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LA SINISTRA IN SPAGNA, IN PORTOGALLO E IN GRECIA.

IN EUROPA NON CI SONO SOLO SALVINI, ORBAN, LE PEN (DA UNA PARTE) E( DALL’ALTRA) L’ASSE FRANCO TEDESCO.

Nel PD ci siamo chiusi in un dibattito stretto nelle nostre mura e non riusciamo a guardare oltre l’Italia. Quando va bene riceviamo notizie sul futuro dell’Europa e su ciò che capita negli altri Stati attraverso punti d’osservazione distanti. E l’Europa pare essere diventata il campo della sfida dei nazionalisti contro le politiche d’austerity e del rigore che a noi sono arrivate con il fetore degli interessi dei mercati, delle banche e delle multinazionali. La narrazione comune, quella dei punti d’osservazione distanti, ci offre uno scenario in cui da una parte ci sono Salvini, Le Pen, Orban con il popolo e dall’altra uno scricchiolante asse franco tedesco che pare non essere più in grado di reggere l’urto anti europeista. In questa storia pare non esserci più uno spazio di rappresentanza sociale per la Sinistra, direi senza aggettivi, ma se aiuta li aggiungo: moderata o socialista o progressista o radicale. Parrebbe non esserci abbastanza ossigeno per una risposta ai bisogni del popolo che sia diversa dal crescente nazionalismo di destra che provenga da sinistra. Eppure c’è dell’altro nell’Europa mediterranea. Ho dedicato 3 ore e mezza ad un dibattito serale in Alessandria organizzato presso la Casa di Quartiere ad ascoltare le esperienze di governo in Spagna, in Portogallo e in Grecia. Anticipo che ho ascoltato per tre ore, poi ho chiesto la parola. In collegamento via skype da Lisbona Goffredo Adinolfi, corrispondente in Portogallo de Il Manifesto, ci ha raccontato i buoni risultati del Governo socialista. Poco più di cinque anni fa il Portogallo era stato costretto a chiedere il salvataggio della Troika per evitare il fallimento. Un’inversione di marcia che ha portato parecchi osservatori internazionali a vedere nella piccola nazione affacciata sull’Oceano Atlantico un esempio che tutta la sinistra potrebbe seguire. Perché la crescita coincide con l’arrivo al potere di Antonio Costa, il leader del partito socialista eletto al grido di “basta austerità”, che dopo due anni di governo ha addirittura aumentato i consensi evitando che a Lisbona i delusi dalla politica potessero farsi attirare dalle sirene del cosiddetto populismo, come invece sta avvenendo nel resto d’Europa.

In sala era presente Joan Miquel Mena Arca , deputato spagnolo di Podemos che ha raccontato l’azione del governo di Pedro Sanchez che, pur tra mille difficoltà e contraddizioni, ha restituito l’orgoglio d’appartenere alla sinistra.

Al suo fianco era seduto Argiri Panagopulos, giornalista e attivista di Syriza, il partito di Alexis Tsipras che ha raccontato che il prodotto interno lordo della Grecia nel 2017 è cresciuto di quasi 1.5% rispetto all’Italia, nel frattempo hanno riaperto gli ospedali riportando sotto il Sistema Sanitario Nazionale 2 milioni di abitanti, assunto medici e infermieri.

