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Tocca a noi decidere il futuro della sanità. Azienda unica?

Nel convegno organizzato da Cittadinanzattiva ad Acqui Terme sono intervenuto con l’obiettivo di condividere alcune verità su quello che è capitato in Piemonte negli ultimi anni e con la volontà di indicare alcuni percorsi per il futuro.
Circa le verità: 
1) La Giunta Cota firmò nel 2010 l’atto che impegnava la Regione a superare con il Piano di Rientro la fase di sostanziale fallimento in cui era finita insieme ad altre nove Regioni del Sud.
2) Dal 2010 al 2014 sul sito del Ministero della Salute nella sezione – Piani di rientro – è ben specificato ciò che ha fatto quella Giunta.
3) Dal 1 gennaio 2017 la Giunta Chiamparino ha condotto la Regione fuori dal pantano del Piano di Rientro ed ora è possibile ritornare alla programmazione, agli investimenti, alle assunzioni e al protagonismo dei territori secondo i bisogni di salute dei cittadini.
4) Dal 2014 al 2017 durante il periodo più difficile sul riordino della rete ospedaliera, con scelte imposte dai Ministeri dell’Economia e della Salute, alcuni interessi specifici e parti politiche, più o meno in buona fede, hanno alimentato paure ed esasperato il clima utilizzando troppe volte menzogne.
5) Nel progettare il futuro dobbiamo tener conto di ciò che accade con le disponibilità del Fondo Sanitario Nazionale sia nella fase di stanziamento che nella fase di erogazione del fondo alle Regioni. Anche la Corte dei Conti ha rilevato che le erogazioni sono inferiori agli stanziamenti mentre le esigenze dei cittadini aumentano e aumenta anche il numero di prestazioni previste con i Lea.
6) Questo sistema, quello che abbiamo a disposizione ora, non è esattamente quello che noi abbiamo in mente ma è il sistema emerso dopo il salvataggio; ora possiamo pensare al futuro migliorandolo.
Circa il futuro e circa il futuro in particolare in provincia di Alessandria:
Abbiamo bisogno di un’occasione di rilettura dei bisogni della domanda e dell’offerta dei servizi con una conseguente riflessione su quanto si sta facendo e sulle possibili aree di miglioramento. Non abbiamo più l’obiettivo di contenere la spesa ma di riqualificarla; inoltre non dobbiamo più usare verbi come ridurre, concentrare, eliminare ma potenziare, valorizzare, sviluppare.
Dobbiamo generare il valore aggiunto che la nostra rete ospedaliera può offrire con azioni nelle quali è possibile determinare miglioramenti significativi nelle attività assistenziali e nell’efficienza operativa. Possiamo farlo con il protagonismo dei 6260 dipendenti, dirigenti medici, personale infermieristico, ruoli amministrativi. Tutti.
Per quelle che sono le mie responsabilità e le mie competenze non voglio negare al territorio della provincia di Alessandria l’opportunità di scegliere il proprio futuro con la creazione di una Azienda unica. Chi ci lavora e ha chiaro ciò che accade negli ospedali e nella sanità territoriale sa che le attuali due aziende Sanitarie, per mission conflittuali, non potranno generare elementi strutturali migliorativi e questo a prescindere dalle direzioni generali. Tutto questo per mantenere nel tempo le eccellenze, per diffondere ovunque buona prevenzione e promuovere adeguati stili di vita, per abbattere le liste d’attesa, per evitare la mobilità passiva, per affrontare con più efficacia disabilità e cronicità. Per me la discussione è aperta nei territori e in Consiglio Regionale, che è il luogo deputato a far sintesi con il protagonismo di tutti.
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Lettere sul futuro della sanità alessandrina

