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Non bastano nemmeno Libertà e Giustizia, la dignità di un popolo e l’equilibrio di una società vengono garantite soprattutto dallo sviluppo.

Popolo, sindacati e imprenditori, giovani e meno giovani devono sentire il profumo delle emozioni sociali e culturali rigeneranti, unitamente a una visione di società del futuro, concreta, visibile e misurabile

Ho ripreso alcuni passaggi dell’articolo di Franz Foti pubblicato sull’Huffingtonpost due settimane dopo la sconfitta del PD e di tutto il centrosinistra alle “Politiche” avvenuta il 4 marzo 2018. Le ho rilette con l’odore della sconfitta e il male delle ferite respirato e provato in quei giorni. Nelle parole ho ritrovato tuttora il rapido bisogno di ripartire, di rimettersi in cammino lungo un percorso nuovo in un terreno privo di zone confortevoli per gli attuali dirigenti del PD e della Sinistra. Dobbiamo metterci in discussione prima di iniziare una nuova discussione con il Popolo che c’è, soffre, sogna, ha paura, ha speranza, ha talento o da solo non ce la fa. Noi questo cammino non l’abbiamo ancora iniziato.

“…Il Partito della nazione o il Pd rigenerato, devono porre mano a un nuovo progetto politico e sociale, di democrazia interna (i circoli), ritessendo il rapporto con la società, dunque una vera sinistra sociale, legata ai bisogni concreti della comunità, con un progetto ambizioso e con strumenti di gestione democratica alternativi a quelli usati sino a ora. Il Pd, allo stato attuale, è già vecchio. A nulla servono rimpianti e detestabili critiche tra minoranze e maggioranze. Hanno perso ambedue e sonoramente. Il Pd oggi potrebbe ripartire da poli estremi, pensionati e nuove generazioni, strutturando piani straordinari per l’occupazione giovanile e i disoccupati. Riscrivendo lo stato sociale, puntando a facilitare l’accesso ai servizi per gli anziani e rivedendo l’assetto pensionistico sino a 1.000 euro mensili, rafforzando gradualmente tutte le pensioni per fasce di reddito. Progettando piani straordinari d’investimento nei settori dell’agricoltura, dell’ambiente, delle infrastrutture e del turismo nel sud. Riscrivendo la distribuzione della spesa pubblica, contemplando soprattutto le periferie nazionali (paesi e borghi) evitando di concentrarla prevalentemente nelle città capoluogo di regione. Collegando scuola e università ai vari sistemi di mercato del lavoro e alle nuove tecnologie facilitando le famiglie nel sostegno agli studi dei propri figli. Riformando il sistema dei diplomi, delle lauree e della specializzazione professionale entro il ciclo quinquennale, evitando lungaggini anacronistiche. Riformando radicalmente la Pubblica Amministrazione, tagliando quello che c’è da tagliare, ricorrendo anche al referendum. Tutto ciò deve essere sostenuto da un nuovo patto di democrazia e di rappresentanza politica con la società, ricomponendo la profonda frattura che tocca l’affidabilità e la trasparenza delle decisioni delle istituzioni pubbliche a ogni livello. Ripristinando la sicurezza nei quartieri e nelle città dove la libera circolazione sul territorio diventi ordinaria amministrazione. Garantendo diritti e doveri nel rispetto di un sistema di regole che garantisca anche l’espiazione delle pene. Un patto sociale quindi con le diverse comunità locali e nazionali per stroncare mafie e corruzione. Il volto morbido e arrendevole del lassismo verso mafie e corruzione deve essere riposto negli armadi dei ricordi. Non bastano nemmeno Libertà e Giustizia, sono valori inderogabili, ma la dignità di un popolo e l’equilibrio di una società, vengono garantite soprattutto dallo sviluppo. Popolo, sindacati e imprenditori, giovani e meno giovani devono sentire il profumo delle emozioni.

 

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Chi vuole il bene del Raduno deve dire la verità.