Il tratto che unisce queste tre esperienze è il passaggio dalla protesta alla proposta unendo la sinistra. Una sinistra che torna ad essere utile, un punto di riferimento per le persone, tutte le persone, è vero, ma soprattutto quelle più in difficoltà, quelle che hanno pagato il prezzo più alto della crisi. Una sinistra con più sigle, con storie differenti, certamente non un monolite, ma una sinistra unita da un programma di governo dove nessun partito vuole l’egemonia nella coalizione. Una sinistra di popolo per la salute, per i servizi pubblici garantiti, per la redistribuzione del reddito e per la lotta alla corruzione e all’evasione fiscale. Una sinistra spagnola, portoghese e greca in difficoltà perché è complicato rispondere alla semplicità del messaggio diffuso con il ghigno cattivo delle destre, ma sinistre che credono in una Europa diversa, una Europa per il popolo, una Europa che protegge. Sinistre coraggiose che vanno in mare a salvare le persone. Quelle sinistre hanno paura che in Italia il PD non serva più e che la protesta rimanga tale e non si trasformi in proposta, in rappresentanza sociale, politica e poi Istituzionale. Sanno che per vincere la sfida hanno bisogno dell’Italia, non quella di Salvini e nemmeno quella sotto dettatura della troika. Io sono e resto un uomo del PD ma una discussione approfondita proviamo a farla andando oltre le nostre mura? Verso la fine ho chiesto la parola. Mi sono presentato, molti non mi conoscevano. Ci siamo scontrati, abbiamo anche alzato la voce. Ho detto loro che non potremo mai dialogare se ci considerano al pari delle destre. Ho perso le staffe quando mi hanno detto che il giorno dopo avrebbero partecipato alla manifestazione NO TAV e che loro sono contro il Terzo Valico. Ho perso le staffe perché bisogna discutere di come utilizzare quelle grandi opere (la proposta) perché la piazza che manifesta “contro” è fuori dal tempo (la protesta). Mi hanno risposto che non devo toccare le loro bandiere. Poi, prima di uscire, mi hanno stretto la mano e uno di loro mi ha chiamato – compagno -. A me basta.

600 mila euro per i centri storici dei Comuni della core zone Monferrato Unesco.

Domenico Ravetti (capogruppo PD): “Fatti, non parole, per lo sviluppo dei Comuni del Monferrato Unesco”

Nella Missione 20 (Fondi e accantonamenti) del bilancio di previsione finanziario 2018 – 2020 è approvato il fondo per la partecipazione finanziaria ad accordi di programma. In questo contesto, durante i lavori della I Commissione del Consiglio Regionale, abbiamo aggiornato l’elenco delle opere oggetto di accordi di programma e, tra queste, la valorizzazione del territorio del Monferrato partendo dai Comuni della core zone dell’Unesco.

Si tratta della riqualificazione dei centri storici per un importo di 600 mila euro a cui, ovviamente, andrà aggiunta una quota dei Comuni stessi. Le riqualificazioni dovranno valorizzare il patrimonio che gli Infernot rappresentano nel mondo.

In sostanza abbiamo espresso un parere favorevole alla proposta di sostegno economico volta a migliorare i centri storici di Camagna Monferrato, Cella Monte, Frassinello Monferrato, Olivola, Ottiglio, Ozzano Monferrato, Rosignano Monferrato, Sala Monferrato e Vignale Monferrato. E’ un fatto, non è una vaga intenzione, che rafforza il progetto di sviluppo turistico per i territori del Monferrato Unesco e per l’intera Provincia.

ALESSANDRIA, IL PIANETA, LA SALUTE E L’AMBIENTE.

AMBIENTE E SALUTE: CONSAPEVOLI CHE NON POSSIAMO ANDARE AVANTI COSI’? VOI COSA NE PENSATE?

Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore della Sanità, sostiene che abbiamo ancora al massimo 20 anni, cioè due generazioni, per salvare il nostro pianeta dai cambiamenti climatici. E fra 20 anni potrebbe essere già troppo tardi. Si corre il rischio che i nostri nipoti non possano più vivere all’aria aperta per gran parte dell’anno a causa dell’aumento delle temperature. I danni sulla salute provocati dai cambiamenti climatici non sono visibili all’istante ma sono nel tempo devastanti, infatti l’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di 7 milioni di morti legate ai cambiamenti climatici e in Italia ben il 12% dei ricoveri pediatrici in ospedali sono connessi all’inquinamento. Nel frattempo in queste ore ha avvio la conferenza sull’ambiente chiamata – COP 24 – in Polonia a Katowice, proprio in Polonia che è il più grande produttore e consumatore di carbone. Questa conferenza non vedrà la partecipazione dei leader mondiali perché ha una natura tecnica ed è successiva agli accordi stipulati a Parigi. In sostanza COP 24 serve a produrre il rulebook, cioè le linee guida per rendere operativo l’Accordi di Parigi stipulato tra i Paesi più sviluppati. Tre sono gli obiettivi tra raggiungere nel concreto: individuare gli strumenti per ridurre di 2 gradi centigradi la temperatura, finanziare la decarbonizzazione con la tecnologia green (100 miliardi), individuare chi svolgerà il ruolo di controllo per il rispetto degli impegni presi. Tre obiettivi di non poco conto per i quali servirebbe un forte protagonismo dell’Europa per politiche rispettose dell’ambiente nella consapevolezza che, per esempio, gli Stati Uniti di Trump dimostrano in questo senso intenzioni per nulla positive.
Tutto questo mentre in Alessandria, per la prima volta da quando sono accesi i riscaldamenti domestici, sono stati superati i limiti di concentrazione di polveri sottili. In emergenza, e nel rispetto delle norme, si fermeranno anche i veicoli commerciali euro 4 alimentati a diesel dalle 8.30 alle 18.30 in centro. Sarà vietato tenere il motore acceso durante la sosta, sarà vietato l’utilizzo di stufe a legna con classi energetiche ed emissive inferiori a 3 stelle e sarà effettivo il limite di 19 gradi (con tolleranza di 2 gradi) per il riscaldamento all’interno delle abitazioni e dei servizi commerciali.
Ma tutto questo basta o serve altro? Per l’ambiente e per la nostra salute dobbiamo cambiare radicalmente le nostre abitudini? Lo sviluppo industriale deve tener conto del fatto che siamo al limite del collasso e che gli utili possono essere fatti nel pieno rispetto dell’unico pianeta che abbiamo a disposizione? Voi che ne pensate?

GIOVANNI MEAZZO, VAI GRANDE CAMPIONE.

Sono stato a casa di Giovanni Meazzo. Giovanni è un mito vivente, classe 1928, di Alessandria, un ex ciclista su strada, un professionista nel 1950, un amico di Costante Girardengo, uno che ha pedalato al fianco di Fausto Coppi. Mi ha ricevuto nella sua officina, un posto che assomiglia tanto ad un museo della bicicletta con “pezzi” che hanno fatto la storia. Oppure, a pensarci bene, con bici con cui poter ricostruire la storia del nostro Paese, almeno di tutto il secolo scorso. Lì mi ha parlato di Girardengo, vestito sempre di bianco, del suo papà, delle sue domeniche a 8, 9 anni quando era costretto a gestire l’affitto dei 10 tandem. In quello stanzone enorme ricolmo di bici, maglie, foto, in un angolo c’è la bici da aggiustare ma che non aggiusterà più, perché, senza una ragione precisa, è quella che lo ha convinto a smettere di riparare e restaurare. Perché c’è un momento in cui bisogna capire che è giusto fermarsi, come quando in salita un giorno la tendinite lo vinse. Scese dalla bici da corsa, andò dal suo papà e terminò così la sua carriera.

E c’è anche un momento in cui puoi vincere ma è meglio che vinca un altro come è capitato con Milano. Sì, perché ad Acqui Terme poteva vincere Giovanni ma Biagio Cavanna, il famoso massaggiatore non vedente di Fausto Coppi, gli disse che toccava a Ettore Milano alzare le braccia al cielo sul traguardo. Ettore Milano, che insieme a Sandrino Carrea è stato il grande gregario del Campionissimo. Poi, seduti attorno al tavolo dell’elegante salotto, sorseggiando un caldo caffè, Giovanni ha chiuso gli occhi, due occhi azzurri come il cielo del Pordoi quando fa bel tempo, e mi ha detto “Ma io ricordo la prima vittoria a Predosa. Non se lo aspettava proprio nessuno ma ho vinto. Da quel giorno hanno capito che potevo correre anche io”.  Grazie Giovanni, ho respirato sport, quel ciclismo di un popolo che faceva il tifo lungo le strade. A proposito di strade: ho capito. Il ciclismo è la più evidente metafora della vita, una sfida da vincere, un appuntamento da affrontare preparati. Mi è chiaro quello che mi hai detto: se mi sono preparato bene, se ho rispettato le regole e se ce l’ho messa tutta posso vincere.

