Legge regionale sulla Ludopatia

In merito alla legge regionale sulla ludopatia, nuovamente oggetto di dibattito serrato in questi giorni, interviene anche il vicecapogruppo Pd e presidente della IV commissione (Sanità) in Consiglio regionale Domenico Ravetti: <Ho coordinato il gruppo di lavoro che ha elaborato la legge votata all’unanimità dal Consiglio regionale. Ripeto: all’unanimità.  Ho la stessa posizione del Presidente Chiamparino e quindi non ho problemi, e mai li ho avuti, a chiedere ai colleghi di migliorare il testo inserendo elementi innovativi, anche prendendo spunto dal dibattito pubblico emerso in questi giorni>.

<Non ho però alcuna intenzione di assecondare posizioni politiche perlomeno strumentali e tardive – precisa il consigliere dem -. E sarò intransigente con chi ha espresso giudizi sul valore dei miei colleghi, che hanno lavorato con coraggio su un tema che riguarda la salute dei cittadini>.

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LA CASA DI EMMA E’ VICINA ALLA NOSTRA

E’ noto che il PD è casa mia. Resto convinto della necessità di rendere questo posto un po’ più abitabile magari programmando una ristrutturazione non solo della facciata, ma le fondamenta sono sufficientemente solide. Io vedo ancora futuro in questo posto e non solo per chi possiede le chiavi e decide gli ingressi e le uscite; ma questa storia la riprenderemo più avanti. Ho promesso a me stesso che non giudicherò i compagni che se ne sono andati e che in questa competizione elettorale sono in posizione alternativa al PD. Mi dispiace però, lo ribadisco, hanno (o abbiamo) perso un’occasione storica per offrire una prospettiva migliore all’Italia mettendo all’angolo le destre. Destre che in Italia hanno guide incerte, sbiadite, se non, in alcuni casi, culturalmente volgari. Il PD è casa mia ma sono contento che accanto Emma Bonino abbia deciso di costruirne un’altra per rendere più forte la coalizione del centro sinistra. Emma è unica nel panorama politico non solo nazionale. Se mettiamo in fila le sue sfide per fare dell’Italia un Paese migliore ci accorgiamo d’avere a che fare con la grande protagonista delle più significative conquiste di civiltà della nostra Repubblica. Al suo fianco noi tutti ci sentiamo più forti.

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Per il nuovo corso universitario di Medicina e Chirurgia il momento è ora. (o mai più)

Esiste una possibilità concreta, non una delle tante promesse, per aprire nella provincia di Alessandria con l’università del Piemonte Orientale un Corso di Laurea Magistrale a Ciclo Unico in Medicina e Chirurgia. E’ un progetto di interesse strategico per l’Ateneo e rappresenterebbe una decisiva opportunità per le strutture ospedaliere perché caratterizzerebbe in positivo la qualità delle cure e potenzierebbe la ricerca scientifica. Siamo ad un punto di svolta nella nostra provincia e non solo nel capoluogo.  Gli studi dimostrano gli effetti positivi sulle comunità locali di tale iniziativa: rappresenterebbe un volano per lo sviluppo economico locale, aumenterebbe la capacità di attrarre finanziamenti pubblici e privati e partnership con l’esterno, infine creerebbe un nuovo bisogno di infrastrutture.

Insomma, un Corso di Laurea, in particolare di Medicina e Chirurgia, cambia in meglio le città. Cosa devono fare adesso le Istituzioni? Capirne l’importanza e coglierne le opportunità, senza le solite e banalissime divisioni a cui è stato sottoposto anche nel recente passato il nostro territorio.

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Favorevole alla candidatura di Casale Monferrato per ospitare il Divertor Tokamak Test

“La delibera con la quale il Piemonte candida Casale Monferrato all’insediamento del nuovo centro di ricerche Enea, denominato DTT, rappresenta un’importante occasione per il casalese e per tutto il Piemonte.

