10 ANNI DI CHIRURGIA ROBOTICA IN ALESSANDRIA

(La traccia del mio intervento al Convegno.)

“La misura dell’intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è necessario”.

Mi accontento di dire questo alla società della conservazione, cioè di cambiare quando serve, un po’ alla volta. Però io e voi che siete dei professionisti della sanità, sappiamo bene che la conservazione dello status quo è di per sé un arretramento. Se in palio nelle nostre scelte ci fosse solo il nostro destino, noi potremmo giocare nella nostra confort zone per tutto il tempo che riteniamo di starci, consapevoli o meno di conservare una posizione che è già di fatto una retrocessione. Ma io, noi, compiamo scelte i cui effetti non riguardano solo il nostro cammino, ma quello degli altri, il loro cammino; nel vostro caso la salute degli altri, la speranza, la vita degli altri. L’obiettivo non è l’eternità ma il miglioramento delle condizioni di vita della nostra gente. E finché ci sarà uno scarto tra quello che facciamo e quello che si potrebbe fare noi dovremo cambiare. Dobbiamo avere fiducia nella nostra capacità di interpretare il necessario cambiamento. Ma preso atto che per noi il cambiamento è una costante, un fattore dinamico, non statico, la domanda su cui dobbiamo riflettere è “Quale cambiamento?” o se preferite “Chi decide la direzione del cambiamento?”. Domande pertinenti che meriterebbero risposte chiare con indicazioni inequivocabili. Risposte che non dovrebbero nascere negli anfratti oramai nemmeno più tanto nascosti della società degli interessi particolari, professionali, politici, molte volte banalmente individuali e nella nostra provincia anche dannatamente territoriali. Il mio punto di vista ormai è noto: il metro di misura è nell’autonomia della scienza, questione di non poco conto nel momento in cui anche i decisori Istituzionali su alcuni ambiti la mettono in dubbio. Ma non abbiamo alternative, dobbiamo con ostinazione difendere l’autonomia della scienza destinando risorse pubbliche con l’aggiunta di investimenti privati. Ricerca farmacologica e per l’innovazione tecnologica abbinata alla formazione professionale. Qui sta lo scarto tra ciò che c’è e ciò che servirebbe. E quello scarto va colmato nella consapevolezza che il sistema sanitario pubblico merita l’adeguamento del Fondo che lo sostiene, più personale medico e infermieristico e una connessione universitaria più adeguata alle esigenze del territorio e degli ospedali. A me pare che la gestione del cosiddetto “numero chiuso” in medicina sia una prassi conservativa tutta da ridiscutere.

In questa provincia abbiamo ancora molto lavoro da fare. Non voglio qui riaprire il dibattito e tantomeno riaprire le ferite sulla riforma sanitaria. Il passato l’abbiamo già vissuto, mi interessa il futuro. E per il futuro noi abbiamo già segnato a terra alcune evidenti tracce che dobbiamo leggere ed interpretare per offrire una prospettiva migliore ai cittadini. Alcuni ridevano quando anni fa pochi fra noi prospettavano per questo territorio spazi per dipartimenti universitari di medicina. E altri ancora ironizzavano sull’ipotesi di sviluppo della ricerca scientifica correlata alle esigenze della provincia. Oggi non ride più nessuno: gli studenti hanno già partecipato alla selezione per essere ammessi qui in Alessandria al corso di Medicina e tra gli obiettivi delle Aziende sono stati chiaramente definiti quelli per la ricerca scientifica e biomedica. Dobbiamo andare avanti uniti e con convinzione.

Tra le tracce per il futuro c’è il presente e oggi siamo qui per i primi 10 anni di chirurgia robotica in Alessandria. Guardo tutti i protagonisti di allora e in particolare il dottor Giuseppe Spinoglio: questi 10 anni sono per me il simbolo della “misura dell’intelligenza che è data dalla capacità di cambiare quando è necessario”.

Altre tracce altrettanto importanti sono a nostra disposizione in ogni angolo delle nostre strutture. Vi prego però di credermi che le tracce meno evidenti, ma potenzialmente ancora più utili, sono dentro di voi. Sono nella vostra volontà di diventare protagonisti del futuro. Quelle tracce vi permetteranno di continuare nel tempo a servire e a sorprendere i cittadini.

