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Al nuovo Governo chiedo di restituire centralità al Piemonte.

Map of Italy with the provinces, Piemont is highlighted by a hatching.

GOVERNO. RAVETTI (PD): “RIDARE CENTRALITÀ AL PIEMONTE. ECCO I CINQUE BANCHI DI PROVA PER IL CONTE BIS: INFRASTRUTTURE, SANITÀ, TERRITORI, AMBIENTE E GREEN ECONOMY”

 “Sin dai primi giorni della crisi di governo ho manifestato dubbi e perplessità sull’ipotesi di un’alleanza Pd-5Stelle. Anche dopo il giuramento del Conte bis resto della mia idea ma mi auguro che il nuovo esecutivo mi smentisca e possa davvero realizzare quel ‘cambiamento’ tanto invocato ed atteso. Strada facendo, valuteremo alla prova dei fatti. Ciò detto, da capogruppo Pd mi aspetto un’inversione di tendenza rispetto ad un passato dove le priorità sono sempre state quelle lombardo-venete. Il Nord non è solo il Nord Est ed il Piemonte non è una marca di confine. Nelle politiche nazionali e nelle relazioni con il resto dell’Europa è fondamentale ridare centralità alle esigenze della nostra Regione, a cominciare dal grande tema delle infrastrutture e della logistica. Non solo Tav ma anche lo sviluppo retroportuale ligure. La seconda questione è quella del salvataggio della sanità pubblica ed anche qui ci attendiamo un approccio diverso rispetto ai due grandi progetti infrastrutturali che sono il Parco della Salute di Torino e la Città della Salute di Novara. Inoltre, oltre alla realizzazione dell’autonomia regionale differenziata, c’è il tema di nuove politiche per i nostri Comuni e le nostre montagne: è fondamentale restituire loro una prospettiva di sviluppo e valorizzazione, riaprendo anche una nuova discussione sulle funzioni delle Province. Abbiamo, poi, bisogno di un significativo trasferimento di fondi straordinari per la messa in sicurezza dei nostri territori dai rischi idrogeologici. Infine, l’ambiente e lo sviluppo ‘verde’. Il Piemonte ha tutte le credenziali per diventare un laboratorio per la green economy. Queste sono le cinque priorità sulle quali mi aspetto convincenti risposte dal nuovo Governo Conte”

Domenico Ravetti

Presidente Gruppo Consiliare Regionale Partito Democratico

Autonomia. Ravetti (Pd): “Sì al confronto, no a bandierine ideologiche”

“Siamo disponibili ad affrontare seriamente la discussione sull’autonomia differenziata, per potenziare i servizi e garantire maggiore efficienza ai piemontesi. Partendo dagli otto punti contenuti nella delibera Chiamparino, adottati anche dalla nuova Giunta, ed allargando la discussione anche agli ulteriori temi indicati nella bozza Cirio. Ci sono alcune questioni che non ci convincono ma sulle quali vogliamo confrontarci entrando nel merito. Detto ciò, ci pare che la priorità della Lega non sia tanto la discussione e la realizzazione dell’autonomia ma che prevalga piuttosto la volontà di piantare una bandierina ideologica e politica. Marcare il terreno, insomma, come dimostra la scelta di istituire una nuova Commissione permanente ad hoc, quando si sarebbe potuto benissimo discuterne in I Commissione, abbreviando i tempi ed evitando un aggravio di costi”: così dichiara il capogruppo del Partito Democratico Domenico Ravetti al termine della comunicazione del Presidente Alberto Cirio questa mattina in I Commissione. “La bozza Cirio ci pare un copia incolla della Lombardia. Lo spirito dell’art 116 della Costituzione è quello di valorizzare le specificità di ogni Regione, invece qui assistiamo all’adozione tout court del modello Lombardo a scapito delle peculiarità dei nostri territori. Altra criticità che ci preoccupa, è che non si tiene in considerazione l’impatto che le nuove competenze avranno sulla struttura amministrativa regionale. Non basta il trasferimento di risorse, c’è un problema di riorganizzazione della macchina regionale. Di tutto ciò, e di altro ancora, siamo convintamente disponibili a ragionare.”