Giustamente il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, ha proposto il tema in Consiglio regionale proprio per il valore del progetto e per le ricadute che avrebbe per tutto il territorio regionale. Parliamo di un investimento di 500 milioni di euro con grandi opportunità occupazionali. Ma tutto questo non basterebbe, ancor di più a Casale Monferrato, se il progetto contenesse anche solo vaghe ipotesi di pericoli per l’ambiente e la salute. I tecnici, perché è a loro che dobbiamo affidarci da un punto di vista scientifico per comprendere il senso di questo progetto, hanno dato tutte le rassicurazioni. In particolare hanno specificato che avremmo a che fare con un fattore strategico per l’intero Paese, una tecnologia “pulita” che avrebbe un ruolo fondamentale per le future scelte di approvvigionamento energetico del Paese.

Mi auguro che Casale alla fine prevarrà sulle candidature degli altri siti italiani. Grazie ai progetti di sviluppo concreti possiamo sostenere il territorio ed è questa la priorità assoluta della politica”.

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Volevamo un’idea di futuro da interpretare. Ora l’abbiamo e possiamo ambire ad avere una prospettiva migliore.

Accorpamento Aso Asl Alessandria

A novembre dell’anno scorso in Consiglio Regionale avevamo approvato una mozione che impegnava la Giunta ad adottare la proposta propedeutica all’accorpamento ASL AL e AO SS. Antonio e Biagio e C. Arrigo di Alessandria. L’atto è stato adottato e ora il confronto ripartirà in IV Commissione e successivamente in Aula. I sostenitori del nuovo progetto hanno chiaro che l’obiettivo è quello di creare una nuova azienda sana e forte per garantire migliori servizi ai cittadini di tutta la provincia di Alessandria. Sulle ragioni del cambiamento e sulle scelte da compiere nel prossimo futuro avremmo bisogno di mettere al bando i simboli dei Partiti e le contrapposizioni animate solo per avvantaggiare alcuni politici, non certo i cittadini / pazienti. In questo senso ho colto con piacere l’atteggiamento di “apertura” dimostrato da molti consiglieri e assessori del Comune di Alessandria durante i lavori della Commissione Sanità a cui sono stato invitato. Al contrario in questi giorni mi sono parsi del tutto strumentali e sterili le affissioni di manifesti, così come alcuni mesti comunicati stampa. A questi esponenti, pregiudizialmente contrari al progetto di rafforzamento della sanità alessandrina, rinnovo, e questa volta pubblicamente, la disponibilità ad uno o più confronti pubblici ovunque e nei momenti da essi ritenuti più opportuni; rilevo che di norma chi non vuole accettare il confronto è perché non ha solidi argomenti e preferisce nascondersi dietro la comodità degli slogan.

Sappiamo bene che dopo il salvataggio della sanità pubblica piemontese abbiamo tutti il dovere di programmare il futuro che riguarda la salute delle persone; una discussione seria che merita sobrietà, toni adeguati, studio e approfondimento. La condizione finanziaria, il Piano Nazionale Esiti, alcuni evidenti disservizi e i dati della mobilità passiva ci dimostrano che dobbiamo avere coraggio e onestà intellettuale nell’ambire a modificare il senso di marcia. In particolare dobbiamo dimostrare freddezza verso chi custodisce prevalentemente i propri particolari interessi senza curarsi del più vasto mondo di cui fa parte.

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Ospedale di Ovada e 118. “Ascoltare i Sindaci”

Ravetti: ”CHIEDO AI VERTICI ASL ASO DI CONSIDERARE CON LA MASSIMA ATTENZIONE QUANTO RICHIESTO DAI SINDACI E DAI MEDICI DELL’OVADESE.”

Tutti i 16 sindaci dell’Ovadese hanno firmato la lettera che sarà inviata prossimamente ai vertici dell’Asl ed ell’ASO per chiedere che il 118 ricominci a portare al Pronto soccorso di Ovada i codici verdi ora indirizzati a Novi. La scelta dei primi cittadini è sostenuta da un gruppo nutrito di medici di base del territorio che qualche settimana fa ha avanzato la stessa proposta. Dalle informazioni che ho raccolto, proprio questi ultimi si assumerebbero la responsabilità di chiedere per i propri pazienti, caso per caso, il trasporto a Ovada invece che altrove. Per questa ragione ritengo che sul documento, che mi pare esclusivamente interessato a migliorare la qualità dei servizi erogati dal nostro sistema, i gruppi dirigenti di ASO e di ASL possano attivare con la massima attenzione tutte le opportune verifiche per valutare gli eventuali effetti positivi.