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SANITA’; LISTE D’ATTESA; UN PIANO IMPORTANTE  CONTRO DISAGI, MONITORAGGIO IN COMMISSIONE REGIONALE


TORINO, 14 SETTEMBRE 2018 – “Chiediamo che il monitoraggio del piano sulle liste d’attesa venga periodicamente illustrato in Commissione Sanità del Consiglio regionale, in modo da verificare il reale raggiungimento degli obiettivi”. Lo afferma il capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale, Domenico Ravetti, commentando l’annuncio del presidente della Giunta e dell’assessore alla sanità, Sergio Chiamparino e Antonio Saitta, di un piano da 14 milioni di euro per abbattere le liste d’attesa nelle prestazioni sanitarie.
“E’ piano importante  – continua – che mette in campo tutti gli strumenti e le risorse necessarie per aggredire una situazione che va assolutamente migliorata. L’obiettivo – prosegue – è quello di arrivare all’azzeramento con il coinvolgimento diretto dei direttori generali che avranno la responsabilità dei risultati. La Regione Piemonte – conclude – sta mettendo il massimo impegno per ridurre i disagi subiti dai  piemontesi, consapevoli che la sanità rappresenta il servizio ai cittadini più importante tra le competenze regionali”
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Sostegno unitario all’assessore Parigi per riaprire il confronto per una Atl unica Alessandria, Asti, Bra, Alba.

 

Sulle polemiche relative alla riorganizzazione del sistema di governance del turismo piemontese bisogna fare chiarezza. Era in corso un confronto politico e tecnico per accorpare l’agenzia di Alessandria con Asti coerente con le dinamiche economiche territoriali, ivi compresa la fusione fra le due Camere di Commercio. Non per chissà quale altro motivo ma per ragioni di merito e di metodo che capisco ma che non condivido, ad Asti il Sindaco e il Presidente della Provincia, pur con responsabilità e ruoli differenti, hanno scelto di interrompere il confronto per definire un nuovo percorso con l’agenzia turistica di Alba e Bra escludendo di fatto l’intera provincia di Alessandria. Sottolineo che l’esclusione riguarda l’intera provincia perché nessuno pensi di utilizzare nella Atl Unesco la parte collinare del Monferrato casalese. E’ giusto precisare, come nota di cronaca, che l’assessore Parigi ha ribadito in Commissione che il Sindaco di Asti ha cercato per un anno intero il Sindaco di Alessandria attraverso la segreteria (non ha il numero di cellulare) senza ottenere mai risposta. Voglio andare oltre alle polemiche e prendo atto con piacere che al termine dei lavori della Commissione è stato conferito unanimemente un mandato pieno all’Assessore per riaprire il tavolo di confronto con Asti e Alba – Bra, insieme ad Alessandria, così da verificare nuove e favorevoli condizioni per un’unica Atl. Nella nostra provincia però sarebbe bene raccontarci la verità circa il fatto che c’è troppa frammentazione che non permette di fare sistema come invece dovremmo fra Istituzioni, soggetti privati e territori differenti. Per promuovere turismo nel mondo bisogna unire le risorse economiche e non solo i pensieri e le risorse umane. Chi organizza il turismo nei territori dove il turismo funziona porta a sintesi le tante esigenze rafforzandole tutte.

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Una tappa del Giro d’Italia nel 2019. Gran bella notizia nel mito di Coppi e Girardengo.

Ora è fondamentale coinvolgere tutto il territorio.

Alcuni organi di informazione pubblicano la bella notizia che molto probabilmente nel 2019 l’arrivo di una tappa del Giro d’Italia avrà come scenario il territorio della provincia di Alessandria. Giova ricordare che il 2019 sarà l’anno del 100° Anniversario della nascita del Campionissimo Fausto Coppi avvenuta appunto il 15 settembre 1919. Rilevo dalle notizie che l’intenzione degli organizzatori del Giro potrebbe essere quella della partenza della tappa a Pinerolo e l’arrivo a Novi Ligure, città natale di Costante Girardengo, altro indimenticabile campione.