Tra Furia e Zingaretti.

Se oggi dovessi scegliere il Segretario per il Congresso nazionale del PD previsto per marzo non avrei molti dubbi. E la risposta correrebbe sul filo della mia coerenza nata tempo fa con il sostegno a Bersani e passata attorno (o dentro) alla testimonianza di una sinistra che non voleva perdersi in due diversi Congressi con Gianni Cuperlo e Andrea Orlando, mentre la maggioranza seguiva le traiettorie renziane. E’ la mia coerenza ma non giudico altri comportamenti anche perché è cambiato lo scenario politico nel PD e con esso inevitabilmente il posizionamento dei singoli. Io sosterrò Nicola Zingaretti per coerenza appunto ma anche per un’idea di Partito e di società che Nicola potenzialmente può rappresentare. Ha nella sua storia un buon elenco di vittorie non solo elettorali, quelle contano eccome, ma contano anche quelle strettamente connesse ai problemi delle persone. La candidatura di Zingaretti la sento appartenere ad un vissuto che mi riguarda e che riguarda il trattino che collega le parole ai fatti, le intenzioni al coraggio delle responsabilità. Un cammino che unisce e che credo possa restituire speranze alla sinistra e agli italiani. E che può unire più del cammino che altri candidati indicano, tra questi Minniti e Martina che comunque apprezzo e che non percepisco come rappresentanti di un mondo a me ostile. Voglio dire che se non vincesse Zingaretti non mi organizzerei contro il Segretario con l’obiettivo di indebolirlo e con lui indebolire la sua maggioranza.

Sul Congresso regionale voglio essere altrettanto chiaro: il gruppo dirigente, nella sua complessità, ha commesso una serie di errori che hanno generato un canovaccio competitivo. I tempi differenti dei Congressi Nazionale e Regionale e la situazione pre elettorale del Piemonte suggerivano una soluzione unitaria che superasse le insidie della conta tra le fazioni. Ho il rammarico di non aver svolto il mio compito fino in fondo; forse da capogruppo avrei potuto fare di più o fare meglio. Comunque così è finita e adesso sono in campo tre candidati. Tra questi sosterrò Paolo Furia. Non ho parlato con lui, per ora, e non ho una ragione personale per votarlo. Ho ascoltato nei suoi interventi il talento puro di chi ha la politica addosso e la passione sana, direi rara, per un giovane uomo di sinistra. Ma non ci sono accordi tra noi, per altro non saprei che accordi fare. C’è ancora una volta tutta la mia coerenza, c’è l’istinto, più che la ragione, che mi fa stare da quella parte per provare a cambiare con umiltà e determinazione quello che mi sembra necessario cambiare. Ancora una volta non scelgo il candidato che mi conviene ma il pensiero che trovo giusto, almeno dal mio punto di vista e per la mia storia. Il giorno dopo il Congresso Nazionale per me sarà un giorno nuovo. Intendo dire che un Partito che sceglie il suo Segretario con le Primarie non deve continuare a dividersi anche il giorno dopo per aree interne “militarizzate”. Quelle aree generano comitati elettorali non una comunità politica e io, lo dico subito, non intendo affrontare le elezioni regionali offrendo ai nostri concittadini uno scontro tra bande armate in un PD sanguinante. Ho fatto e sto facendo il Capogruppo del PD e il Consigliere Regionale di Alessandria e della sua provincia. Così mi presenterò agli elettori quando sarà ora e se mi verrà chiesto. Però, c’è un però. Non perdiamo di vista le attenzioni degli italiani. Pensiamo forse che al mattino quando si sveglia un italiano il suo pensiero corre subito al nostro Congresso? Non ci pensa appena sveglio e non ci pensa nemmeno dopo il primo caffè. Imprenditori, giovani, operai, impiegati, professionisti, mamme, padri, pensionati, hanno ben altro per la testa. Utilizziamo il nostro tempo per parlare di loro più che di noi.