Il problema essenziale.

Non mi piace la piega che ha preso la discussione nel mio Partito sul sostegno al nuovo Governo al fianco del M5S. Considero falsa e strumentale la giustificazione addotta che riassumo con tre No: no al ritorno alle urne per evitare lo sfondamento della destra, no al ritorno alle urne perché prima vengono gli interessi del Paese, no al ritorno alle urne perché con un Governo di legislatura possiamo, con il tempo, saldare il rapporto con il populismo che contiene tratti identitari della sinistra. Bugie. Ad oggi, (spiegherò perché scrivo “ad oggi”) vedo un’altra verità. Il No alle urne perché, a sinistra e tra i pentastellati, c’è paura di non essere rieletti, il No alle urne perché Ministeri e posti di sotto governo fanno un piacere immenso, no alle urne perché chi vuole riprendersi il PD, o farsi un nuovo Partito sulle ceneri del PD, ha bisogno di più tempo. Ad oggi. Perché altrimenti da domani, dovrebbero prevalere altre priorità a partire da quelle programmatiche. Voglio capire chiaramente cosa ne sarà del “decreto sicurezza”, come si intende finanziare il sistema pubblico che garantisce diritti irrinunciabili come la sanità e la scuola, come si rettifica o si migliora il tracciato del reddito di cittadinanza riportandolo sul solco del Rei, quali politiche reali attiveremmo dal giorno successivo all’insediamento per la tutela dell’ambiente a muovere dalla produzione energetica da fonti rinnovabili, al consumo del suolo, alla gestione dei rifiuti, alla tutela dell’acqua e dell’aria. E considerato che il tema della discontinuità dal Governo Conte, costruito sui pilastri della Lega e del M5S non è un vezzo ma è sostanza, mi chiedo, e vi chiedo, per etica e per coerenza, come sia possibile ingoiare con piglio Istituzionale 14 mesi di fango. Ho scritto Conte, sì, Giuseppe Conte, il Presidente del Consiglio di Matteo Salvini, proprio lui, quello che, ad essere gentili, forse è stato solo il notaio che ha apposto i sigilli alle nefandezze di quel Governo.

Guardate, io nel mio Partito mi sono fatto andar bene di tutto e senza battere ciglio. Dal Patto del Nazareno con Berlusconi, al segretario nazionale che da Presidente del Consiglio ha personalizzato una partita (perdendola) su un Referendum; da quella parte di norme contenute nel Job act che ci hanno fatto odiare dai lavoratori, alla rivolta del mondo della scuola a causa della nostra presunzione. Fino alle questioni più regionali dove, per la buona amministrazione e per la salvaguardia degli equilibri di bilancio, al governo del Piemonte ho preso, insieme ad altri, più sberle dai cittadini in 5 anni che scappellotti da mia madre in tutta la mia vita. Io ho già mandato giù di tutto, nel mio stomaco c’è posto per poco altro. Posso deglutire ancora qualcosa, non molto. Per esempio un Governo costruito sull’asse PD M5S; ma almeno, vi prego, un sussulto di dignità politica sui provvedimenti che calpestano i nostri valori. Altrettanto importante almeno all’inizio, giusto per verificare la rotta: i Ministri, i vice Ministri e i sottosegretari, siano personalità a noi vicine, donne e uomini di cui ci possiamo fidare e che ci rappresentano. Con una buona dose di prudenza consiglierei di evitare la corsa al Ministero dei capi corrente del PD. Se proprio dobbiamo dirla tutta, una corsa a cui per tattica Renzi, che è scaltro, e i suoi più vicini collaboratori, che sono altrettanti scaltri, non parteciperanno.