Premetto che Fausto Coppi e Costante Girardengo appartengono al mondo e alla storia del ciclismo, non solo a qualche porzione territoriale della nostra provincia. Tuttavia sarebbe bene non dimenticare che la città di Tortona e il tortonese, al pari della città di Novi Ligure e del novese, ritengono il Campionissimo un figlio delle loro terre. Per questa ragione dovrebbero essere coinvolte da protagonisti nell’organizzazione dell’evento sin dal principio, ciascuno con un ruolo specifico, senza ovviamente dimenticare il paese di Castellania dove Fausto è nato e dove riposa nel Mausoleo accanto al fratello Serse. E non lo affermo per alimentare la dannosa conflittualità tra i centri zona ma per garantire maggiore coesione, interesse, forza e opportunità all’evento stesso.  Questo è l’obiettivo che consegnerò all’Assessore Regionale allo Sport Giovanni Maria Ferraris e alle Istituzioni della nostra provincia.

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TURISMO E ATL. ASTI CON ALBA E BRA E NON CON ALESSANDRIA? QUESTA ME LA SPIEGATE!

Questa mattina ho partecipato all’incontro organizzato dai Presidenti delle Camere di Commercio di Alessandria e Asti; erano presenti i colleghi del Consiglio Regionale eletti in provincia di Alessandria. Il tema dell’incontro verteva sulle strategie per lo sviluppo turistico e il futuro delle Agenzie Turistiche Locali di Alessandria e Asti dopo mesi di trattative e analisi utili all’accorpamento tra i due soggetti che, peraltro, corrisponde all’accorpamento tra le due Camere di Commercio. All’inizio del confronto abbiamo ottenuto alcuni ritagli di giornali che mi hanno lasciato letteralmente basito a partire dai titoli.

Ne cito due: “L’Atl di Asti si accorperà con quella di Alba e Bra per il turismo Unesco” e “La pace tra Langa e Monferrato grazie all’agenzia turistica unica”. Anticipo che ho chiesto chiarimenti in tempi ristretti a Raffaele Gallo, Presidente della III Commissione Attività Produttive del Consiglio Regionale, attraverso una seduta appositamente dedicata alla vicenda alla presenza dell’Assessore Parigi.

Trovo stupefacente l’esito del confronto tra Asti e Alessandria e vorrei capire fino in fondo le ragioni della rottura che, questo è il mio punto di vista, rischia d’essere dannosa per il sistema delle imprese impegnate nel settore e, questione di non poco conto, non considera l’identità e la cultura di parte fondamentale della provincia di Alessandria. Parlo di imprese e di Istituzioni che si identificano con tutti i progetti che riguardano il “Monferrato” e che devono continuare ad essere protagoniste della gestione del Monferrato, compreso il sito Unesco riconosciuto grazie agli Infernot.

Alessandria e il suo territorio non devono essere isolate e nemmeno possono essere poste ai margini della programmazione turistica generale a causa di scelte particolari che sanno di egoismo e scarsa visione.

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Non bastano nemmeno Libertà e Giustizia, la dignità di un popolo e l’equilibrio di una società vengono garantite soprattutto dallo sviluppo.

Popolo, sindacati e imprenditori, giovani e meno giovani devono sentire il profumo delle emozioni sociali e culturali rigeneranti, unitamente a una visione di società del futuro, concreta, visibile e misurabile

Ho ripreso alcuni passaggi dell’articolo di Franz Foti pubblicato sull’Huffingtonpost due settimane dopo la sconfitta del PD e di tutto il centrosinistra alle “Politiche” avvenuta il 4 marzo 2018. Le ho rilette con l’odore della sconfitta e il male delle ferite respirato e provato in quei giorni. Nelle parole ho ritrovato tuttora il rapido bisogno di ripartire, di rimettersi in cammino lungo un percorso nuovo in un terreno privo di zone confortevoli per gli attuali dirigenti del PD e della Sinistra. Dobbiamo metterci in discussione prima di iniziare una nuova discussione con il Popolo che c’è, soffre, sogna, ha paura, ha speranza, ha talento o da solo non ce la fa. Noi questo cammino non l’abbiamo ancora iniziato.

