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Avremmo bisogno semplicemente di un Partito normale.

PD, Congressi di Circolo e Congressi provinciali. Più in là quello regionale.

 

Tra qualche settimana inizierà la stagione dei congressi di circolo e dei congressi provinciali del Partito Democratico. Quindi anche nella nostra provincia avvieremo le procedure per eleggere i gruppi dirigenti locali che avranno il compito non semplice di affrontare i passaggi politici per il prossimo quadriennio.

Gli iscritti saranno gli unici a potersi esprimere, vedremo nei prossimi mesi se verranno nuovamente utilizzate le Primarie aperte a tutti gli elettori per la scelta dei segretari Regionali, scelta prevista più in là nel tempo. Dico subito che sull’argomento – Segretario Regionale – la discussione non può essere svolta esclusivamente dentro le mura torinesi per di più solo tra soggetti della medesima componente politica. Per come si è aperto il confronto nelle schermaglie agostane, e se così dovesse proseguire, mi pare del tutto naturale immaginare una reazione segnata da candidature con caratteristiche differenti da quelle che i giornali riportano. Ma per questo appuntamento tutti abbiamo ancora del tempo e hanno del tempo anche quelli che dovranno essere più inclusivi se vorranno provare a vincere.

Non abbiamo invece molto tempo per decidere il da farsi nei Circoli e nelle Unioni provinciali. C’è un errore che non dovremmo commettere: la corsa al tesseramento, i pacchetti di tessere utili solo ad imporre un segretario funzionale a qualche progetto. E di solito i progetti in queste vicende non sono mai per i cittadini.

Per essere un Partito normale avremmo bisogno di un confronto politico serio sul futuro dei nostri territori. E’ un’occasione incredibile che non possiamo gettare al vento in quanto più interessati alle sfide muscolari tra filiere di dirigenti. L’occasione dei congressi è quella di un confronto sulle prospettive che riguardano le piccole e grandi questioni di interesse pubblico: posso fare un elenco, ognuno può fare il suo, di certo il PD dovrà posizionarsi nel dibattito sulla gestione dei rifiuti, sulla sanità, sul trasporto pubblico locale, sullo sviluppo economico, sul lavoro e su tanto d’altro.

In un Partito normale dovremmo dividerci su idee diverse per il futuro, non sulla scelta dei nomi che potrebbero garantire più tranquillità per il futuro delle prossime candidature.

Il 2018 sarà l’anno delle elezioni Politiche, e vedremo che capiterà e con quale legge elettorale; il 2019 sarà l’anno delle elezioni regionali e delle amministrative dove andranno al voto città come Novi Ligure, Tortona, Casale Monferrato, Ovada, e lì avremo bisogno di coalizioni competitive. Quello che voglio dire è che nell’approccio con quegli appuntamenti possiamo provare a cancellare il passato ma la verità è che veniamo da filotti perdenti di assoluto rilievo come le Amministrative 2016 di Torino, il Referendum del dicembre scorso e le Amministrative 2017 di Alessandria.

Per tornare ad essere vincenti alle elezioni non basta raddoppiare il tesseramento, non basta stringere accordi e “accordicchi” e non basta chiedere al mondo di girare sempre attorno agli stessi.

Facciamo attenzione perché quei metodi hanno i giorni contati; alla fine sono sempre gli elettori che decidono e per convincerli gli argomenti sono altri. Sta a noi riconoscerli.

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PD Alessandria: in sintonia con i pensieri della città evitando personalismi, cerchie ristrette e banalizzazioni.