Caro Mimmo,

provo a scriverti queste righe con lo sguardo di chi, nel panorama della sanità piemontese, vive il mondo della sanità dal di dentro delle sue viscere. Come sai sono prossimo alla pensione, non ho nessuna ambizione di carriera, e vivo la necessità di un cambio di passo dell’organizzazione sanitaria provinciale come una sorta di testamento professionale di chi, credendo fortemente nella bontà di un servizio sanitario pubblico, spera in un’ineludibile riorganizzazione dei servizi resi ai cittadini in campo sanitario. La mia riflessione parte necessariamente dalla mia realtà di pediatra ospedaliero che, come sai, si inquadra nel contesto di un difficile ricambio generazionale, stante la carenza di offerta di nuovi specialisti pediatri immessi dall’università nel nostro mercato del lavoro. Una criticità presente anche per altre specialità e che trova le sue ragioni nella carenza di nuovi medici e specializzandi, ma che vive tutta la sua drammaticità soprattutto in pediatria, dove la duplice scelta fra territorio ed ospedale premia, per motivi contrattuali, soprattutto la prima a discapito della seconda. In soldoni, non si trovano più pediatri disposti ad affrontare una carriera ospedaliera a fronte della più tranquilla e remunerativa posizione garantita al pediatra di famiglia. A fronte di queste carenze che vedrà crollare, per il mancato turn over, il numero dei pediatri italiani da 16000 ad 8000 in meno di un decennio, ma che imporrà anche ad altre specialità una marcata contrazione, credo sia necessario esplicitarti alcune considerazioni.

Primo. La sanità ha inevitabilmente costi crescenti, sia nel campo della diagnostica laboratoristica e strumentale che in campo terapeutico-riabilitativo.

Secondo. Un servizio sanitario pubblico deve garantire standard qualitativi elevati difficili da sostenere in mancanza di un deciso innalzamento del PIL.

Terzo. All’interno del proprio territorio un servizio pubblico non può essere concorrenziale a se stesso.

Quarto. Una duplicazione o peggio una moltiplicazione dei servizi resi ai cittadini a livello provinciale appiattisce le eccellenze per l’impossibilità di garantirne la sostenibilità economica. In provincia esistono sei chirurgie, tre strutture di oculistica, tre punti nascita, cinque cardiologie e altre situazione analoghe. Ci si domanda: queste strutture devono competere o interagire?

Quinto. E’ assolutamente necessario rimodulare l’offerta sanitaria pubblica commisurandola ai reali bisogni dei cittadini.

Sesto.  Due aziende sanitarie, con due dirigenze separate e assolutamente non dialoganti fra loro non può essere in grado né di valutare, in una sorta di triage, i differenti bisogni di salute né di garantire una possibile differenziazione dei servizi

Settimo. Concludo affermando che solo un’unica regia in provincia può e deve far coincidere la domanda con l’offerta, eliminando sprechi a livello di risorse economiche ed umane.

Cordialmente

Riccardo Lera,

al momento in cui scrivo, pediatra, facente funzione di un facente funzione della SC di Pediatria.

 

 

Caro Riccardo grazie,

è una fortuna conoscerti e considero la tua lettera un prezioso regalo che rendo pubblico con il tuo consenso.

Sì, la sanità in provincia di Alessandria è ad un bivio, hai ragione. Abbiamo superato la fase dei debiti e delle incongruenze certificate in quel mortificante “piano di rientro” e siamo all’inizio di un nuovo percorso. Non perdo questa occasione per ricordare che il fallimento della sanità pubblica piemontese, unica Regione del nord tra le dieci d’Italia, è l’effetto la cui causa è da ricercare nella incapacità della politica di assumersi la responsabilità di compiere delle scelte avendo come unico fine la salute dei cittadini. Ho visto troppi soggetti Istituzionali innamorati del potere che per mantenere il consenso hanno rinviato o rallentato il processo di riforma del sistema che inevitabilmente non ha retto la sfida della sostenibilità. Tanto è vero che le riforme migliori, quelle che servono davvero alla comunità intera sono processi di cambiamento che mettono ai margini molti privilegi consolidati. Mi sono convinto che privilegi e consenso sono stati una brutta malattia in Piemonte.