“…Il Partito della nazione o il Pd rigenerato, devono porre mano a un nuovo progetto politico e sociale, di democrazia interna (i circoli), ritessendo il rapporto con la società, dunque una vera sinistra sociale, legata ai bisogni concreti della comunità, con un progetto ambizioso e con strumenti di gestione democratica alternativi a quelli usati sino a ora. Il Pd, allo stato attuale, è già vecchio. A nulla servono rimpianti e detestabili critiche tra minoranze e maggioranze. Hanno perso ambedue e sonoramente. Il Pd oggi potrebbe ripartire da poli estremi, pensionati e nuove generazioni, strutturando piani straordinari per l’occupazione giovanile e i disoccupati. Riscrivendo lo stato sociale, puntando a facilitare l’accesso ai servizi per gli anziani e rivedendo l’assetto pensionistico sino a 1.000 euro mensili, rafforzando gradualmente tutte le pensioni per fasce di reddito. Progettando piani straordinari d’investimento nei settori dell’agricoltura, dell’ambiente, delle infrastrutture e del turismo nel sud. Riscrivendo la distribuzione della spesa pubblica, contemplando soprattutto le periferie nazionali (paesi e borghi) evitando di concentrarla prevalentemente nelle città capoluogo di regione. Collegando scuola e università ai vari sistemi di mercato del lavoro e alle nuove tecnologie facilitando le famiglie nel sostegno agli studi dei propri figli. Riformando il sistema dei diplomi, delle lauree e della specializzazione professionale entro il ciclo quinquennale, evitando lungaggini anacronistiche. Riformando radicalmente la Pubblica Amministrazione, tagliando quello che c’è da tagliare, ricorrendo anche al referendum. Tutto ciò deve essere sostenuto da un nuovo patto di democrazia e di rappresentanza politica con la società, ricomponendo la profonda frattura che tocca l’affidabilità e la trasparenza delle decisioni delle istituzioni pubbliche a ogni livello. Ripristinando la sicurezza nei quartieri e nelle città dove la libera circolazione sul territorio diventi ordinaria amministrazione. Garantendo diritti e doveri nel rispetto di un sistema di regole che garantisca anche l’espiazione delle pene. Un patto sociale quindi con le diverse comunità locali e nazionali per stroncare mafie e corruzione. Il volto morbido e arrendevole del lassismo verso mafie e corruzione deve essere riposto negli armadi dei ricordi. Non bastano nemmeno Libertà e Giustizia, sono valori inderogabili, ma la dignità di un popolo e l’equilibrio di una società, vengono garantite soprattutto dallo sviluppo. Popolo, sindacati e imprenditori, giovani e meno giovani devono sentire il profumo delle emozioni.

 

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PIEMONTE SOTTO ATTACCO? LEGA INCAPACE DI DIFENDERCI.

PIEMONTE SOTTO ATTACCO?
Dopo le recenti posizioni del Governo contrarie, o almeno contraddittorie, sullo sviluppo economico del Piemonte attraverso le infrastrutture quali, ad esempio, la Torino Lione e dopo la confusione sul Bando Periferie che mette a rischio innumerevoli investimenti per riqualificare intere aree marginali dei nostri Comuni, ora giunge notizia dell’impugnativa di due leggi piemontesi: “caccia” e soprattutto la legge di bilancio. Il Governo chiede chiarimenti sulle risorse già nel bilancio piemontese (200 milioni di euro) da mettere a disposizione del Sistema delle nostre imprese. O sarà un banale confronto da risolversi in mezza giornata o sarà altro. E se sarà altro noi reagiremo con forza. Ormai è chiaro a tutti che la Lega non è in grado di difendere gli interessi del Piemonte.
Domenico Ravetti
Capogruppo PD
Consiglio Regionale del Piemonte

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“No all’isolamento del Piemonte: il Partito Democratico a favore del completamento della TAV e delle altre infrastrutture strategiche”