 

Lettera aperta

Caro Segretario, cara Presidente, care e cari tutti,

 

abbiamo perso. Abbiamo perso tutti, nessuno escluso, in verità qualcuno ha perso più di altri ma la sostanza è la stessa. Ha perso il segretario nazionale, la candidata a Sindaco, il Partito, la coalizione. Nessuno si senta escluso in questa sconfitta e nessuno tenti la via breve dell’autoassoluzione, in fondo c’è chi cade a terra, ammette la caduta e si rialza, e c’è chi pretende di non essere caduto e comincia irrimediabilmente a divorziare dalla realtà. La questione vera è comprendere le ragioni della sconfitta e per questa attività abbiamo bisogno ancora un po’ di tempo, qualche settimana in più per consentire alla quiete di riportare ordine. Certo è che in Alessandria, ma non solo in Alessandria, come in una tempesta perfetta si sono sovrapposte diverse congiunture sfavorevoli. Può non piacerci ma la verità è che in questa fase storica il Partito Democratico quando deve affrontare le elezioni con un sistema maggioritario con doppio turno soffre tremendamente nel fare coalizioni e alleanze vincenti. E sul tema insiste una ragione di fondo: siamo al Governo della Nazione con grande senso di responsabilità ma con una continua e costante (anche se su alcuni argomenti poco comprensibile) tensione mossa dai partiti con cui alle amministrative abbiamo costruito la coalizione, una tensione a cui il segretario nazionale risponde non certo con i fiori. Abbiamo diviso i dirigenti, ma in Alessandria i dirigenti abbiamo fatto in fretta a riunirli; il problema è che in Alessandria e in Italia abbiamo abituato il nostro popolo al conflitto interno e alle urne non lo abbiamo più ritrovato sotto la medesima bandiera.

Inoltre il PD è in calo non solo nei sondaggi, che valgono quello che valgono, è in calo nelle speranze degli italiani per non aver saputo, o potuto, affrontare alcune grandi questioni sociali che hanno a che fare con i diritti delle persone. Dal 2014 ad oggi abbiamo messo in fila una sequenza di sconfitte elettorali e referendarie che dovrebbero almeno imporci una seria riflessione, attività che pensiamo, sbagliandoci, di aver svolto con le ultime Primarie. Vogliamo ancora una volta ribadire con semplicità che è chiaro da tempo che i congressi finiscono il giorno dopo e che l’ago non va utilizzato in politica per pungere ma per cucire; non siamo interessati ad indebolire nessuno, tantomeno il Segretario Nazionale, però cosa deve ancora capitare per capire che così facendo rischiamo tutti di sbattere contro i prossimi muri? Forse salveremo un pezzo di classe dirigente ma non metteremo in sicurezza l’Italia dall’avanzata delle destre e del populismo.

 

Poi restano sul tavolo le ragioni tutte locali della sconfitta. Ed è proprio su queste che abbiamo bisogno più tempo per l’analisi. Intanto abbiamo capito che la buona amministrazione è la premessa per poter essere ricandidati ma non è la garanzia per poter vincere. La sintesi politica è più o meno questa: abbiamo risanato i conti dell’amministrazione e gli elettori hanno riconsegnato la città alla parte politica che ha generato in buona misura i problemi. Non consoliamoci con la retorica, qui non è che non ci hanno capiti o che non siamo stati bravi a comunicare quanto era complicato amministrare. Qui, in questa storia, in questa città, c’è stato un giudizio politico gemmato da un radicamento culturale a noi avverso che sotto traccia ha determinato la sconfitta. Su questo punto dobbiamo concentrare l’analisi. E allora forza! E’ arrivato il tempo per un dibattito, nuovo, aperto, inclusivo e privo di infingimenti; abbiamo bisogno di riconnetterci con i pensieri della città evitando personalismi, cerchie ristrette e banalizzazioni che rischiano d’essere il vero e grande nemico del PD di Alessandria per i prossimi mesi.

 

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Alleanze

 

 

PD: chiarezza sulle alleanze.

Per le Regionali e per le Comunali 2019 c’è tempo ma non esistono spazi per alternative al centro sinistra.