RADUNO MADONNINA DEI CENTAURI

I problemi sono altri, lo so bene. Dalle crisi aziendali, passando dalla gestione dei migranti fino ad arrivare alle insicurezze sociali ed economiche, gli spazi non mancano per provare a cambiare il senso di tante storie. Solo che, nonostante la mia settimana di distacco dal Piemonte, la lettura dei giornali mi riporta alle nostre terre e alla cronaca meno impegnativa degli eventi sportivi e culturali. La lettura mi obbliga ad una riflessione, in particolare sull’evento che più di altri in Alessandria e nell’alessandrino ha caratteristiche internazionali, per la sua storia e per la presenza di stranieri che partecipano. Almeno, che dovrebbero partecipare. Ma partiamo dal principio. Il Raduno Internazionale Madonnina dei Centauri è giunto alla 73° edizione e sembra mostrare il peso dei suoi anni. L’avevo già scritto qualche anno fa ma lo riscrivo da innamorato del Raduno, da alessandrino e da castellazzese. Mi pare corretto specificare che un sentimento autentico per qualcosa o per qualcuno impone la forza e il coraggio per provare a dire la verità. E se affermo che il Raduno si sta spegnendo non lo faccio per rivolgere pubblicamente una critica contro chi si impegna per organizzarlo ma per chiedere di maturare la consapevolezza che così non possiamo andare avanti. Non servono i pretesti o gli alibi, e nemmeno i colpevoli. Cioè, non serve a nulla dire che è colpa del percorso che è cambiato, del Rettore che non fa entrare più le moto nel Santuario, del decreto “Gabrielli” sulla sicurezza negli eventi pubblici. Non suoni come una provocazione ma serve a poco o a nulla anche usare “le belle parole” per dire che a Castellazzo Bormida ha funzionato la Mezzanotte Bianca o la Sagra del Raviolo, perché quelli sono due momenti di straordinaria unità del paese che (forse) funzionerebbero a prescindere dai Centauri. Funzionerebbero comunque (forse) perché la formula è accattivante e garantisce un buon successo soprattutto ai commercianti e alla Pro Loco. E non serve a nulla nemmeno far salire sul palco delle autorità tutta la Giunta di Alessandria per dimostrare interesse alla manifestazione e il coinvolgimento della città.

La questione vera è che così com’è rischia di non essere più un Raduno Internazionale, tantomeno europeo e forse nemmeno tra i più partecipati d’Italia.

Io sono molto preoccupato e non solo per i numeri di domenica (ve lo assicuro, partecipo da 40 anni)so che sono inferiori rispetto al passato sia negli iscritti che nel libero corteo, un corteo certamente più ordinato rispetto agli anni passati, e ci mancherebbe ancora!

C’è, resiste, ed è ancora rilevante il profilo religioso della manifestazione, solo che non basta più. Allora è arrivato il tempo di cambiare. Da subito i Sindaci Cuttica di Revigliasco e Ferraris organizzino una riunione con la Federazione Motociclistica Italiana, con i due Moto Club, con Regione Piemonte – Assessorato Turismo e Manifestazioni -, con la Camera di Commercio, con le Fondazioni bancarie; serve subito una riunione per decidere insieme come proseguire. Non possiamo andare troppo oltre.

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LA MIA ITALIA, LA NOSTRA ITALIA.

Mi è capitato in questi mesi di dover rispondere a qualche amico (o a qualche semplice curioso) sul vistoso braccialetto tricolore che porto al polso sinistro e che chiamo, con vezzo modaiolo, “La mia Italia”. Potevo cavarmela con una frase di circostanza oppure con una motivazione estetica, in verità avevo bisogno di un simbolo. Sì, di un simbolo. In questi tempi così difficili per il nostro Paese avevo bisogno di portare al polso i colori della nostra Nazione per ricordare principalmente a me stesso che la Patria è un valore da difendere, un territorio che ci appartiene e che va protetto. Certo, Patria e territorio, difesa e appartenenza. Qualcosa che con l’idea leghista non ha nulla a che vedere. La mia Italia, la nostra Italia, non è quella del linguaggio violento scagliato addosso ai nemici di turno. La mia Italia, la nostra Italia, è quella delle bellezze, dei talenti, delle protezioni sociali che dobbiamo garantire. La mia Italia, la nostra Italia, non è quella delle paure e dell’odio ma quella del coraggio e della forza delle nostre imprese, dei nostri professionisti, dei nostri lavoratori. La mia Italia, la nostra Italia, è quella giusta, non quella che mostra il suo ghigno più feroce. La mia Italia non è quella di Salvini, la mia è migliore e voglio difenderla.
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PD: COME UN FIORE NELL’ASFALTO (2)

