leghista è proprio lo stesso che, dal palco, in campagna elettorale, veniva rassicurato dal capo nazionale della Lega sul glorioso futuro della sanità tortonese nel caso di vittoria di Cirio in Regione Piemonte”.

“Verrebbe da rispondere con ironia agli sfoghi del sindaco leghista di Tortona al quale sfugge che lui e il suo Partito hanno vinto le elezioni e da più di 100 giorni sono al Governo del Piemonte e i problemi non li devono più raccontare, ma risolvere. Inoltre, visto che questo esponente leghista pare essersi candidato a fare il presidente dell’assemblea dei sindaci dell’ASL Al, (con il vice di Forza Italia) verrebbe da chiedergli un po’ di pazienza con i sindaci del PD e delle liste civiche che hanno deciso di saltare il banchetto già preparato con la sua poltrona riservata” prosegue Ravetti.

“Ma il tema della nostra sanità – conclude Domenico Ravetti – è troppo importante, molto più importante del conflitto politico e riguarda la salute dei cittadini della provincia di Alessandria. Quindi, non mi abbandono ad alcuna ironia, ma invito chi governa a decidere quale strada percorrere e a farlo in fretta. I problemi sono molti e vanno presi in esame e risolti senza ulteriori rinvii; vedremo con quanto coraggio e con quanta coerenza li affronteranno i sindaci del centrodestra della nostra provincia”.

Un nuovo Governo come argine alla destra? Non basta, vogliamo di più.

Discontinuità, nuovi contenuti e un progetto di lungo respiro. Nel frattempo, immagino la nostra opposizione in Piemonte.

Nel bel mezzo della crisi di Governo, in attesa dell’esito delle consultazioni avviate dal Presidente Mattarella, scrivo il mio punto di vista. Avevo detto Sí al ritorno al voto e, in alternativa, un pronunciamento almeno degli iscritti al PD su eventuali patti con il M5S a muovere dai contenuti del patto stesso. Prevale in queste ore una posizione differente che ha come orizzonte un Governo di Legislatura e come avversario la destra nazionalista Salviniana. Facciamo chiarezza. Il M5S è stato in questo anno il perno silente attorno al quale Salvini ha costruito le sue fortune politiche. Silente sulle politiche immigratorie al limite della disumanità, silente sull’isolamento dell’Italia in Europa, silente addirittura sull’ormai famigerato decreto Pillon. Su altre partite non sono stati silenti, sono stati protagonisti. E penso ai tanti No, dai vaccini alle grandi opere, dalla Tav alle Olimpiadi invernali piemontesi; penso all’imbarbarimento del linguaggio, alla delegittimazione delle Istituzioni con la messa cantata dei costi della politica che, come tutti gli eccessi, ha indebolito solo la Democrazia. Penso ai conti fuori controllo del Paese anche grazie ai costi di alcune scelte senza copertura. Da questa verità è emerso l’obbligo di un primo correttivo di 9 miliardi tra nuove entrate e minori spese. E protagonisti del peggior rischio a cui sottopongono l’Italia, cioè quello di non avere più la certezza di molti diritti sociali, tra questi la Sanità pubblica con il profilo universalistico così come l’abbiamo vissuto sino ad ora. I gialloverdi vanno in crisi, non su vaghe ragioni ma sugli effetti delle loro azioni, e noi per responsabilitá siamo pronti a costruire uno scenario nuovo con uno dei contraenti il patto fallimentare, appunto i 5 Stelle. E avanziamo queste proposte: appartenenza all’Ue, riconoscimento del Parlamento, ambiente, un mar Mediterraneo più civile e cito “svolta nelle politiche economiche e sociali in chiave redistributiva che apra ad una nuova stagione di investimenti.” Applausi, ma dico, un po’ poco. Allora diciamo che oltre al nemico e a un cervello nuovo ai parlamentari del M5S ci può essere dell’altro. E per me “altro” può essere solo una evidentissima discontinuità con il passato e un progetto di lungo respiro che riporti la Politica italiana al bipolarismo che riassumo a schema con una sinistra riformista a trazione PD (o come si chiamerà ) e una destra con una centralità liberale lontana dal protagonismo salviniano. Nel frattempo, in attesa magari di un accordo PD M5S, io immagino, in quel caso, difficoltà aggiuntive per la nostra opposizione in Piemonte al cirioleghismo. Difficoltà che banalizzo con la frase pronta per gli amici della maggioranza “Piemonte chiama, Roma non risponde”. Infine, sempre nella mia immaginazione, dovremo trovare parole nuove per convincere che Di Maio va bene ma la Appendino no.

MA VI PARE POCO?

Per me il PD è una comunità politica non un comitato elettorale. Ma allora, per le tre ragioni che sotto riporto, dobbiamo tornare subito dagli iscritti organizzando ovunque dibattiti e approfondimenti.

1 Abbiamo affrontato un Congresso con Primarie per eleggere Nicola Zingaretti Segretario Nazionale e un progetto politico preciso. Non giudico ora le ragioni che hanno convinto il gruppo dirigente nazionale ad accettare un Governo con il M5S – su questo tema quello che dovevo scrivere e dire l’ho già detto e scritto -. Ma è evidente che questa scelta ha superato e travolto il senso del Congresso nazionale e delle Primarie.
2 Matteo Renzi non è uno qualunque: è stato l’ultimo Segretario Nazionale del PD, è stato uno dei fondamentali protagonisti dell’accordo giallo rosso e ha capacità di condizionamento politico dei Gruppi parlamentari. Renzi non smentisce la sua uscita dal Partito Democratico destabilizzando in ogni caso il suo (ex?) Partito.
3 Roberto Giachetti è stato uno dei candidati alla segreteria nazionale, quello che più di altri è stato sostenuto da amici e compagni di area renziana. Giachetti si è dimesso dalla Direzione Nazionale del PD perchè contrario al patto di Governo con i grillini.