NON SIAMO FATTI PER FARCELA DA SOLI.

La storia non ancora terminata del coronavirus ci consegna questa prima verità.

Come vivete questo periodo? Cosa pensate? Avete paura, siete arrabbiati, forse disorientati? Diciamo la verità, è’ una vicenda molto più grande di noi perché mai nella storia è successo qualcosa di simile, quindi, per forza, le nostre reazioni sono spesso inedite, anche per noi imprevedibili e muteranno ancora nel corso dei prossimi giorni. Abbiamo paura per la nostra salute, le immagini dei letti di terapia intensiva sono devastanti per il nostro equilibrio, l’idea di non riuscire più a respirare ci terrorizza e il racconto dei medici e degli infermieri assomiglia molto ad un film di fantascienza, di quelli che il finale magari è anche bello ma solo per i superstiti. Abbiamo paura perché non riusciamo a misurare il fattore tempo. Cioè non sappiamo quando arriverà “il picco”, che è il momento oltre il quale i contagi diminuiranno, e non riusciamo in queste ore a pesare gli effetti delle varie ordinanze o decreti che hanno limitato le nostre libertà individuali e collettive. Alcuni di noi vanno oltre la paura, capita nelle varie chat o sui social di leggere frasi che assomigliano molto al panico più che alla paura. E’ semplicemente normale, direi quasi giustificabile. E abbiamo paura del futuro economico, abbiamo paura per il nostro lavoro, se ci sarà ancora lo stesso lavoro; viviamo l’angoscia per la consapevolezza che comunque andrà a finire questa storia, perché questa storia prima o poi finirà, nulla sarà più uguale a prima. Nulla. Magari sarà una società migliore, più solidale, meno competitiva. Magari emergeranno i valori essenziali che spesso abbiamo calpestato nel nome di un presunto benessere. Forse daremo importanza a ciò che abbiamo ritenuto scontato. Forse, reclusi nelle nostre abitazioni, ci stiamo accorgendo che non siamo fatti per farcela da soli ma che abbiamo tanto bisogno di essere parte di una comunità che pensa a noi, che ci protegge.