PD: BASTA GALLEGGIARE. FACCIAMO IL CONGRESSO, SCEGLIAMO IL LEADER E DIAMO UNA SPERANZA AGLI ITALIANI.
Condivido l’intervento su La Repubblica di oggi a firma Elisabetta Gualmini (vice Presidente dell’Emilia Romagna). In sintesi ci chiede di uscire dalle logiche dei mestieranti da trincee interne del PD, quelle logiche utili solo a chi rimane a galla anche quando la nave affonda; sono quelli che sopravvivono a suon di tessere o con filiere di comando opache. Gualmini propone di sostenere chi può dare un nuovo inizio al PD e una speranza in cui credere agli elettori. Al contrario, un segretario che rassicuri i militanti o riassembli i quadri sarebbe “troppo poco e troppo tardi” e galleggiare con un reggente a tempo determinato sarebbe un suicidio. Se la nostra politica si riduce all’attesa degli errori dei sovranisti e populisti al Governo del Paese allora vuol dire che non abbiamo capito nessuna tra le tante lezioni che i cittadini ci hanno impartito da tre anni a questa parte. La nostra rinascita non passerà dal fallimento altrui. Europeismo contro sovranismo? Bene l’europeismo ma i termini non interessano alle persone soprattutto a quelle in difficoltà. Ciò che interessa è come vogliamo farci carico dei loro problemi e con quali soluzioni vogliamo proteggerli.

 

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IL CARCERE

Alle 8,30 sono arrivato al cancello della Casa di Reclusione “San Michele”, ho consegnato la carta di identità e il tesserino da Consigliere Regionale all’agente al block house che già sapeva del mio arrivo. Mi ha indicato la porta di accesso allo spaccio, lì il responsabile degli educatori mi aspettava per accompagnarmi in Direzione. Solo che lo spaccio sa di bar e allo spaccio la vita attorno ai tavoli assomiglia molto a quella dei nostri paesi e delle nostre città. Anche negli uffici della Direzione sembra di stare in uno dei tanti uffici periferici dello Stato, con un grosso tavolo per le riunioni attorno al quale la gentilissima dottoressa Elena Lombardi Vallauri mi ha raccontato la sua esperienza, i numeri dei detenuti (300) e degli agenti (180), i problemi e anche le potenzialità di un carcere.  Ho raccolto stanchezza ma non rassegnazione, ho annotato il senso delle sue parole sulle criticità ma non ho mai percepito da parte sua arrendevolezza. Mi ha parlato del progetto Agorà che sarà il secondo in Italia, cioè di uno spazio fisico per la socializzazione dei detenuti con criteri differenti dalla compressione all’interno di spazi troppo stretti. Un bell’incontro, con una narrazione fluida che mi restituiva l’immagine di quello che di lì a poco avrei davvero visto. Con il responsabile degli educatori e alcuni Agenti della Penitenziaria, fra questi alcuni amici, ho finalmente varcato la soglia della costrizione lasciandomi alle spalle lo spazio delle libertà. Il paradosso che offre San Michele dietro le mura è lo spazio recintato con i giochi per i bambini. Ai piedi di blocchi di cemento lunghi centinaia di metri – e alti 6 o 7 – sono stato accolto da un parco giochi con scivoli e altalene per i bimbi che vanno a trovare i papà reclusi. Che io non so se è giusto, non è il mio mestiere quello dello psicologo, ma ho provato un forte senso di disagio per quella normalità forzata. Poi cambia il mondo. C’è un’altra soglia da varcare che è ancora più ardua della prima ed è quella delle porte a più mandate che precedono i blocchi di grate e cemento. E quello è un mondo a parte. L’incrocio degli sguardi con i detenuti è cosa poco semplice per chi viene da fuori. Anche quando loro sono in gruppo che imparano a cucinare o nei laboratori d’arte, nelle aule della didattica, anche in quelle dell’università. E poi le celle. Saranno pure a norma ma sono troppo piccole per vivere una vita lì dentro. Quello spazio a casa mia lo riservo alle scope, alle scarpe e ai detersivi. A San Michele nelle celle ci stanno due persone ma una sopra all’altra. Forse se lo meriteranno pure di vivere in quelle condizioni per quello che hanno fatto ma non chiamiamolo “albergo”. E nel bagno, se si può chiamare bagno, trovano spazio un po’ di generi alimentari che non stanno altrove. Mi mancava l’aria, io sono fatto così, negli spazi stretti soffro, e mi è mancata ancor di più quando ho riconosciuto, in verità non subito, un detenuto “famoso” con la camicia e le iniziali cucite addosso che passandomi a fianco mi ha invitato ad alta voce a salutare un politico di rango nazionale. Dentro quelle mura sono reclusi detenuti con più di 5 anni di pena, più di 60 collaboratori di giustizia, una decina di ergastolani; in tutto sono circa 300. Sono uscito fuori, poi ancora fuori, poi ancora fuori, ed infine ho recuperato i documenti all’ingresso e sono andato a visitare la Casa Circondariale “Cantiello Gaeta” detta comunemente Don Soria che è in centro città di fronte all’ospedale Santi Antonio e Biagio. Il Don Soria è un ex  convento dei Frati Minori Cappuccini, una costruzione che da fuori non permette di capire cosa c’è davvero dentro. Dentro ci sono altri 300 detenuti, altri 180 Agenti della Penitenziaria, ristretti in un girone dantesco che potrei consigliare ad un regista alla ricerca di una location per film ambientati all’inferno. Ho incontrato il Comandante degli Agenti che è stato chiaro, professionale, un Uomo dello Stato pronto a risolvere tutti i problemi, anche quelli per i quali non esistono soluzioni se non l’assunzione finale delle colpe. Mi hanno accompagnato oltre una zona definita “le quattro colonne”, una sorta di anticamera della galera, quella vera, dove il buio vince sulla luce anche a mezzogiorno, dove i volti degli uomini sono appoggiati alle sbarre che dividono lo spazio dei liberi dallo spazio dei prigionieri, dal respiro delle guardie al respiro dei ladri, in una incivile convivenza che io vorrei fosse diversa. Per questo ho chiamato subito il Prefetto di Alessandria. Io vorrei che i lavoratori che ho visto oggi in divisa si sentissero meno soli, vorrei che, per garantire sicurezza ai cittadini, lo Stato garantisse sicurezza a loro e per primi. Presto le organizzazioni sindacali saranno ricevute dalla Dottoressa Tafuri che in rappresentanza del Governo e con la Sua determinazione sono certo saprà tendere una mano in segno di aiuto.