31 luglio 2018 – “Due miliardi di gare d’appalto in corso di pubblicazione per i cantieri della connessione ad altra velocità Torino Lione non si fermano con un tweet e neppure con un annuncio a mezzo stampa, ci va un atto formale del Parlamento italiano e poi una ratifica degli organismi internazionali. Altrimenti ci sarà qualcuno che dovrà pagare i danni”, netta la presa di posizione del Gruppo regionale del Partito Democratico regionale che, oggi, in conferenza stampa ha ribadito la necessità che “non si giochi sul futuro del Piemonte e dei piemontesi. Le forze politiche escano dall’ambiguità, non possono presentarsi in Piemonte a dare solidarietà ai lavoratori e alle imprese e sedere a Roma a fianco di chi è responsabile di questa confusione”, come hanno ribadito il Capogruppo Domenico Ravetti e la Presidente della Commissione Trasporti Nadia Conticelli.

Il Piemonte rappresenta un nodo di interconnessione vitale per l’economia nazionale, le opere in atto e gli stanziamenti previsti non possono essere cancellati, dal Terzo Valico al Tenda, dal completamento della Asti Cuneo alla linea ad alta velocità di collegamento con Lione, dalla Pedemontana alla seconda linea metropolitana torinese. Investimenti che non possono essere merce di scambio politico”.

 

Il presidente Sergio Chiamparino e l’assessore Francesco Balocco hanno sottolineato la pericolosità dell’attuale linea storica, che finirà per avere un utilizzo sempre più marginale. “Quindi chi parla di ammodernamento mente – ha sottolineato il consigliere Antonio Ferrentino – l’alta velocità per la Valle Susa è la vera opera sostenibile dal punto di vista ambientale per spostare il pesante flusso di traffico dalla gomma al ferro”.

 

In autunno il Governatore Chiamparino annuncia gli Stati Generali delle infrastrutture del Piemonte, e auspica che almeno in quella sede il Ministro Toninelli voglia sedersi insieme agli amministratori locali.

 

Come Partito Democratico abbiamo invitato Toninelli a confrontarsi con noi, col mondo produttivo, col Politecnico, con le associazioni e i cittadini sui dati reali il 12 settembre alla festa dell’unità”, ricorda Conticelli.

 

Altrimenti referendum sia, si esprimano i piemontesi se vogliono fermare i lavori del collegamento del Piemonte con l’Europa.

 

Il Consigliere regionale Pd Paolo Allemano, intervenendo sul completamento dell’autostrada A33 Asti-Cuneo ha affermato che “fermare quest’opera è un “nonsenso” e non si può rinunciare alla sua realizzazione, seguendo gli umori del Ministro Toninelli. A tal proposito, abbiamo presentato un ordine del giorno in Consiglio regionale finalizzato ad impegnare la Giunta ad attivarsi affinchè “sia finalmente possibile, dopo tanta attesa – dando corso alle intese raggiunte con la Commissione Europea – il completamento dell’autostrada A33 Asti-Cuneo”.

 

Vogliamo sottolineare, con forza, l’importanza dell’ormai prossima realizzazione del collegamento viario tra la A4 e la A26, tratta Masserano-Ghemme” hanno conluso i Consiglieri regionali Vittorio Barazzotto e Giovanni Corgnatiinfatti, nell’aprile 2017, con la delibera Cipe n.54, era stato approvato il Piano operativo dei fondi FSC 2014-2020 che assegnava le risorse necessarie a completa copertura dell’intervento”.

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CARENTINO: IMPIANTO DI RECUPERO E RIUTILIZZO DI FANGHI DA DEPURAZIONE.

Serve un dibattito pubblico per diffondere tutte le necessarie informazioni. Ravetti: “Sarò al fianco dei Sindaci del territorio.”

Sono venuto a conoscenza della proposta di realizzazione di un nuovo impianto di recupero e riutilizzo di fanghi da depurazione biologica nel Comune di Carentino già depositata presso gli Uffici preposti della Provincia di Alessandria e pubblicato nell’apposita sezione del sito internet.

Non entro nel merito del progetto perché per lo stesso, con i tempi sanciti dalle norme, saranno avviati approfondimenti di natura tecnica per le verifiche delle compatibilità ambientali e, più in generale, per il rispetto delle regole. Prendo atto che stiamo parlando di una attività di “taglia” significativa perché potrebbe trattare sino ad un massimo di 30.000 T/anno di rifiuti non pericolosi costituiti principalmente da fanghi di depurazione biologica e scarti vegetali.