Infine, vedo già le prime schermaglie. Prima ho scritto dei miei propositi e il mio approccio nei confronti dei candidati Regionali e Nazionali e il senso del mio sostegno a Paolo Furia e a Nicola Zingaretti. La competizione è con la Lega e il M5S, più in generale con la destra nazionalista. Prudenzialmente pongo la questione sotto il campo degli auspici e affermo che, con il pretesto della sfida interna, non vorrei essere vissuto come un avversario innanzi tutto dai miei compagni (amici) del PD.

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LA SALUTE VALE PIÙ DI TUTTO

Carissima/o,

la presentazione pubblica del Piano Strategico dell’Asl Al, che molto semplicemente è un programma per il futuro, determina un nuovo corso all’insegna della consapevolezza, della condivisione e della partecipazione. La consapevolezza che siamo all’8° posto tra le province con indice di vecchiaia più alto, alta disoccupazione e tante famiglie monocomponenti. Questa fotografia conferma che la società alessandrina, rispetto a qualche decennio scorso, è cambiata ed è obbligatorio adeguare il sistema alle nuove esigenze. Più servizi territoriali, liste d’attesa da abbattere, alcune esperienze ospedaliere eccellenti ma da mettere a sistema, reti informatiche da migliorare, rapporto Aso Asl Al da rifondare, assunzioni, assunzioni, assunzioni. E gli ospedali sono solo un pezzo, anche se il più importante, ma non l’unico, del “sistema salute”. Tutte le azioni dovranno essere condivise e partecipate dai Comuni, dalle associazioni di volontariato e dai professionisti medici e infermieristici (a cui va il mio personale ringraziamento per quanto fatto in questi anni di enormi difficoltà).

In questo contesto i 600mila euro per l’Hospice di Casale Monferrato, la battaglia per mantenere il Punto Nascite del Santo Spirito, la Casa della Salute di Valenza, il progetto nuovo per l’ospedale di Tortona, l’ospedale di comunità di Ovada, i 20 posti Cavs per Acqui Terme, rappresentano dei tasselli per un quadro generale sempre più da rafforzare. Dopo l’apertura del nuovo corso di laurea in medicina in Alessandria continuo con determinazione la mia battaglia per il potenziamento della ricerca scientifica in sanità. Ma non basterà. Sarà fondamentale chiedere al Governo nazionale più risorse e più attenzioni per garantire benessere ai cittadini grazie al nostro Sistema Sanitario Pubblico a cui non intendiamo rinunciare.

E’ notizia di queste settimane il nuovo riconoscimento per la Sanità piemontese: dall’ultimo monitoraggio del Ministero della Salute sui Livelli essenziali di assistenza (Lea), riferito al 2017, il Piemonte è al primo posto. Qualche anno fa eravamo al sesto posto, nel 2016 al terzo e ora in cima alla classifica davanti a Toscana, Emilia, Veneto e Marche e Lombardia, Regione, quest’ultima, per la quale soffriamo di un complesso inferiorità da quest’anno senza ragione.

Ti prego di inviarmi le osservazioni e i consigli che ritieni più opportuni. Non tutto funziona al meglio, lo so bene, e non tutto tornerà come prima. Ma i nostri concittadini hanno bisogno di un futuro adeguato alle loro esigenze, un futuro che, se vogliamo, possiamo costruire insieme.

Il PD del Piemonte e il Congresso Regionale in mezzo al guado.

 