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Quattro piste per il Gruppo del PD

Dovremo seguire almeno 4 tracce di lavoro: Nei lavori del Consiglio Regionale e delle Commissioni definendo insieme alla Giunta un Piano Strategico di fine mandato. Mi è stato chiesto come intendo impostare il mio rapporto con la Giunta; ho risposto che la maggioranza dei componenti la Giunta e il Presidente Chiamparino sono iscritti a questo gruppo e se ci saranno argomenti su cui varrà la pena attivare analisi e approfondimenti li attiveremo. E se su alcune scelte il Gruppo, o parte di esso, maturasse posizioni differenti da quelle degli Assessori, nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità, mi impegnerò a cercare un terreno comune di condivisione; non cercheremo, ancor più in questo anno, relazioni politiche strumentali. Sarà un dialogo serrato sul punto. Non sposteremo mai il tempo delle decisioni; questo che affronteremo sarà un tempo nuovo, quello del cammino ancor più partecipato. Nella relazione con i piemontesi, dopo il lungo periodo di risanamento anche attraverso il complesso il sistema di riforme che abbiamo attivato, il “nuovo inizio” parte ora. Ho chiesto ai miei colleghi di tornare con passione nei territori non solo per spiegare quello che abbiamo fatto, ma per restituire armonia nei luoghi dove siamo stati conflittuali, per raccogliere spunti e riflessioni, per segnare rotte utili al Piemonte del 2024. Nella relazione con il Partito regionale perché noi non siamo un’articolazione estranea alle scelte del PD del Piemonte. Fino a ieri con Davide Gariglio, per ovvie ragioni, è stato molto più semplice partecipare ai lavori del Partito. Ora noi avremo bisogno di strutturare diversamente il rapporto. Ma non sarà solo un obiettivo di natura organizzativa; facciamo attenzione, il Partito rischia di piegarsi su sé stesso alla ricerca di una forma nuova, spero non nei soliti riti stanchi dei conteggi delle tessere oppure, peggio, nelle derive di un casting mediatico funzionale solo a filiere per i leader. Noi qui abbiamo dimostrato coesione, responsabilità, passione, coraggio, rispetto, tutti fattori che possiamo mettere a disposizione della nostra comunità politica. Nella costruzione della nuova coalizione a partire dal rapporto con i nostri alleati evitando atteggiamenti di inspiegabile autosufficienza. Vivremo questa stagione con umiltà ma non con rassegnazione. Abbiamo sbagliato, perso, ci siamo smarriti ma noi siamo ancora qui. Siamo consapevoli d’essere i rappresentanti istituzionali in Piemonte del più grande progetto riformista italiano ed europeo. Aiuteremo il Partito ad essere perno di una coalizione nuova, più forte, originale e lo faremo con innovazione programmatica.  Io dovrò muovermi su questo terreno con alcune convinzioni, prima fra tutte quella che non potrò correre sempre lungo la linea tracciata nel passato perché vivremo altri momenti, li interpreteremo in condizioni diverse.