Tale dimensione ha allarmato parecchi cittadini che, in forma singola o organizzata, anche attraverso le Amministrazione Comunali del territorio, chiedono chiarimenti.

Sono certo che a tutela di tutti sarebbe opportuno un dibattito aperto, puntuale e rassicurante così da poter disporre di tutte le necessarie informazioni. In questo senso assicuro il mio sostegno a tutti i Sindaci del territorio.

 

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CONFERENZA STAMPA PER LA PROPOSTA DELLA LEGGE ELETTORALE

Con 8 punti provo a spiegare in sintesi il contenuto della legge elettorale che oggi ho presentato in Conferenza Stampa. Avevo annunciato qualche giorno fa che avrei portato a termine questo lavoro che rappresenta, almeno per me, una sintesi delle intenzioni raccolte in questi anni. Ho fatto questo perché sono il Capogruppo del PD e sentivo la responsabilità di fare un passo avanti.

Senza listino, con l’opzione della doppia preferenza di genere e con più possibilità di eleggere candidati nei tanti territori del Piemonte. C’è un Piemonte che è in difficoltà, un Piemonte che ha paura di perdere le sue certezze e un Piemonte che è alla ricerca di opportunità. Non dobbiamo parlare con quei “Piemonti” attraverso il linguaggio delle leggi elettorali. Per questo da ora a ottobre (non oltre) tutti i Gruppi, tutti i Consiglieri, decidano se giocare o non giocare la partita.

  1. Numero seggi del Consiglio regionale: 50 consiglieri più il Presidente della Regione.
  2. Sistema elettorale regionale: sistema proporzionale d’Hondt con premio di maggioranza e garanzia rappresentanza delle minoranze tra coalizioni regionali concorrenti formate da uno o più gruppi di liste circoscrizionali.
  3. Circoscrizioni elettorali: Il territorio regionale è ripartito in otto circoscrizioni elettorali, corrispondenti al territorio della città metropolitana e a quello delle altre sette province.
  4. Soglia di sbarramento: non sono ammesse all’assegnazione dei seggi le coalizioni che hanno ottenuto meno del cinque per cento del totale dei voti validi, salvo che siano composte da almeno un gruppo di liste che ha ottenuto più del tre per cento del totale dei voti validi espressi a favore delle liste.
  5. Numero circoscrizioni e candidati delle liste: la presentazione delle liste circoscrizionali dei candidati contraddistinte dal medesimo contrassegno è effettuata, a pena di inammissibilità, in non meno della metà delle circoscrizioni elettorali.
  6. Ogni lista circoscrizionale comprende un numero pari di candidati non superiore al numero dei seggi assegnati a ciascuna circoscrizione più uno e non inferiore a un terzo di tale numero, arrotondato all’unità superiore.
  7. Rappresentanza di genere: In ciascuna lista circoscrizionale ogni genere è rappresentato in misura eguale. Nelle liste i nomi dei candidati sono alternati per genere. L’eventuale espressione di due preferenze comporta l’annullamento della seconda preferenza in caso di mancata indicazione di candidati di generi diversi appartenenti alla stessa lista.
  8. Premio di maggioranza:
  9. a) almeno ventisei seggi oltre a quello spettante al Presidente della Giunta regionale, se la coalizione ha ottenuto meno del trentacinque per cento dei voti conseguiti da tutte le coalizioni;
  10. b) almeno ventotto seggi oltre a quello spettante al Presidente della Giunta regionale, se la coalizione ha ottenuto un numero di voti compreso tra il trentacinque e il quaranta per cento dei voti conseguiti da tutte le coalizioni;
  11. c) almeno trenta seggi oltre a quello spettante al Presidente della Giunta regionale, se la coalizione ha ottenuto un numero di voti superiore al quaranta per cento dei voti conseguiti da tutte le coalizioni. In ogni caso alla coalizione collegata al candidato proclamato eletto alla carica di Presidente della Giunta regionale non può essere assegnato un numero di seggi superiore a trentasette oltre a quello del candidato Presidente.
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