È il destino della mia generazione quello di farsi carico delle tante derive dei nostri tempi, ma non lamentiamoci, guardiamo avanti e cerchiamo insieme delle soluzioni. Torno alle mie prime considerazioni e alla certezza che siamo all’inizio di un nuovo percorso dove sarà possibile attivare buona programmazione riqualificando il sistema, sempre se sarà chiaro a tutti che non potremo tornare al passato.

Le considerazioni che tu mi hai inviato le rendo pubbliche e vorrei fossero elementi di discussione nelle prossime settimane per tutti i tuoi colleghi che come te vivono “il mondo della sanità dal di dentro delle sue viscere” ancor più se “prossimi alla pensione, senza ambizione di carriera” meglio ancora se, come te, ritengono sia arrivato il tempo “di un cambio di passo dell’organizzazione sanitaria provinciale”.

Io sono consapevole che è arrivato il tempo delle grandi scelte nella nostra provincia e sono altrettanto consapevole che se riservassimo questo confronto esclusivamente alle stanze della politica lo stesso finirebbe arenato nella palude della contrapposizione fra le parti.

So che se manterremo l’attuale organizzazione in un decennio dequalificheremo i presidi periferici e perderemo le eccellenze dell’hub alessandrino. Lo so io, lo sai tu e lo sanno tutti quelli che sono in buona fede. Altro che portare la gente in piazza a protestare per difendere i posti letto, i primari, i laboratori.

Aiutateci. Non ve lo chiedo per ottenere dei vantaggi politici, ve lo chiedo per le generazioni che verranno. Se sapremo confinare ai margini privilegi e consenso, se sapremo valorizzare i talenti che già lavorano con noi, se sapremo dare spazi e opportunità ai giovani medici, daremo un futuro alla nostra sanità pubblica. La questione vera è che non abbiamo molto tempo.

Domenico Ravetti,

al momento in cui scrivo Consigliere Regionale.

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Sanità: la mia intervista a Il Novese

1 -L’assessore Saitta ha annunciato che i conti della Regione, per quanto riguarda la sanità, sono tornati in ordine e che sta per partire la fase 2. In cosa consisterà, in pratica, per il nostro territorio?

E’ vero, dal 1 gennaio 2017 la Regione Piemonte è uscita dai vincoli del piano di rientro siglato il 29 luglio 2010. Ricordo che il debito rilevato a tutto il 31 dicembre 2004 era pari a 676 mln/euro. Ora l’assessorato potrà ritornare ad investire nelle risorse umane, nell’edilizia sanitaria, nelle nuove tecnologie con il principio della sostenibilità finanziaria sul medio e sul lungo periodo. Rete ospedaliera, politiche socio sanitarie territoriali, integrazione fra le professioni, ricerca, innovazione tecnologica: questi i campi di sviluppo.

2 – Recentemente hai passato una giornata visitando i vari pronto soccorso della provincia, che situazione hai trovato?

Ho visitato il pronto soccorso dei nostri presidi ospedalieri nel momento più difficile, quello del picco influenzale. Ci sono problemi ma sono risolvibili e vanno affrontati ricercando migliorie i cui effetti saranno evidenti con il tempo. La verità è che i problemi del pronto soccorso dipendono da molti fattori e interessano non solo le scelte adottate nella programmazione della medicina di emergenza/urgenza. Non è colpa dei cittadini se non sono mai state messe a sistema risposte alternative ai loro problemi di salute tra la casa e il pronto soccorso. Quello è il punto su cui dovremo lavorare.