A partire dal metodo, che in politica spesso viene prima del merito, il PD è da rivedere. Mesi e mesi fa, comunque prima del 4 marzo 2018, giorno delle nostre forche caudine, eleggemmo i Segretari di Circoli e i Segretari provinciali secondo uno schema unitario (o correntizio, a seconda dei casi) nato più o meno ai tempi del Congresso Nazionale 2017 Renzi – Orlando – Emiliano. Il 16 dicembre prossimo eleggeremo in Piemonte un Segretario in mezzo al guado, tra la sponda che stiamo lasciando e quella che troveremo dopo il Congresso Nazionale del marzo 2019. Dal guado all’altra sponda, sempre che l’acqua non superi le nostre altezze, dovremo decidere a cosa potrà ancora servire il PD e dove vorremo posizionarlo tra le persone, tra le loro esigenze, le paure e le speranze. Dal punto in cui ci troviamo dovremo muoverci, in fondo la decisione è sempre un viaggio che ci impone di uscire dalle nostre insicurezze. La decisione ci porta fuori dalla nostra mente, ci costringe a confrontarci con il mondo reale. La decisione implica anche la possibilità di fallire, di sbagliare. In altre parole, per decidere bisogna fare un passo in qualche direzione. L’importante è non restare fermi. Ma in mezzo al guado secondo quale logica scegliamo il gruppo dirigente piemontese e il suo Segretario? Forse quella della sponda che abbiamo appena lasciato, quella delle forche caudine? Certamente non secondo la logica della sponda che ancora non conosciamo perché il 16 dicembre non sarà l’anteprima in salsa piemontese del Congresso Nazionale. Io credo si debba lavorare fino all’ultimo istante per una soluzione unitaria.

Anche perché se non avremo spazio e volontà per un Segretario Regionale unitario, di transizione, cioè con un incarico a tempo determinato, che accompagni il Partito dal punto in cui ci troviamo al posto in cui ci troveremo, e fin dopo le elezioni regionali del maggio 2019, non ci resterà che sceglierlo secondo altre logiche. Vedremo quali: conoscenza, amicizia, territorio, interesse, generazione. Logiche molto interne e poco popolari (del popolo). Mi si risparmi solo il criterio dei documenti programmatici perché in mezzo al guado il “programma” sarà un mero esercizio letterario o, ad esser buoni, una necessaria raccolta delle buone intenzioni. Sia chiaro, anche io sceglierò una mia logica. L’unico timore che ho è che questo metodo ci consegni dirigenti scelti in tre epoche talmente diverse tra loro da non sembrare nemmeno più dirigenti dello stesso Partito.

Rifiuti Alessandria (articolo su La Stampa): rispondo a Lega, Forza Italia e assessore all’ambiente.

Gentilissimo Piero Bottino, a Tua firma su La Stampa del 14 novembre leggo un articolo a pag. 43, come al solito intelligente e puntuale, dal titolo RIFIUTI, PER ORA NIENTE PORTA A PORTA IN PERIFERIA. Stop da Forza Italia e Lega. E L’assessore all’ambiente del Comune di Alessandria Borasio dichiara “Quel bando regionale era una beffa”.

Ti prego di verificare quanto sotto riporto giusto per fare chiarezza e Ti prego di pubblicare per ragioni di verità la mia replica.

La somma totale destinata al Bando è di 5.4 milioni. L’importo a cui erroneamente l’assessore di Alessandria si riferisce (1.4 milioni) è la somma ad oggi impegnabile e che viene nel tempo incrementata. Ma ha un valore relativo, in quanto soggetta alle dinamiche di incasso. Infatti il finanziamento del Bando Regionale è sostenuto attingendo le risorse dell’intero ammontare del gettito del tributo speciale per il deposito in discarica di rifiuti, nei limiti delle somme effettivamente incassate. Si noti che l’incasso del tributo nei confronti dei gestori è effettuato dalle Province che devono poi girarlo alla Regione. La Provincia di Cuneo ha già girato il tributo relativo ai conferimenti del 2018, La città Metropolitana quello del 2017, la Provincia di Alessandria ha recentemente saldato il 2016. Quindi se ad oggi per il Bando sono impegnabili solo euro 1.400.000 ciò è determinato dai ritardi nei versamenti da parte delle Province, in particolare quella di Alessandria. Mi si perdoni l’accenno polemico lontano dal mio stile ma voglio informare l’assessore che la Provincia di Alessandria è ultimamente per lui facilmente contattabile in quanto amministrata da un Presidente e da una maggioranza del suo stesso colore politico.