 

 

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Dalla co gestione (politica) alla congestione (superata). Andiamo avanti, non ci fermiamo.

 

Mentre la discussione politica nazionale e locale sul futuro della sinistra e del PD verteva sul tema della – co gestione – io facevo i conti con una severa – congestione -. Superato il momento ora penso ai prossimi giorni. Oggi riposo ancora un pò, domani pomeriggio sarò a Torino per la Direzione Regionale del Partito, lunedì mattina presiederò la Commissione Sanità con al primo punto all’ordine del giorno le prime determinazioni sulla proposta di legge 283 “Accorpamento ASL ASO di Alessandria”. Insieme ai colleghi che sostengono la proposta, non solo i colleghi di maggioranza, abbiamo deciso di aprire una fase di consultazione con i tanti soggetti interessati alla vicenda. Nell’arco di un tempo congruo riceveremo le osservazioni necessarie. Ma una cosa non mi torna: perché quelli che sostengono le ragioni contrarie non vogliono un confronto serio sui numeri? Forse perché non li conoscono? Forse perché non sanno quali sono gli indici che permettono un’analisi seria? Forse perché non sono interessati alla verità ma sono interessati a posizionarsi contro per avere vantaggi elettorali? Forse perché devono difendere delle poltrone e non i servizi ai cittadini? Forse perché semplicemente non sanno di cosa parlano? Ancora una cosa non mi torna: sono stato invitato, insieme ai colleghi del M5S, di MDP e di Forza Italia, dalla Commissione Sanità del Comune di Alessandria. A parte la qualità della discussione che mi ha lasciato abbondantemente perplesso, peraltro spero sappiano in maggioranza discutere diversamente su altri argomenti che conoscono magari meglio, non capisco perché non siamo stati riconvocati per discutere il merito della proposta. Avevo chiesto, ed è a verbale, di poter ritornare per un confronto sui dati della mobilità passiva, della qualità della produzione, dei bilanci delle due aziende. Avevamo iniziato un dibattito, non lo avevamo di certo concluso. Inoltre le opinioni degli amministratori pubblici devono basarsi sull’evidenza scientifica, non su altro, altrimenti sembrano molto più chiacchiere da bar sulla formazione della nazionale di calcio che scelte per il bene delle comunità. E invece niente, non se ne è fatto nulla. Ora leggo che la minoranza di un altro Comune della nostra provincia presenta un ordine del giorno contrario alla proposta di accorpamento. E le ragioni sono opposte a quelle di Alessandria. Mi spiego: la destra di Alessandria, non tutte in verità, ci sono anche quelle che ragionano, sostiene che un’unica azienda indebolirebbe l’Ospedale di Alessandria perché gli ospedali periferici trascinano verso il basso la qualità. La destra di città periferiche non vogliono l’accorpamento perché indebolirebbe gli ospedali periferici. Si mettano d’accordo perché sono in grande confusione. Comunque, andiamo avanti, co gestione o congestione, non ci fermiamo. Ribadisco, così stan tutti tranquilli: non è solo la mia proposta, è la proposta molto più larga del campo della maggioranza. Non toglieremo nulla se non qualche inutile e stra pagata poltrona, vogliamo un’azienda più forte dove il personale lavori con più garanzie e i cittadini possano avere servizi sempre migliori. Il resto è fuffa. Post scriptum: io non mi occupo di Direttori Generali, di Commissari o di proroghe, me ne occupassi vi assicuro che direi la mia. Oh se direi la mia!

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Migranti e Europa sono i temi forti delle Destre. Eppure, se ragioniamo, sono l’annuncio del loro fallimento.

 

“Non abbiamo colpe se siamo nati dalla parte sbagliata e soprattutto voi non avete alcun merito di essere nati dalla parte giusta”. Questa è la risposta di un rifugiato somalo a chi gli chiedeva perché aveva deciso di fuggire. Chissà, io non so se sono nato dalla parte giusta, non me lo sono mai domandato; so che sono nato dalla parte più confortevole, se paragonata a tante altre parti del mondo. Un luogo, l’Europa, che peggiora e che ha bisogno subito di soluzioni per evitare il declino dei diritti; ma questo resta pur sempre il posto migliore rispetto a tutti gli altri. In questa premessa è contenuta la ragione per cui domenica andrò a votare le forze Riformiste e non quelle populiste e nazionaliste. Se avete qualche istante provo a spiegarmi. Intanto vorrei fare una considerazione sui migranti, tema principale di questa campagna elettorale che tanta fortuna sta assicurando alle destre nazionaliste.