3 – Nelle scorse settimane il nostro giornale ha avviato una serie di inchieste sulla sanità locale, evidenziando come i tagli hanno non hanno colpito in linea di massima i servizi esternalizzati. Ad esempio, come è emerso dalla nostra inchiesta, il servizio di sterilizzazione dei ferri chirurgici che non sembra rispondere a criteri di economicità. E’ possibile risparmiare riportando in casa questi appalti che sono in scadenza, oppure si proseguirà con la strada dell’esternalizzazione dei servizi?

Non entro nel merito dei singoli casi. Sostengo che la riorganizzazione del sistema pubblico e privato della sanità piemontese deve restituire efficienza e trasparenza. A volte serve il coraggio della responsabilità, altre volte basta un po’ di buon senso. Dobbiamo mettere in sicurezza il principio che tutto ciò che si fa ha un grande ed unico interesse che viene prima di ogni altro pur legittimo interesse: il bisogno di mantenere in salute, di curare e di riabilitare le persone.

4 – La riforma ospedaliera sui territorio molto spesso è sfociata in una guerra dei campanili tra i sindaci. Si è perso di vista l’obiettivo generale, la cura dei cittadini?

Ho girato tutto il Piemonte ma quello che abbiamo vissuto nella nostra provincia è stato, e sarà ancora, davvero singolare. Forse perché qui siamo abituati in tutte le politiche pubbliche a ragionare attorno ai sette centri zona che non vogliono determinare tra loro alcuna scala gerarchica. Poi la politica, quella che non ha remore nell’alimentare le paure, quella che non approfondisce, non studia. La politica che si lascia condizionare a sostegno di posizioni retrograde. La politica che difende un sistema fallito. Mentre c’era, e c’è ancora, lo spazio per fare le giuste critiche su ciò che non ha funzionato ma non contro tutti e tutto il cambiamento. E non è un problema di destra o sinistra ma di responsabilità collettive.

5 – Si farà l’accorpamento tra Asl e Aso? Ma soprattutto si farà il nuovo ospedale, e dove?

Vorrei evitare di aggiungere la mia opinione alle tante che ho ascoltato e letto in questi decenni su questi due importanti argomenti. Ho fatto altro. Ho presentato un ordine del giorno in Consiglio Regionale approvato all’unanimità dove ho chiesto alla Giunta di avviare uno studio con evidenza scientifica sugli effetti dell’accorpamento dell’Asl e dell’Aso. Mi interessa sapere cosa cambia per un cittadino avere un’azienda unica, dopo, ma solo dopo, mi interessa sapere cosa ne pensa il PD, la Lega, il M5S, il medico, o quello che perde la posizione di comando. Così pure per il nuovo ospedale. Ci verrà consegnato nei prossimi mesi uno studio dove capiremo, in base al territorio e ai bisogni di salute in questa provincia, quanti nuovi presidi ospedalieri servirebbero al posto degli attuali, i costi e le caratteristiche. Ovviamente quello studio preliminarmente conterrà la mappa dei costi di gestione e sanitari delle attuali strutture.

Così chi avrà un’altra posizione la dovrà sostenere con argomenti diversi da quelli che di solito ascolto.

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Salute: l’occasione storica per la provincia di Alessandria

 