Inoltre è bene precisare che sul primo bando stanno ricevendo finanziamenti 8 progetti, il più consistente dei quali relativo al Consorzio – Tortonese, Ovadese, Novese, Acquese – per oltre 700.000 euro a sostegno del passaggio Porta a Porta. Da relazioni informali ricavo che sul secondo Bando lo stesso Consorzio sta prospettando una ulteriore richiesta (che verrà valutata nelle sedi competenti) per analogo intervento in altra zona del medesimo consorzio. Questa è la dimostrazione del fatto che o si cercano pretesti oppure si cercano risultati importanti in termini di consistenza dei finanziamenti. Infine annoto che presumere una linearità nell’attribuzione delle risorse che porta a immaginare che al massimo ad Alessandria sarebbero spettati 200.000 euro, come riportato nell’articolo, non corrisponde al meccanismo di funzionamento del bando. Esso prevede la finanziabilità dei progetti fino ad un massimo di 900.000 euro sulla base delle valutazioni di merito della commissione esaminatrice i cui criteri sono scritti negli allegati al bando che basterebbe leggere. Diciamo la verità: al primo Bando il Comune di Alessandria non ha partecipato e al secondo probabilmente non intende partecipare.

Domenico Ravetti

Consigliere Regionale – Capogruppo PD

TERZO VALICO: “I CANTIERI A META’? PURA FOLLIA”

Sopralluogo della commissione Trasporti regionale oggi ai cantieri del Terzo Valico. “Abbiamo potuto vedere nel dettaglio i lavori in corso ad Arquata Scrivia, Libarna e Romanellota, con le quattro talpe scavatrici in funzione, che andranno complessivamente a realizzare il tunnel di base più lungo d’Italia con i suoi 37 chilometri”, spiegano la presidente della Commissione Nadia Conticelli con il vicepresidente Antonio Ferrentino e il capogruppo del Partito Democratico Domenico Ravetti. “Degli oltre sei miliardi di investimenti previsti ad oggi sono state assegnate gare per un miliardo e settecento mila e nessuna di queste ha avuto ricorsi o contestazioni – ricordano i tre consiglieri Dem – Ora il blocco del quinto lotto da parte del Ministro Toninelli sta provocando un clima di incertezza. In sostanza un settore intero di economia resta appeso a questa incerta analisi costi benefici.” “Oggi qui abbiamo visto un cantiere diffuso ben organizzato, con un livello di attenzione altissimo alla sostenibilità ambientale, che dà lavoro complessivamente ad oggi a 658 persone – concludono i consiglieri regionali – L’opera conclusa darà finalmente sbocco al porto di Genova e alle altre piattaforme del Tirreno. Pensare di fermarne la realizzazione lasciando i cantieri a metà è pura follia“.

NOI E PILLON

Non basta dire NO per gli effetti del DL Pillon. Dobbiamo dire No per le ragioni che lo hanno generato.

Sabato 10 novembre ho partecipato al dibattito organizzato o promosso da diverse associazioni alessandrine sul Disegno di Legge 735 che, nel caso di separazioni, regola diversamente l’affido condiviso, il mantenimento diretto e la garanzia di bigenitorialità; il DL porta il nome del primo firmatario, il Senatore Pillon.

Il dibattito ha permesso di esaminare i possibili effetti della proposta grazie al contributo di alcune eccellenti professioniste che hanno maturato negli anni esperienze importanti. Dalle relazioni abbiamo potuto capire, per esempio sulla mediazione famigliare, che si vuole modificare l’articolo 706 del codice di procedura civile. Nella sostanza con il DL 735 si prevede che una coppia con figli minorenni che voglia separarsi debba intraprendere obbligatoriamente un percorso di mediazione familiare, prima che il caso arrivi davanti a un giudice “a pena di improcedibilità”. Con la mediazione affidata a soggetti privati iscritti all’apposito albo si dovrà arrivare alla condivisione di un “piano genitoriale” per una gestione condivisa dei minori. Il piano dovrà definire i “luoghi abitualmente frequentati dai figli”, la “scuola e il percorso educativo del minore”, le “eventuali attività extrascolastiche, sportive, culturali e formative e le “vacanze normalmente godute”.