Al prode Salvini, giuratore sui Vangeli, sul tema dei migranti consiglio la lettura dell’Angelus di Papa Francesco datato mercoledì 26 ottobre 2016. È vero che il Papa fa il Vicario di Cristo e Salvini no ma giurare sul libro che racconta la storia di Gesù significa almeno averlo letto e condividere il Suo pensiero e, di conseguenza, quello del Suo Vicario. Quindi, o Salvini non ha letto il Vangelo, o Salvini ha cambiato idea e sostiene che le “Diocesi, le Parrocchie, gli istituti di vita consacrata, associazioni e movimenti, tutti i singoli Cristiani, tutti noi, siamo chiamati ad accogliere i migranti”. Berlusconi non ha giurato sul Vangelo, credo ne abbia uno laico scritto di suo pugno su cui fa giurare gli altri, e quindi può sostenere che rimanderà nelle loro terre 650 mila persone di cittadinanza diversa da quella italiana. È uno spot geniale coniato dal re degli spot. Devo commentarlo? Ci credete davvero? Se credete che sia possibile mandare a casa 650 mila persone fermatevi qui, non andate avanti con la lettura, ci vedremo prima o poi. Se credete che non sia possibile vi ringrazio e andiamo avanti insieme. Io sono figlio e nipote di migranti economici e conosco abbastanza bene la questione. A me hanno insegnato l’educazione che non è solo uno stile nel rapporto con il prossimo. L’educazione è il rispetto per le regole scritte e non scritte che rendono civile una comunità. E quando arrivi in una società ben educata ti adegui, non fai lo sbruffone o peggio il delinquente. Dai migranti e da noi stessi dobbiamo pretendere educazione ma non è sufficiente. Il fenomeno migratorio va gestito con intelligenza, non va subito con inerzia. Se vogliamo diminuire i viaggi dall’Africa dobbiamo fare dell’Africa un posto migliore. Ed è possibile, basta cambiare l’ordine delle priorità nelle politiche internazionali, quelle su cui scorrono velocemente i flussi finanziari ma non i diritti, nemmeno quelli utili a garantire la sopravvivenza dell’umanità. Questione complicatissima che non può essere affrontata in quattro righe ma il campo della distribuzione equa dei diritti nel mondo è quello sul quale la Politica deve esercitarsi. In particolare l’Europa, la nuova Europa, quella che ancora non c’è, e di cui abbiamo un grande bisogno, può fare la differenza, altro che premiare i nazionalisti anti europei! Appunto l’Europa è l’altro argomento che mi convince a sostenere la coalizione Riformista contro i populisti e i nazionalisti. Per esempio sui migranti l’Europa potrebbe fare molto di più in particolare sull’accoglienza e sull’integrazione evitando all’Italia il peso complessivo di queste politiche. Io penso sia arrivato il tempo per modificare la Convenzione di Dublino che è il regolamento dell’Unione europea che stabilisce criteri e meccanismi per l’esame, e l’eventuale approvazione, di una domanda di protezione internazionale presentata da un cittadino di un Paese terzo. Un regolamento troppo oneroso per l’Italia, firmato e voluto dalle destre. Va cambiato e va cambiata l’Europa unendo gli Stati membri per garantire un esercito all’altezza delle sfide che richiede la sicurezza mondiale, una sanità pubblica per tutti e politiche serie per la casa e per la scuola. Un’Europa dove i talenti imprenditoriali vengono premiati e dove il lavoro dipendente è dignità, non rassegnazione, paura o peggio, sfruttamento. Due argomenti, l’immigrazione e l’Europa, che sono i vessilli elettorali delle destre ma che rappresentano, almeno per me, l’annuncio del disastro delle loro politiche. Io gioco nel loro campo e voglio guadagnare terreno con le nostre idee.

 

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Codice di deontologia Medica (art.30). Affacciamoci al di là del muro.

IL PATTO PIU’ IMPORTANTE CHE FIRMANO I MEDICI.

Il codice di deontologia medica e’ un corpus di regole di autodisciplina predeterminate dalla professione, vincolanti per gli iscritti all’ordine che a quelle norme devono quindi adeguare la loro condotta professionale.