Seguo con interesse l’evoluzione del dibattito politico nazionale in particolare nel campo del centro sinistra e confesso tutte le mie preoccupazioni. Per rasserenare gli animi è bene premettere che non serve attaccare nessuno ed è superficiale il metodo ripetuto più volte a sinistra dell’eliminazione del leader per eliminare i problemi. In verità la storia è lì a dimostrare esattamente il contrario. Quindi, se ci sono problemi, e con tutta evidenza i problemi ci sono, il nostro obiettivo non è quello di risolverli contribuendo a sfiduciare Matteo Renzi. C’è un però.  Dobbiamo fare insieme un’analisi che ci permetta di capire le vere ragioni che hanno costretto il PD lungo un precipitoso declino : siamo stati nel 2014 una speranza per l’Italia, nel dicembre 2016 abbiamo perso il referendum costituzionale su cui giocavamo la nostra partita più importante e alle elezioni amministrative di quest’anno siamo stati vissuti dalla maggioranza degli elettori come un problema per l’Italia. Non possiamo banalizzare questo pezzo di storia adducendo motivazioni che non riguardano la conduzione del Partito e l’orizzonte verso cui stiamo procedendo. E allora, con serietà, proviamo a ridefinire l’ordine delle priorità delle nostre politiche adeguandoci ad una società che è repentinamente cambiata. Abbiamo aperto varchi inaspettati nelle scelte per i diritti civili e c’è da chiedersi perché non fare altrettanto con i diritti sociali. Non possiamo negare che viviamo un tempo dove ritornano ad essere a rischio alcune questioni che incidono sulla qualità della Democrazia di un Paese. La garanzia del diritto alla Salute o le prospettive per un lavoro stabile, sono solo due voci tra le tante che meriterebbero più attenzione e politiche più efficaci. E su questo fronte non possiamo schierarci in solitudine o in coalizione a seconda della legge elettorale. Spieghiamoci. Vorremmo tanto che il PD fosse autosufficiente nelle sfide elettorali a partire dalle prossime Politiche. Vorremmo che la nostra proposta non finisse nella rete del confronto con le proposte di altri soggetti politici. Lo vorremmo tutti noi ma in particolare, lo capisco, lo vorrebbe il segretario nazionale perchè la sua proposta è già stata oggetto di valutazione del popolo delle Primarie alcuni mesi fa. Ma questo non basta per vincere. In un sistema elettorale proporzionale questo serve a rafforzare un’identità, quindi ad ottenere più voti, ma il giorno dopo le elezioni comunque saremmo costretti a siglare nuovi patti programmatici con chi è più simile al PD per farsi carico del Governo del Paese. Qui sta il punto e bisogna far chiarezza. Molti di noi continuano a sostenere che le coalizioni si costruiscono prima del voto a prescindere dalla legge elettorale, e comunque, che faremo quando saremo di fronte al maggioritario con certezze sin dal principio sul candidato alla presidenza delle Regioni o sul candidato Sindaco? In quel senso sta la necessità di riaprire un confronto con chi ha costruito casa alla sinistra del PD.  L’alternativa alla coalizione del centrosinistra sta nei numeri e porta inesorabilmente verso il centro destra. Per carità, forse nulla di impressionante per qualche enclave fiorentina ma per molti di noi quell’ipotesi, perché altro non è, resta un’ipotesi impraticabile sulla quale chiameremmo i nostri iscritti ad esprimersi. Infine, mentre amministriamo in coalizioni di centrosinistra, tra meno di un anno saremo chiamati a votare per il rinnovo del Parlamento e tra meno di due per tantissime Amministrazioni Comunali e per il Consiglio Regionale del Piemonte. Con il dovuto rispetto per il paragone non vorremmo che qualcuno nel PD si preparasse alla guida di una coalizione con la speranza di mettere in imbarazzo Claudia Porchietto o Alberto Cirio nel scegliere se stare con noi o con quel che resta del centro destra.  