 

La mediazione affidata a privati secondo molti esperti implicherà un aumento considerevole delle spese per chi vorrà divorziare o separarsi. Infatti solo la prima seduta sarà gratuita, tutte le successive sono a pagamento. Parliamo di migliaia di euro. Inoltre anche le vittime di violenza domestica saranno obbligate a ricorrere alla mediazione con il coniuge violento.

Altro elemento di contrasto è il tema della parificazione del tempo trascorso con i figli e il piano genitoriale. Il piano genitoriale stabilisce in maniera rigida la durata di tempo che i minori dovranno passare con ciascuno dei genitori e il tipo di attività che i minori dovranno svolgere in questo tempo. Questo presupposto appare molto rigido e lontano dalla realtà con il rischio di aumentare i contenziosi tra i genitori e portare all’apertura di nuove fasi di mediazione con un ulteriore dispendio di denaro. Inoltre il minore non potrà più scegliere con quale genitore risiedere e come trascorrere il tempo, perché anche le attività saranno stabilite dal piano genitoriale. Il minore non potrà esprimersi ed essere ascoltato e, di conseguenza, da soggetto di diritto si trasformerà in un oggetto di diritto.

Pillon con la sua proposta prevede anche l’abolizione dell’assegno di mantenimento con un’equa ripartizione delle spese ordinarie e straordinarie in proporzione al reddito e in base a quanto stabilito dal piano genitoriale, concordato con il mediatore. Senza accordo decide il giudice. Tale punto contiene una serie di stereotipi di genere, cioè lascia intendere che le madri usino i soldi del mantenimento dei minori a scopi personali. Il provvedimento introduce anche una norma per il mantenimento del figlio maggiorenne non autosufficiente. Il DL dispone che il mantenimento in questo caso sia ripartito tra entrambi i genitori al 50 per cento, anche se il figlio abbia deciso di vivere nella casa di uno dei due genitori.

Infine, con particolare interesse, ho ascoltato la relazione della Presidente di Medea, l’associazione che si occupa di donne vittime di violenza, e ho registrato tutte le sue preoccupazioni circa la potenziale, e in alcuni casi concreta possibilità che donne e minori possano essere quasi per nulla tutelati dal padre violento.

Voglio precisare una questione che trovo significativa in questo dibattito che mi vede schierato contro il testo del Sen. Pillon. Sono le storie che conosco sommariamente (in taluni casi non sommariamente) di padri che sono stati vittime di ingiustizie infinite. Che sono stati accusati irragionevolmente di atti infami e che hanno dovuto affrontare e superare vicende giudiziarie da imputati per poi uscirne da innocenti. Conosco storie di padri che sono stati rovinati economicamente, ridotti alla povertà, che amano i loro figli e che soffrono maledettamente per non poterli vedere. Io voglio che si tenga conto anche di loro in questo dibattito e che si lavori per costruire un sistema più giusto.

Infine, per dare un senso alla mia azione, io non posso e non voglio limitarmi all’analisi sugli effetti. Il compito della politica, più in generale, il compito di chi ha responsabilità sociali, è anche quello di approfondire le ragioni delle cause. Cioè il motivo, la cultura, il pensiero da cui trae origine il testo. E il mio punto d’osservazione non può non tener conto della fonte da cui si alimenta. Il Sen. Pillon è il leghista che organizza il Family Day e che ha dichiarato più volte pubblicamente che vuole mettere in discussione i cardini su cui si poggiano due leggi in vigore da tempo in Italia: quella sul divorzio e quella sull’aborto. Per questo sabato mattina ho voluto provocare una discussione sincera dicendo che nel “contratto di governo”, a cui spesso gli esponenti dell’attuale maggioranza si richiamano, cioè il documento con il quale Lega e M5S hanno definito i progetti della loro alleanza, è presente il contenuto generale del disegno di legge Pillon: equilibrio tra entrambe le figure genitoriali e tempi paritari; mantenimento in forma diretta senza automatismi; contrasto della cosiddetta alienazione genitoriale.

A viso aperto la Destra nazionalista sostiene queste posizioni. A viso aperto sento d’essere in posizione ostinatamente contraria.