 

 

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Buon 2018: io inizio da 6.

Sì, riparto da sei libri nel 2018 che ho sul mio comodino da qualche giorno (un paio) e da qualche settimana (gli altri). E ripartire con i libri nel mio bagaglio è da sempre una buona abitudine. Il primo sarà – Il Piccolo Principe – perché voglio incominciare dai misteri dei sentimenti, quelli più profondi e intensi, quelli che trovano la sintesi nella semplice frase “gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare con il cuore”. Il secondo che leggerò sarà -Krishnamurti – non perché io abbia intenzione di dedicarmi alla meditazione ma perché uno dei metodi per scegliere un libro, almeno per me, è leggere l’ultima di copertina. E lì ho trovato questo “Ciascuno cambi se stesso per cambiare il mondo. Riflessioni sull’amore, la solitudine, la politica, il potere, le ideologie.” Posso non leggerlo??? Il terzo sarà – Tra il bene e il male- ed è la storia di una mia concittadina, che vorrei tanto definire amica, vissuta in Bosnia dopo la guerra, precisamente a Zenica, e iniziata con l’attivazione di un programma di screening contro i tumori femminili. Il quarto sarà – Senza il vento della storia -, ed è un’analisi (chi lo ha letto mi ha detto che è un’analisi senza sconti) sul ruolo della sinistra in difficoltà in questo mondo, un mondo che avrebbe bisogno di più giustizia, quindi di più sinistra. Il quinto sarà – Il piano inclinato – e lo leggerò perché ho bisogno ogni tanto di leggere proposte concrete per risolvere i problemi e non solo di analisi per individuare i colpevoli. Il sesto sarà – Yes we can. Yes we did. – Un uomo e una donna delle Istituzioni si giudicano non solo per come entrano nella nostra vita ma per la classe e per lo stile con cui escono. Inizio così; vi auguro di iniziare bene anche voi.

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Codice di deontologia Medica (art.30). Affacciamoci al di là del muro.

IL PATTO PIU’ IMPORTANTE CHE FIRMANO I MEDICI.

Il codice di deontologia medica e’ un corpus di regole di autodisciplina predeterminate dalla professione, vincolanti per gli iscritti all’ordine che a quelle norme devono quindi adeguare la loro condotta professionale.

CONFLITTO DI INTERESSI – INDIRIZZI APPLICATIVI ALLEGATI ALL’ART.  30

Le condizioni di conflitto di interessi riguardanti aspetti economici e di altra natura possono manifestarsi nella ricerca e divulgazione scientifica, nella formazione e aggiornamento professionale, nella prescrizione terapeutica e di esami diagnostici, nell’attività di consulenza e di pubblico ufficiale e nei rapporti con industrie, enti, organizzazioni e istituzioni, nonché con la pubblica amministrazione.

 