Domenico Ravetti – Consigliere Regionale

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Fidatevi di loro

Domenica 11 giugno in molte città si apriranno i seggi per scegliere il sindaco e i consiglieri comunali. Nella nostra provincia, oltre a diversi piccoli e medi Comuni, andranno al voto Alessandria e Acqui Terme.

So bene che questo è un periodo in cui la politica è vissuta con distacco,  con sospetto, addirittura spesso è considerata come la causa delle tante difficoltà che ogni giorno affrontate. Ne sono consapevole e ho buone ragioni per comprendere che avete maturato quel giudizio negli anni sul terreno degli errori commessi.

Eppure “politica” resta una bella parola se preceduta da aggettivi che la qualificano: buona, responsabile, competente, equilibrata, onesta. Questi aggettivi abbinati al sostantivo “politica” non sempre, a dire il vero quasi mai, ci convincono; così è capitato che molti elettori hanno scelto alternative che hanno appagato il senso di rivalsa nei confronti di un presunto sistema ma che nel  breve e medio periodo si sono rivelate non idonee  all’amministrazione dei nostri Comuni.  E negli ultimi mesi e giorni sono emersi alcuni evidenti esempi a sostegno di quello che ho scritto.

Guardate, potete andare al mare o potete apporre una croce sul simbolo che più di altri restituisce un senso di liberazione. Fatelo, molti lo faranno, ma sbagliereste; sarebbe pur un gesto liberatorio ma inutile e isolato. Domenica in palio c’è una parte più o meno marginale della soluzione dei vostri  problemi, non c’è un gioco a mandare a quel paese qualcuno.

Io dico centro sinistra, e in particolare io dico PD. Lo dico per ciò che è stato fatto negli ultimi cinque anni e per quello che si intenderà fare nei prossimi cinque. Questo non basta? Questo argomento non è stato e non sarà sufficiente a convincervi?

Allora aggiungo con ancora più forza che in quelle liste sono state candidate parecchie persone che conosco e alcune sono certo che le conoscete pure voi.

Sono cittadini buoni e responsabili; hanno dimostrato competenza amministrativa e capacità nelle loro attività professionali; sono riconosciuti per equilibrio e per onestà. Sono giovani impegnati nelle associazioni di volontariato, sono studenti.

Li conosco, per me sono i pilastri su cui costruire la politica di cui abbiamo bisogno. Fidatevi di loro.

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No al ritorno al passato. Serve una coalizione nuova nel campo del centro sinistra.

Il PD si impegni a costruirla e Renzi si candidi a guidarla attraverso le Primarie.

Alcuni fra noi dicevano durante il congresso del PD, terminato con le Primarie vinte da Matteo Renzi, che correvamo il rischio di rivivere una nuova stagione di intese più o meno larghe con personalità significative del centro destra, in particolare con l’immarcescibile Silvio Berlusconi. Al primo bivio, quello della legge elettorale, il rischio si è trasformato in qualcosa che assomiglia molto alla realtà. A preoccupare non è il tentativo legittimo di definire assi politici tra le parti che sostengono alcune riforme, ad esempio quella della legge elettorale ( che è un po’come scegliere insieme le regole del gioco ). A preoccupare, almeno, a preoccuparmi, è il fatto che non vedo all’orizzonte coalizioni alternative per il Governo del Paese e non mi appaga il pretesto, la cui semina ho già notato, volto a dimostrare che ci sono delle colpe e stanno alla sinistra del PD. Il tema non è l’antipatia o la simpatia degli uni verso gli altri. Il tema è il progetto della classe dirigente che si candida a Governare per il bene dell’Italia. Qualcosa di chiaro, leggibile e che inevitabilmente ha bisogno di una coalizione di Partiti coesi e compatibili fra loro. Oppure mi si dica che evochiamo l’idea del Partito a vocazione maggioritaria, cioè l’autosufficienza del 40%,  ma pratichiamo nella sostanza la politica del proporzionale dove ognuno è per sé, ma solo durante la campagna elettorale. Poi ognuno è con chi ci sta a fare una maggioranza a prescindere dal programma.