Dopo l’uscita dalle costrizioni del Piano di Rientro a cui era sottoposta la sanità piemontese a causa di scelte sbagliate e non in linea con i bisogni di salute dei cittadini, ora è possibile programmare per il futuro.  Uno degli ambiti fondamentali delle politiche della salute è quello della Ricerca. Esiste un Programma Nazionale di Ricerca finanziato con una quota pari al 1% del Fondo Sanitario Nazionale che definisce le priorità e l’allocazione delle risorse anche in base a sinergie europee ed internazionali. Vale la pena soffermarsi sul fatto che le risorse a disposizione appaiono non adeguate alle reali esigenze e sotto la media rispetto agli impegni economici dimostrati nel tempo dai Paesi più avanzati. Tant’è che quelle poche risorse a disposizione impongono alla politica indirizzi chiari per evitare inefficaci dispersioni. In questo contesto nazionale si inseriscono le Regioni che in base al non modificato Titolo V della Costituzione hanno competenza concorrente in materia. Per questa premessa, e per le nuove condizioni  in cui oggi il Piemonte si trova, è tempo d’aprire una fase di approfondimento con l’obiettivo di valutare un Piano Strategico Regionale della Ricerca Sanitaria e Biomedica. Quel Piano sarebbe utile a definire ed attuare Istituzionalmente una Politica per la Ricerca e a valutarne l’attività secondo parametri scientifici oggettivi. Ne scaturirebbe una relazione sistematica tra l’analisi dei bisogni, le priorità, l’allocazione delle risorse e le risposte che la Ricerca stessa potrebbe fornire limitando le richieste sporadiche in ragione appunto di un piano organico condiviso.  Ma insistono altre ragioni che mi inducono a sostenere e a promuovere un sistema per la Ricerca Sanitaria e Biomedica. La prima ragione è di ordine culturale e formativo  e riguarda sia le strutture in cui si sviluppa la Ricerca, per il prestigio che ne deriva, che per i professionisti, quelli affermati e i giovani da formare; mi pare evidente che si tratterebbe di un investimento per il futuro delle strutture e dell’ambiente in cui sono collocate e sarebbe l’unica modalità, per altro già sperimentata altrove, per essere inseriti nei circuiti internazionali. La seconda banale ragione è propria delle ricadute sanitarie. La terza ragione è decisamente economica, anche occupazionale e non solo nell’ambito sanitario. La promozione del patrimonio di competenze scientifiche e tecnicamente qualificate renderebbe appetibile il territorio per nuovi insediamenti o per collaborazioni ad alto valore aggiunto attirando investimenti privati.

L’università, le imprese le Amministrazioni locali e le Aziende Sanitarie Regionali possono essere protagonisti di un sistema locale in grado di dare un senso alla frase usata o deturpata troppe volte “ Un futuro migliore”, un titolo di un tema il cui svolgimento rappresenta l’essenza delle Politiche Pubbliche.

Per questo sono contento del percorso fatto fino ad ora in Alessandria. Molte volte, quasi sempre, per realizzare un progetto sono necessarie preliminarmente  l’ostinazione, la perseveranza e la continuità.

Qui non sono mancate. Secondo i documenti del Piano Nazionale di Ricerca ciò che manca nel nostro territorio sono gli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico. Sono certo che la provincia di Alessandria e le sue strutture hanno le carte per essere riconosciute tali per l’evidenza scientifica fino ad ora riscontrata, per la bravura dei nostri professionisti e perché qui ci sono state e ci saranno ancora condizioni ambientali che hanno sviluppato patologie non guaribili ma che hanno convinto tutti noi a reagire. Penso all’amianto e al mesotelioma.

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Inizia il piano per gli investimenti: 8 milioni per la rete territoriale con le Case della Salute e 2 milioni per l’autismo

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Il primo effetto positivo per la sanità in Piemonte dopo l’uscita dal rigidissimo piano di rientro è la possibilità di utilizzare circa 10 milioni di euro per l’assistenza socio sanitaria territoriale, precisamente due milioni per erogare servizi a favore dei pazienti affetti da disturbi dello spettro autistico ( giovani e adulti ) e otto milioni per la rete diffusa delle Case della Salute.

Circa l’autismo sarà fondamentale impegnare le risorse in tutti i distretti  per sviluppare medesimi modelli di presa in carico multidisciplinari e all’altezza degli effettivi bisogni di salute. Per l’età evolutiva, stiamo parlando di circa 2600 pazienti con diagnosi di autismo in cura presso i  servizi di neuropsichiatria infantile. Il 10% riguarda la fascia 0-3 anni (dove è maggiore la probabilità di miglioramento se i pazienti vengono curati con continuità).