CONFLITTO DI INTERESSI – INDIRIZZI APPLICATIVI ALLEGATI ALL’ART.  30

Le condizioni di conflitto di interessi riguardanti aspetti economici e di altra natura possono manifestarsi nella ricerca e divulgazione scientifica, nella formazione e aggiornamento professionale, nella prescrizione terapeutica e di esami diagnostici, nell’attività di consulenza e di pubblico ufficiale e nei rapporti con industrie, enti, organizzazioni e istituzioni, nonché con la pubblica amministrazione.

 

  1. I medici non devono accettare elargizioni o altre utilità che possano limitare l’appropriatezza delle proprie decisioni inerenti all’esercizio professionale.
  2. Nel rispetto dei principi di legalità e trasparenza i medici possono ricevere compensi, retribuzioni o altre utilità solo attraverso le procedure e gli strumenti previsti dalla normativa vigente.
  3. Il medico attua una costante revisione critica della divulgazione scientifica di cui viene informato; a tale fine può avvalersi dell’azione di supporto del proprio Ordine professionale.
  4. I medici o le associazioni professionali che effettuano campagne di prevenzione ed educazione sanitaria o promuovono forme di informazione sanitaria o partecipano alla diffusione di notizie scientifiche attraverso i mass media o la stampa di categoria, devono manifestare il nome dello sponsor e applicare i presenti indirizzi applicativi validi anche nei rapporti eventualmente intrattenuti con industrie, organizzazioni ed enti pubblici e privati.
  5. Il medico ricercatore deve dichiarare gli eventuali rapporti di consulenza o collaborazione con gli sponsor della ricerca.
  6. Il medico ricercatore deve applicare sempre regole di trasparenza, condurre l’analisi dei dati in modo indipendente rispetto agli eventuali interessi dello sponsor e non accettare condizioni per le quali non possa pubblicare o diffondere i risultati delle ricerche, senza vincoli di proprietà da parte degli sponsor, qualora questi comportino risultati negativi per il paziente. Se la pubblicazione, anche quando non sia frutto di specifica ricerca, è sponsorizzata il nome dello sponsor deve essere esplicitato; chiunque pubblichi redazionali o resoconti di convegni o partecipi a conferenze stampa deve dichiarare il nome dell’eventuale sponsor.
  7. Il medico ricercatore e i membri dei comitati editoriali devono dichiarare alla rivista scientifica, nella quale intendono pubblicare, il ruolo avuto nel progetto e il nome del responsabile dell’analisi dei dati.
  8. Il medico ricercatore deve vigilare sugli eventuali condizionamenti, anche economici, esercitati sui soggetti arruolati nella ricerca, in particolare rispetto a coloro che si trovano in posizione di dipendenza o di vulnerabilità.
  9. Il medico ricercatore non deve accettare di redigere il rapporto conclusivo per la pubblicazione di una ricerca alla quale non ha partecipato e non può accettare clausole di sospensione della ricerca a discrezione dello sponsor ma solo per motivazioni scientifiche o etiche comunicate al Comitato etico per la convalida.
  10. I medici operanti nei Comitati Etici per la sperimentazione sui farmaci e nei Comitati Etici locali devono rispettare le regole di trasparenza della sperimentazione prima di approvarla e rilasciare essi stessi dichiarazione di assenza di conflitti di interessi. Gli indirizzi applicativi di cui sopra si applicano anche agli studi multicentrici.
  11. I medici non possono percepire direttamente finanziamenti allo scopo di favorire la loro partecipazione a eventi formativi; eventuali finanziamenti possono essere erogati alla società scientifica organizzatrice dell’evento o all’azienda sanitaria presso la quale opera il medico.
  12. Il finanziamento da parte delle industrie a congressi e a corsi di formazione non deve condizionare la scelta sia dei partecipanti che dei contenuti, dei relatori, dei metodi didattici e degli strumenti impiegati; la responsabilità di tali scelte spetta al responsabile scientifico dell’evento.
  13. Il medico non può accettare ristoro economico per un soggiorno superiore alla durata dell’evento, né per iniziative turistiche e sociali aggiuntive e diverse da quelle eventualmente organizzate dal congresso né ospitalità per familiari o amici.
  14. Il medico relatore a congressi ha diritto ad un compenso adeguato per il lavoro svolto, in particolare di preparazione ed al rimborso delle spese di viaggio, alloggio e vitto.
  15. Il responsabile scientifico vigila affinché il materiale distribuito dall’industria nel corso degli eventi formativi sia rispondente alla normativa vigente e che le voci di spesa relative al contributo dello sponsor, siano chiaramente esplicitate dalla società organizzatrice.
  16. Il relatore nei mini meeting, organizzati dalle industrie per illustrare ai medici le caratteristiche dei loro prodotti innovativi, deve dichiarare gli eventuali rapporti con l’azienda promotrice.
  17. E’ fatto divieto al medico di partecipare ad eventi formativi, compresi i minimeeting, la cui ospitalità non sia contenuta in limiti ragionevoli o, comunque, intralci l’attività formativa.
  18. Nel caso in cui i corsi di aggiornamento si svolgano e vengano sponsorizzati in località turistiche nei periodi di stagionalità, il medico non deve protrarre, oltre la durata dell’evento, la sua permanenza   a carico dello sponsor.
  19. Il medico, ferma restando la libertà delle scelte formative, deve partecipare a eventi la cui rilevanza medico scientifica e valenza formativa sia esclusiva.
  20. Il medico è tenuto a non sollecitare e a rifiutare premi, vantaggi pecuniari o in natura, offerti da aziende farmaceutiche o da aziende fornitrici di materiali o dispositivi medici, salvo che siano di valore trascurabile e comunque collegati all’attività professionale; il medico può accettare pubblicazioni di carattere medico-scientifico.
  21. I campioni di farmaci di nuova introduzione possono essere accettati dal medico per un anno dalla loro immissione in commercio.
  22.  Il medico riceve gli informatori scientifici del farmaco in base alla loro discrezionalità e alle loro esigenze informative e senza provocare intralcio all’assistenza; dell’orario di visita può venire data notizia ai pazienti mediante informativa esposta nelle sale di aspetto degli ambulatori pubblici o privati e degli studi professionali.
  23.  Il medico non deve sollecitare la pressione delle associazioni dei malati per ottenere la erogazione di farmaci di non provata efficacia.
  24.  Il medico facente parte di commissioni di aggiudicazione di forniture non può partecipare a iniziative formative a spese delle aziende partecipanti.
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Provo a spiegare perché nei sistemi sanitari va rafforzato l’asse tra cittadini, innovatori e valutatori