Per questo sarebbe utile che il nostro segretario non esitasse a dirci con semplicità che Nazareno gli ricorda solo Nazaret e non un patto con Berlusconi. E sempre il nostro segretario, sarebbe utile si impegnasse con determinazione a porre le basi per una coalizione molto simile a quella che in tante città i nostri candidati a sindaco presentano agli elettori. Se ascoltasse un consiglio di uno che alla Leopolda non c’è mai stato forse ne ricaverebbe l’autenticità: si candidi a guidare questa nuova coalizione attraverso le Primarie. Faccia qualcosa di nuovo, sia capace di instaurare un dialogo diverso con le generazioni del 2000. E al contempo ricostruisca un progetto con radici profonde che muova le sue ragioni dalle tensioni ideali del socialismo per incontrare quelle della dottrina sociale cattolica. Roba antica, come sono antiche e mai risolte le grandi questioni sociali del lavoro, della salute della formazione scolastica e professionale; fragilità che tuttora sono un tratto distintivo di un numero sempre più crescente di italiani.

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Positivo il voto degli iscritti in provincia di Alessandria a favore di Orlando

Il voto degli iscritti al PD della provincia di Alessandria a favore di Andrea Orlando è molto positivo tant’è che questa è la provincia, insieme al VCO, dove Renzi raccoglie meno rispetto a tutte le altre del Piemonte.
Grazie ad oltre 400 iscritti, che rappresentano il 36,5% dei votanti, e fra questi molti giovani impegnati anche nelle presentazioni della mozione nei Circoli, la proposta politica di Orlando è presente ovunque sul nostro territorio; è di tutta evidenza che questo fattore permette sin d’ora d’essere fiduciosi in vista della sfida delle Primarie del 30 aprile prossimo.
Abbiamo bisogno di ricostruire il rapporto con i cittadini, i sindacati, le associazioni economiche e le tante professioni, rimettendo nell’ordine corretto le priorità nelle nostre politiche. Se dalla speranza dimostrata nel 2014 siamo passati al messaggio di sfiducia contenuto nel voto del Referendum del 4 dicembre scorso non lo si deve in particolare a qualcuno. La questione vera non sta nelle persone ma nelle politiche che abbiamo adottato in questi ultimi anni. Pur avendo fatto il bene dell’Italia in molti ambiti non abbiamo restituito fino in fondo certezze ai giovani, non abbiamo migliorato com’era nelle aspettative le condizioni di tante famiglie in difficoltà e siamo stati generalmente timidi nel ridurre le distanze tra povertà e ricchezza. E ciò è capitato in un Partito rissoso non adeguatamente curato, spesso abbandonato a logiche di potere territoriale. Possiamo fare di più, e possiamo farlo uniti. Per queste ragioni invitiamo tutte e tutti a partecipare alle Primarie del 30 aprile; chiediamo un sostegno ad Andrea Orlando e al contempo un sostegno al PD perché ritorni ad essere il Partito delle speranze degli italiani.

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Costituito in provincia di Alessandria il comitato per Andrea Orlando candidato alla segreteria del PD. Prima iniziativa domenica 19 marzo in Alessandria