Mentre, per quanto riguarda le Case della Salute, l’obiettivo è quello di sviluppare progressivamente un modello più vicino al cittadino in cui la risposta appropriata socio sanitaria di base sia accessibile nell’intero arco della giornata.

Con il 25% degli 8 milioni disponibili saranno  potenziate le realtà dove già esiste nei fatti un’integrazione tra le attività dei medici di famiglia, dei servizi distrettuali delle ASL e degli enti gestori delle Politiche Sociali (sono 25 in Piemonte).  Le rimanenti risorse verranno impegnate per realizzare altre 29 Case della Salute previste in questa prima fase.

In provincia di Alessandria alle realtà attive di Valenza e Castellazzo Bormida e alla sperimentazione denominata “Picasso” voluta nel distretto ovadese/acquese, (con infermieri di famiglia o comunità), si aggiungeranno le nuove Case della Salute di Arquata Scrivia e Castelnuovo Scrivia.

L’auspicio è quello che la direzione generale dell’ASL, in accordo con i sindaci del territorio,  sappia programmare con determinazione anche in altri territori della nostra provincia le opportunità delle Case della Salute dimostrando che la sanità può diventare un diritto più vicino ai cittadini.

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CHI E PERCHE’ HA INTERESSE A BLOCCARE IL PROGETTO DI RICERCA SUL MESOTELIOMA?

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Si tratta di un progetto sviluppato dall’UFIM (Unita Funzionale Interaziendale Mesotelioma) validato al massimo livello scientifico, già dotato del necessario finanziamento AFEVA (Associazione Familiari E Vittime dell’Amianto) e sottoscritto dall’ASO di Alessandria. Ma evidentemente tutto questo non basta per passare alla fase operativa.

“Nella giornata in cui si presenta a Roma, davanti alle massime autorità dello Stato , la proposta di Testo Unico sull’amianto, e nel contempo si svolge a Torino un altro decisivo passaggio lungo il difficile cammino della giustizia per le vittime e per i loro familiari, desta sconcerto l’inspiegabile situazione di stallo che blocca l’avvio del progetto di ricerca e sperimentazione sul trattamento del mesotelioma, predisposto dall’UFIM (costituita tra l’Azienda Ospedaliera e l’Azienda Sanitaria alessandrine) proprio allo scopo di migliorare l’approccio terapeutico ai pazienti colpiti da questa gravissima patologia. Il progetto è stato già da tempo validato sul piano medico-scientifico, fa capo a una struttura, per l’appunto UFIM, che da anni opera sul territorio con grande competenza ed è divenuta negli anni punto di riferimento fondamentale per le moltissime persone che, non solo nel Casalese, si trovano ad affrontare le dolorosa condizione legata alle malattie da amianto. In aggiunta a tutto questo, il ritardo appare ancora più intollerabile se si considera che il progetto è finanziato con i fondi AFEVA, ottenuti nel corso della lunga e non ancora terminata battaglia per la giustizia contro i responsabili della strage. Sarebbe perciò anche moralmente intollerabile che questo imbarazzante ritardo, che scarica il suo peso anche psicologico su centinaia di famiglie, si prolungasse ancora, senza neppure fornire ai malati e alle famiglie, e più in generale ai cittadini, una spiegazione chiara e trasparente, ammesso che ci sia. Dalle informazioni a disposizione, risulta che il passaggio formale nel Comitato Strategico, necessario per dare il via al progetto, sia stato effettuato ormai da tempo e che, per parte sua, l’Azienda Ospedaliera abbia già provveduto alla sottoscrizione di sua competenza. Dunque, come spesso accade in Italia, “manca solo una firma”. Un tratto di penna che separa la burocrazia da chi attende solo di operare (con la serietà, la professionalità e i risultati che UFIM ha mostrato sul campo negli anni) e da chi attende di poter esigere il proprio diritto a cure migliori. Sappiamo quanto l’Assessore regionale alla sanità sia sensibile alla questione e siamo certi del suo intervento per sbloccare la situazione. Ma è importante che davvero non si perda un minuto in più”