  1. I medici non devono accettare elargizioni o altre utilità che possano limitare l’appropriatezza delle proprie decisioni inerenti all’esercizio professionale.
  2. Nel rispetto dei principi di legalità e trasparenza i medici possono ricevere compensi, retribuzioni o altre utilità solo attraverso le procedure e gli strumenti previsti dalla normativa vigente.
  3. Il medico attua una costante revisione critica della divulgazione scientifica di cui viene informato; a tale fine può avvalersi dell’azione di supporto del proprio Ordine professionale.
  4. I medici o le associazioni professionali che effettuano campagne di prevenzione ed educazione sanitaria o promuovono forme di informazione sanitaria o partecipano alla diffusione di notizie scientifiche attraverso i mass media o la stampa di categoria, devono manifestare il nome dello sponsor e applicare i presenti indirizzi applicativi validi anche nei rapporti eventualmente intrattenuti con industrie, organizzazioni ed enti pubblici e privati.
  5. Il medico ricercatore deve dichiarare gli eventuali rapporti di consulenza o collaborazione con gli sponsor della ricerca.
  6. Il medico ricercatore deve applicare sempre regole di trasparenza, condurre l’analisi dei dati in modo indipendente rispetto agli eventuali interessi dello sponsor e non accettare condizioni per le quali non possa pubblicare o diffondere i risultati delle ricerche, senza vincoli di proprietà da parte degli sponsor, qualora questi comportino risultati negativi per il paziente. Se la pubblicazione, anche quando non sia frutto di specifica ricerca, è sponsorizzata il nome dello sponsor deve essere esplicitato; chiunque pubblichi redazionali o resoconti di convegni o partecipi a conferenze stampa deve dichiarare il nome dell’eventuale sponsor.
  7. Il medico ricercatore e i membri dei comitati editoriali devono dichiarare alla rivista scientifica, nella quale intendono pubblicare, il ruolo avuto nel progetto e il nome del responsabile dell’analisi dei dati.
  8. Il medico ricercatore deve vigilare sugli eventuali condizionamenti, anche economici, esercitati sui soggetti arruolati nella ricerca, in particolare rispetto a coloro che si trovano in posizione di dipendenza o di vulnerabilità.
  9. Il medico ricercatore non deve accettare di redigere il rapporto conclusivo per la pubblicazione di una ricerca alla quale non ha partecipato e non può accettare clausole di sospensione della ricerca a discrezione dello sponsor ma solo per motivazioni scientifiche o etiche comunicate al Comitato etico per la convalida.
  10. I medici operanti nei Comitati Etici per la sperimentazione sui farmaci e nei Comitati Etici locali devono rispettare le regole di trasparenza della sperimentazione prima di approvarla e rilasciare essi stessi dichiarazione di assenza di conflitti di interessi. Gli indirizzi applicativi di cui sopra si applicano anche agli studi multicentrici.
  11. I medici non possono percepire direttamente finanziamenti allo scopo di favorire la loro partecipazione a eventi formativi; eventuali finanziamenti possono essere erogati alla società scientifica organizzatrice dell’evento o all’azienda sanitaria presso la quale opera il medico.
  12. Il finanziamento da parte delle industrie a congressi e a corsi di formazione non deve condizionare la scelta sia dei partecipanti che dei contenuti, dei relatori, dei metodi didattici e degli strumenti impiegati; la responsabilità di tali scelte spetta al responsabile scientifico dell’evento.
  13. Il medico non può accettare ristoro economico per un soggiorno superiore alla durata dell’evento, né per iniziative turistiche e sociali aggiuntive e diverse da quelle eventualmente organizzate dal congresso né ospitalità per familiari o amici.
  14. Il medico relatore a congressi ha diritto ad un compenso adeguato per il lavoro svolto, in particolare di preparazione ed al rimborso delle spese di viaggio, alloggio e vitto.
  15. Il responsabile scientifico vigila affinché il materiale distribuito dall’industria nel corso degli eventi formativi sia rispondente alla normativa vigente e che le voci di spesa relative al contributo dello sponsor, siano chiaramente esplicitate dalla società organizzatrice.
  16. Il relatore nei mini meeting, organizzati dalle industrie per illustrare ai medici le caratteristiche dei loro prodotti innovativi, deve dichiarare gli eventuali rapporti con l’azienda promotrice.
  17. E’ fatto divieto al medico di partecipare ad eventi formativi, compresi i minimeeting, la cui ospitalità non sia contenuta in limiti ragionevoli o, comunque, intralci l’attività formativa.
  18. Nel caso in cui i corsi di aggiornamento si svolgano e vengano sponsorizzati in località turistiche nei periodi di stagionalità, il medico non deve protrarre, oltre la durata dell’evento, la sua permanenza   a carico dello sponsor.
  19. Il medico, ferma restando la libertà delle scelte formative, deve partecipare a eventi la cui rilevanza medico scientifica e valenza formativa sia esclusiva.
  20. Il medico è tenuto a non sollecitare e a rifiutare premi, vantaggi pecuniari o in natura, offerti da aziende farmaceutiche o da aziende fornitrici di materiali o dispositivi medici, salvo che siano di valore trascurabile e comunque collegati all’attività professionale; il medico può accettare pubblicazioni di carattere medico-scientifico.
  21. I campioni di farmaci di nuova introduzione possono essere accettati dal medico per un anno dalla loro immissione in commercio.
  22.  Il medico riceve gli informatori scientifici del farmaco in base alla loro discrezionalità e alle loro esigenze informative e senza provocare intralcio all’assistenza; dell’orario di visita può venire data notizia ai pazienti mediante informativa esposta nelle sale di aspetto degli ambulatori pubblici o privati e degli studi professionali.
  23.  Il medico non deve sollecitare la pressione delle associazioni dei malati per ottenere la erogazione di farmaci di non provata efficacia.
  24.  Il medico facente parte di commissioni di aggiudicazione di forniture non può partecipare a iniziative formative a spese delle aziende partecipanti.
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Provo a spiegare perché nei sistemi sanitari va rafforzato l’asse tra cittadini, innovatori e valutatori