Verso le Primarie

Il PD ha bisogno di rimettere al centro della sua azione politica le grandi questioni sociali che interessano gli Italiani. A partire dal rapporto con la scuola e la formazione, dal nuovo welfare fino alle nostre imprese che attendono una Politica all’altezza delle sfide internazionali da preparare e condividere nella nuova Europa che per noi rappresenta lo spazio delle opportunità, non quello delle regole astratte, delle costrizioni e del rigore. Ma è il lavoro il punto da cui ripartire; quello autonomo o dipendente, il lavoro che non c’è o quello sempre più precario e con salari inadeguati. Potremo accettare queste enormi sfide se sapremo ricostruire la nostra forza politica – nel campo del centro sinistra – inclusiva, aperta al confronto e al dialogo con tutte le rappresentanza sociali, imprenditoriali e dei lavoratori. Il nostro Partito deve riallacciare le alleanze prima con la società e poi con i partiti che hanno in comune stessi valori e sottoscrivono medesimi obiettivi. Con il referendum del dicembre dell’anno scorso si è interrotta una fase significativa del riformismo istituzionale coincidente con una crescente sfiducia di parti non marginali della nostra società nei confronti del PD. Avremmo avuto bisogno di più tempo per approfondire le ragioni di questo declino e la proposta di una Conferenza Programmatica poteva essere accolta con maggior attenzione. Non si è voluto dedicare spazio all’analisi, speriamo almeno si colga l’occasione in questo Congresso per affrontare le tante sfide che abbiamo di fronte evitando ricette imposte o prove muscolari. Per questo è necessario che il PD si trasformi in un luogo di approfondimento e di analisi; uno spazio di confronto sulla Rete, tra i cittadini e nei nostri Circoli dove si valorizzi il significato della partecipazione dei nostri iscritti anche per formare la nuova classe dirigente del Paese. Quello che non serve sono le filiere del voto da attivare solo durante le competizioni elettorali.

Dobbiamo ricostruire quel centrosinistra “largo” che è stato il motore del cambiamento reale in tutti i passaggi più importanti della vita della Repubblica.

Siamo certi che Andrea Orlando rappresenti oggi il Segretario Nazionale adatto per un PD unito e meno isolato nel contesto della sinistra.

Per queste ragioni in provincia di Alessandria è stato costituito un coordinamento; oltre a tanti giovani e a molte nuove presenze, hanno aderito tanti dirigenti del PD provenienti da esperienze congressuali  diverse.  Tra questi il Senatore Daniele Borioli, l’Onorevole Cristina Bargero, l’Europarlamentare Daniele Viotti e l’assessore del Comune di Alessandria Mauro Cattaneo. Il responsabile del coordinamento provinciale è il Consigliere Regionale Domenico Ravetti.

La prima iniziativa pubblica è prevista per domenica 19 marzo alle ore 10 presso la Soms del Cristo in corso Acqui 156 ad Alessandria.      

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Direzione PD Alessandria su Amministrative 2017. “Il campo di gioco sarà “il futuro”

  1. Rossa è la candidata ma i verbi andranno coniugati sempre al futuro.

 

Siamo arrivati fin qui pur avendo incontrato altri incroci che ci avrebbero permesso di compiere altre scelte. Siamo arrivati fin qui e adesso a Rita e alla sua disponibilità a ricandidarsi dobbiamo dire di sì impegnandola a scrivere con un tratto più forte il futuro della città. Per la lettura della realtà in cui ci muoviamo e per la strada che abbiamo seguito proprio per sue principali indicazioni,  tocca nuovamente a lei. Non ho dubbi a riguardo. Ma voglio essere ancora una volta chiaro, ciò che è stato fatto non basta per vincere le elezioni, è una bellissima premessa che solo noi possiamo rivendicare ma è afferente alle partite precedenti. Per quella premessa noi siamo ancora competitivi ma la prossima sfida avrà altri avversari e il campo di gioco sarà “il futuro”. Chi saprà interpretarlo meglio, chi saprà offrire più garanzie in tal senso, vincerà. Gramellini scrive “se vuoi fare un passo avanti devi perdere l’equilibrio per un attimo”. E’ una frase che mi emoziona perché racchiude in sé il coraggio di non stare fermi di fronte alle difficoltà. Nella perdita dell’equilibrio c’è pure la speranza di trovare a fianco solidi sostegni a cui affidarsi, Nel passo avanti però c’è l’obbligo di scegliere la direzione giusta.