Nerina Dirindin è una donna che stimo molto. E’ Senatore della Repubblica, Docente di Scienza delle Finanze e di Economia e politica sanitaria presso l’Università di Torino (in aspettativa); è Presidente del Comitato Scientifico di Ires Piemonte; presiede due Enti importanti come il CORIPE Piemonte (consorzio Unito e Unipo) e il Cipes Piemonte.

Sul rapporto tra Istituzioni e Sanità raccolgo alcuni spunti offerti da una sua relazione.

La Politica dovrebbe adottare strumenti scientifici inattaccabili per offrire ai decisori, a tutti i livelli di governo, e ai cittadini, informazioni rigorose sull’opportunità di compiere delle scelte (o di escluderle). Strumenti che altri Paesi, molto più avanzati del nostro, forse perché meno abituati all’ascolto degli interessi particolari, già adottano per fornire un sostanziale contributo all’individuazione di “ciò per cui vale la pena pagare”. Ma per quali scelte? Per l’insieme di quegli interventi sanitari, siano essi apparecchiature, strumenti diagnostici, dispositivi medici. E ancora: per i sistemi di erogazione dell’assistenza o modelli organizzativi / gestionali di servizi assistenziali adottati per affrontare un problema clinico o per migliorare il decorso di una patologia e più genericamente la qualità dell’assistenza.

Ma ora cosa succede? Come si decide nella maggior parte dei casi? Ora le decisioni sono prese in condizioni di emergenza (vera o presunta), sotto pressione (delle scadenze dei vari portatori di interesse), in tempi rapidi e su questioni sempre più complesse. Per di più su innovazioni sempre più incalzanti con una necessità di una pluralità di prospettive. Oggi è visibile la difficoltà dei decisori ad integrare l’evidenza scientifica con elementi di contesto e priorità sociali. Oggi è terribilmente complicato, non impossibile, rendere trasparenti i processi decisionali.

Quindi, così come capita altrove in Europa e nel mondo, anche in Italia e nelle province del Piemonte, compresa quella da cui provengo, abbiamo bisogno di investire sulla progressiva diffusione della cultura della valutazione producendo documentati esempi di decisioni basate sulle evidenze. Non sulle opinioni che spesso, non sempre, coincidono con pur legittimi interessi di parte che, come sono solito dire, non è certo che determinino nemmeno un solo interesse generale

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