Nerina Dirindin è una donna che stimo molto. E’ Senatore della Repubblica, Docente di Scienza delle Finanze e di Economia e politica sanitaria presso l’Università di Torino (in aspettativa); è Presidente del Comitato Scientifico di Ires Piemonte; presiede due Enti importanti come il CORIPE Piemonte (consorzio Unito e Unipo) e il Cipes Piemonte.

Sul rapporto tra Istituzioni e Sanità raccolgo alcuni spunti offerti da una sua relazione.

La Politica dovrebbe adottare strumenti scientifici inattaccabili per offrire ai decisori, a tutti i livelli di governo, e ai cittadini, informazioni rigorose sull’opportunità di compiere delle scelte (o di escluderle). Strumenti che altri Paesi, molto più avanzati del nostro, forse perché meno abituati all’ascolto degli interessi particolari, già adottano per fornire un sostanziale contributo all’individuazione di “ciò per cui vale la pena pagare”. Ma per quali scelte? Per l’insieme di quegli interventi sanitari, siano essi apparecchiature, strumenti diagnostici, dispositivi medici. E ancora: per i sistemi di erogazione dell’assistenza o modelli organizzativi / gestionali di servizi assistenziali adottati per affrontare un problema clinico o per migliorare il decorso di una patologia e più genericamente la qualità dell’assistenza.

Ma ora cosa succede? Come si decide nella maggior parte dei casi? Ora le decisioni sono prese in condizioni di emergenza (vera o presunta), sotto pressione (delle scadenze dei vari portatori di interesse), in tempi rapidi e su questioni sempre più complesse. Per di più su innovazioni sempre più incalzanti con una necessità di una pluralità di prospettive. Oggi è visibile la difficoltà dei decisori ad integrare l’evidenza scientifica con elementi di contesto e priorità sociali. Oggi è terribilmente complicato, non impossibile, rendere trasparenti i processi decisionali.

Quindi, così come capita altrove in Europa e nel mondo, anche in Italia e nelle province del Piemonte, compresa quella da cui provengo, abbiamo bisogno di investire sulla progressiva diffusione della cultura della valutazione producendo documentati esempi di decisioni basate sulle evidenze. Non sulle opinioni che spesso, non sempre, coincidono con pur legittimi interessi di parte che, come sono solito dire, non è certo che determinino nemmeno un solo interesse generale

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(Pensieri festivi) Riparte il futuro?

Mi è stato chiesto un parere sui problemi della provincia di Alessandria. Fateci caso, uno dei problemi, anche nel comparto che più conosco, quello socio sanitario, è che molti protagonisti del passato sono ancora qui a scrivere il futuro. Lo capisco, la nostra comunità invecchia e con essa l’aspettativa di vita politica. Ma se così fosse, conoscendoli e riconoscendo in loro una maledetta paura del futuro, saremmo costretti a leggere storie già vissute, e tra queste, tante storie inutili e qualche fallimento. Non evoco la rottamazione ma il cambiamento almeno dei metodi e degli atteggiamenti sì. Servirebbe a dare una speranza al futuro dei nostri territori. Ci lavoreremo, buona domenica.

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