 Daniele BORIOLI, Senatore PD

Domenico RAVETTI, Consigliere regionale PD

 

 

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Sanità: siamo usciti dal piano di rientro

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L’avevamo promesso in campagna elettorale ed ora finalmente possiamo annunciare d’aver raggiunto l’obiettivo: la sanità piemontese è definitivamente fuori dal piano di rientro.  La Regione Piemonte riacquista autonomia  e, con responsabilità e rigore ma senza vincoli, potremo amministrare in una fase nuova dove le esigenze dei cittadini saranno ancora più centrali; un futuro senza riduzioni dell’offerta sanitaria, un’offerta che continueremo a riqualificare mantenendo le eccellenze.

A proposito di eccellenze riconosciute, intendo  proprio ora ringraziare il personale delle nostre aziende per l’impegno dimostrato in questa fase così complicata; senza i sacrifici del nostro personale non avremmo potuto ottenere questo risultato mantenendo in questi anni inalterata qualità ed efficienza.

Ora potremo tornare ad investire nelle strutture esistenti e, dove previsto, nella realizzazione di nuove. Inoltre potremo definire una nuova programmazione soprattutto nell’area socio sanitaria in particolare per quanto riguarda gli extra Lea che continueranno ad essere garantiti ma nelle competenze sanitarie.

 

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Sulla riqualificazione della Sanità: “a ciascuno il suo mestiere”

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Nella gestione della sanità piemontese esiste un fatto e non un’opinione. Il Piemonte, insieme all’ Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia e Sicilia, è costretto a rispettare un rigidissimo piano di rientro finalizzato a verificare la qualità delle prestazioni ed a raggiungere il riequilibrio dei conti dei servizi sanitari regionali. Il Ministero della Salute è impegnato nell’affiancare l’assessorato Piemontese nel raggiungere gli obiettivi previsti dal Piano.

Le attività condotte in termini di razionalizzazione della spesa hanno determinato rilevanti progressi tanto da raggiungere posizioni di equilibrio finanziario, ma ancora molto è necessario fare in particolar modo sulla garanzia, in termini di equità e qualità, dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza.

Questa infatti rappresenta la sfida più importante che il Piemonte ha di fronte e con la quale dovrà confrontarsi ancora nei prossimi anni: rendere possibile equilibrio finanziario ed erogazione equa ed efficace dei servizi.

Rimanendo sui fatti vorrei specificare che la debacle sanitaria piemontese è figlia di scelte sbagliate compiute negli ultimi decenni, scelte dettate da un mix di evidente incompetenza e di ossessiva ricerca del consenso.   E sempre sui fatti, non sulle opinioni, vorrei ricordare che in questa legislatura noi cerchiamo di aggiustare “rotti” che altri hanno causato con la consapevolezza che tale aggiustamento lede alcuni interessi e molte pratiche consolidate nel tempo che poco avevano, o hanno, a che vedere con l’equità e la qualità dei servizi; e cerchiamo di raggiungere gli obiettivi riportando alla Regione il ruolo che le compete, cioè quello della programmazione. Questa è la volontà della maggioranza che sostiene la Giunta Regionale pronta a pagare un prezzo politico per non aver gettato sulle spalle delle generazioni future il peso dell’inefficienza. So di aver convintamente condiviso questo cammino, quello di una programmazione diversa rispetto a quella praticata nel passato, ma non sento di doverne pedissequamente condividere altri inerenti ad altre competenze e ad altre responsabilità. “A ciascuno il suo mestiere” è una frase che può aiutare la sintesi del mio ragionamento; all’interno dei confini definiti dalla programmazione regionale esiste un campo con diversi protagonisti tecnici, non politici, valutabili in via esclusiva per specifici obiettivi assegnati, tempistiche e budgets da rispettare. Con molta semplicità, secondo le normative vigenti, andranno valutati.

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