 

  1. Coalizione più larga. Più sinistra e più civismo

 

La maggioranza attuale in Consiglio Comunale non basta più, non è quella la coalizione sufficiente per affrontare il primo turno elettorale. Manca una copertura politica robusta a sinistra e abbiamo smarrito nel tempo il profilo innovativo della lista civica, tanto che in larga misura i candidati eletti nella lista  sono dirigenti del PD e non esiste più quel gruppo consiliare.  La proposta civica va ricostruita completamente ponendo molta attenzione nell’individuazione dei candidati. Così come va costruito con intelligenza un “campo politico” nuovo a sinistra del PD con chi già c’è e con quelle nuove esperienze che altrove hanno già iniziato un percorso fondativo, penso al Campo Progressista voluto da Giuliano Pisapia.

 

  1. Lista del PD con consiglieri e assessori uscenti affiancati da professioni e volontariato

 

Ma oltre ad una nuova lista civica e ad una più robusta copertura a sinistra, dovremmo chiedere a tutti gli assessori e ai consiglieri uscenti del PD di ricandidarsi per comporre una lista aperta ai “saperi” delle professioni e del volontariato con un equilibrato mix tra esperienza e rinnovamento.

 

  1. Sondaggio e Programma Alessandria 2022

 

Il cantiere per il Programma Alessandria 2022 si apra subito e si adottino tutti i provvedimenti necessari per ottenere le risorse dal PD nazionale per un sondaggio tematico sulle criticità e sui bisogni che gli alessandrini vorranno evidenziare. Si rilevi il gradimento sulle opere realizzate e sugli eventuali errori commessi in questi anni; non lo si faccia per individuare i colpevoli ma per correggere la rotta, se necessario.  E il cantiere per il Programma Alessandria 2022 sia coordinato dal Comitato elettorale di Coalizione a cui il PD potrà partecipare con persone esperte sui diversi temi.

 

  1. Ipotesi ballottaggio e conseguente approccio politico

 

Noi giochiamo per vincere al primo turno ma sappiamo che realisticamente sarà il ballottaggio a consegnare alla città il nuovo sindaco. Non escludiamo nessuna ipotesi e predisponiamo diverse strategie per la sfida con il M5S o con il centro destra. Non commettiamo l’errore di accettare quel “Rita contro tutti” evocato recentemente da qualche commentatore perché “tutti contro Rita” significa perdere di sicuro. In questo sistema tripolare, pur valorizzando il nostro profilo programmatico e culturale dobbiamo riconoscere i punti di contatto con i nostri competitors, ciò che ci accomuna, o ciò che accomuna il nostro elettorato con il loro, sarà fondamentale per vincere.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Perché serve anticipare i tempi del Congresso Nazionale del Partito Democratico

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L’abbiamo capito e l’abbiamo già scritto: la prevalenza del NO al Referendum contiene un giudizio sulla proposta di modifica Costituzionale e un giudizio politico con sfumature diverse sull’azione dell’ormai ex Governo Renzi. Proviamo ad approfondire le sfumature diverse.

Esiste il NO di un’ampia fascia popolare in difficoltà che continua a pagare un prezzo troppo alto a causa di una crisi infinita. E’ un No di rivolta contro un sistema che non sa o non può cambiare le condizioni di indigenza o di insicurezza. Domenica 4 dicembre è stata un’occasione per partecipare restituendo con un NO i tanti NO ricevuti. Sia chiaro, ci sarà sempre, perché c’è sempre stata, una parte più o meno marginale della popolazione pronta a votare contro i Governi, di destra o di sinistra. Ma in questo particolare momento di difficoltà per tutte le (non sempre efficaci) politiche di sinistra in Europa risulta ancor più vincente la via breve del rifiuto, del “vaffa”, del muro da costruire. Eppure quel NO è genuino, direi comprensibile, quasi un messaggio da cui ripartire. E poi ci sono i NO di tutta la politica che voleva la fine del Governo Renzi per tornare ad essere protagonista. Anche quei NO sono molto comprensibili, forse non genuini, basta leggerli per quello che sono. In questo senso pure per la sinistra ai margini, dentro e fuori il PD, per le destre aziendali, per quelle post fasciste o liberali il 4 dicembre ha rappresentato un’occasione politica evidentissima. Inoltre, ci sono i NO della maggioranza dei cosiddetti “corpi intermedi organizzati”, i sindacati dei lavoratori per esempio, che hanno vissuto con malessere questa stagione. Infine ci sono i NO al quesito referendario, ma sono in netta minoranza.

Colto il segnale sociale dobbiamo ripartire. Più di 13 milioni di italiani con il loro Sì hanno dimostrato di volere le Riforme Costituzionali contenute nel quesito referendario e proprio da lì, per coerenza, dovremmo ricominciare il confronto, per coniugare poi con i verbi giusti le nuove politiche ancora più attente alla scuola, alla sanità, al lavoro, alle pensioni. Ecco perché è fondamentale un Congresso del PD: quali riforme e quale politica dopo il referendum?

Il Congresso serve perché abbiamo bisogno di tutto fuorché di una ripartenza ipocrita dove tutti restano a navigare per interesse nel mare magnum del 30% ( e più) dei consensi salvo non assumersi fino in fondo le responsabilità nelle “partite difficili” dei tanti cambiamenti che abbiamo avviato in giro per l’Italia. E se ci sarà chiarezza il Congresso rifondativo del PD sarà utile per gli italiani; dobbiamo solo capire se tra noi è ancora maggioritaria l’idea di cambiare l’Italia, (per esempio superando il bicameralismo perfetto), con una politica che si assume la responsabilità delle proprie azioni o se prevale un’altra posizione, legittima, per carità, ma che non vuole superare l’unica resistenza detestabile: la resistenza al cambiamento. E dobbiamo capire se queste posizioni possono coesistere nel medesimo Partito o se possono, magari con più chiarezza, allearsi da contenitori differenti. Nel frattempo tutto è un po’ più complicato. Con il NO restano Camera e Senato a fare le stesse cose,  resta il conflitto di competenze tra Regioni e Stato, restano nel limbo Costituzionale le Province e al CNEL fanno festa. Ma soprattutto, mentre stiamo lì a sostenere Paolo Gentiloni chissà fino a quando con la stessa maggioranza con cui sostenevamo Renzi,   si è rafforzata l’idea che in Italia la Conservazione prevale sul Riformismo e che un “vaffa” ha più efficacia di un pensiero profondo.

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Abbiamo ancora la forza.

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Domani finisce la storia del Governo presieduto dal segretario del Partito Democratico. Esulteranno i Grillini, i leghisti, Casa Pound, i redivivi berlusconiani e gli eredi di Bertinotti. Avranno tutti buone ragioni per esultare. Io no, non esulto. In quota parte, per quel poco che conto, sento il peso della sconfitta che condivido con la mia comunità politica. Non tutta. Non possiamo fare finta che non sia successo nulla, la verità è che la riforma era l’unica possibile, (dato il contesto parlamentare,). Ma c’era dell’altro: noi non abbiamo ascoltato tutti i lamenti di una società impaurita, ferita, delusa; e gli italiani in larga misura non hanno solo risposto al quesito referendario ma anche alla domanda “il Pd sta facendo bene?” E buona parte ha detto No. A volte le sconfitte sono salutari e questa sarà proprio una di quelle. Ci farà bene, ne sono certo. Ma dipende molto dalla ripartenza e da domani, dalla direzione nazionale del PD. Quello che non dobbiamo fare è sostenere un governo tecnico alla Monti, lo facciano i leaders del No, noi il senso di responsabilità lo abbiamo dimostrato troppe volte pagando prezzi enormi. Tutti, nessuno escluso, sostengano un governo per riscrivere le regole del gioco, poi si torni al voto con alleanze politiche e programmatiche chiare. Noi abbiamo ancora la forza che serve quando si ricomincia.

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