Noi vogliamo dare un’opportunità ai cittadini, non ai protagonisti della politica del passato. Destra irresponsabile e incompetente! Basta con le chiacchiere, il bar è chiuso e i giochini sono spenti. In questa deriva della ragione tocca alla Giunta imporre la svolta opportuna

Accorpamento ASL ASO di Alessandria.

Manca la volontà di dialogare seriamente. Questo confronto è avvelenato dalle strumentalizzazioni.

Ho letto il resoconto dei lavori eccentrici della Commissione Sanità del Comune di Alessandria del 28 marzo u.s.  e ho raccolto su vari fronti diverse bizzarre dichiarazioni politiche; ora giungo a meditate conclusioni a tutela dei servizi ospedalieri e territoriali della nostra provincia. Grazie al M5S, in particolare alla serietà del collega Paolo Mighetti, e con l’intero sostegno della maggioranza abbiamo avviato una discussione sull’ipotesi di accorpamento dell’Asl e dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria; l’unico obiettivo è quello di rafforzare e rendere più efficiente la sanità della provincia di Alessandria e la sanità piemontese, sottoponendo all’approvazione del Consiglio regionale e al confronto sul merito ogni ipotesi di riorganizzazione. Purtroppo mi spiace constatare come invece la discussione, che dovrebbe attenersi al piano dell’organizzazione sanitaria e dovrebbe riguardare le modalità di miglioramento dell’offerta sanitaria per i pazienti, sia scivolata sul piano delle opportunità individuali e dei posizionamenti politici in particolare della destra.  Resto convinto della necessità di una discussione seria sul futuro della sanità nella provincia di Alessandria, partendo dai dati più significativi delle nostre due aziende sanitarie: i numeri della mobilità passiva, i bilanci, la qualità delle prestazioni certificata dal piano nazionale esiti, lo stato delle proroghe degli appalti. E’ su questi dati che la politica del passato non sa o non vuole discutere. Inoltre evidenzio con la forza di sempre che una delle ragioni delle difficoltà in cui ci troviamo nasce proprio dall’impossibilità di integrare le azioni delle due aziende, che sono poco complementari e finiscono per essere in competizione fra di loro. Abbiamo lavorato mettendo al centro le esigenze dei pazienti e quelle dei tanti dipendenti, raccogliendo le richieste di cambiamento e discontinuità che arrivano dal territorio, nell’ottica di aumentare e qualificare i servizi. Per tali richieste e per tutte le osservazioni anche critiche abbiamo formalmente aperto una consultazione pubblica che terminerà il 9 aprile, come da regolamento del Consiglio Regionale e come da prassi consolidata su attività legislative analoghe. Mi rammarica vedere che questo non è lo stesso fine di chi oppone argomenti pretestuosi e non di merito, avvelenando volutamente il confronto affinché nulla possa cambiare. Noi volevamo dare un’opportunità ai cittadini, non alla politica del passato. Ad ogni costo però la Giunta, nell’affidare prossimamente i mandati per le Direzioni delle Aziende, con i tempi e le modalità che la Giunta stessa riterrà più opportuni, imponga una svolta per aumentare la qualità dei servizi sanitari superando i disagi degli operatori e, ancor più, quelli dei cittadini. Nel ringraziare i colleghi che hanno sottoscritto in Consiglio Regionale il documento che ha permesso l’avvio di questa discussione, l’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, il Collegio Provinciale degli Infermieri, i sindacati e le associazioni che hanno capito da subito il senso di questa vicenda, confermo la mia ostinata volontà di analizzare i sistemi complessi come quelli sanitari con la fatica dello studio e non con la banalizzazione delle chiacchiere che finiscono, più o meno volontariamente, con la difesa di interessi pur legittimi ma troppo, troppo, troppo particolari.

Domenico Ravetti – Consigliere Regionale

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Approvato il Bilancio, il Piemonte riparte.

Priorità a Comuni e politiche sociali.

Il Consiglio Regionale ha approvato il bilancio di previsione 2018-20 della Regione, un bilancio che prosegue nel rigore dei conti e prevede investimenti e taglio dell’IRAP per le onlus e le imprese culturali. Su proposta della Giunta regionale oggi è stato approvato un maxiemendamento al Bilancio: un provvedimento che si concentra su dissesto idrogeologico e sicurezza degli edifici, viabilità (prevalentemente gomma e metropolitana) e sviluppo turistico. Il maxiemendamento accantona infatti circa 15 milioni per investimenti, destinati in parte ai Comuni per opere pubbliche, in parte a nuovi accordi di programma nell’ambito del sistema neve. Mette circa un milione e 400 mila euro per lo spostamento degli immobili residenziali collocati in aree pericolose dal punto di vista idrogeologico che devono essere abbattuti, e due milioni per la promozione turistica. E ancora, circa due milioni per le politiche del lavoro, e ne mette oltre quattro sul fronte del trasporto pubblico locale. Inoltre finalmente è stato completato il percorso che alcuni mesi fa avevo proposto con l’introduzione di uno stanziamento di 500.000 euro per il triennio 2018-2019-2020, al fine di favorire l’adeguamento dei parchi gioco comunali alle esigenze dei bambini con disabilità. Nel bilancio regionale è previsto un nuovo strumento finanziario a favore dei Comuni e gli enti locali piemontesi, con cui è stato concordato, in grado di sbloccare le risorse non utilizzabili a causa del patto di stabilità. Questa iniziativa renderà disponibile per i comuni un centinaio di milioni da destinare esclusivamente a investimenti. Novità inserita nel Bilancio approvato è stato introdotto da due emendamenti di maggioranza che prevedono il taglio dell’IRAP. La maggioranza ha introdotto l’azzeramento dell’IRAP per le onlus piemontesi che si occupano in ambito educativo, sociale e sanitario. Le onlus interessate sono 162 per un gettito finanziario di 1,5 milioni di euro. Per tutte le altre onlus la riduzione passa da 3,9% attuale a 2,9%, interessate dal provvedimento sono 385 imprese sociali; altro provvedimento è il taglio della stessa tassa per le 1137 imprese culturali che la vedranno tagliata di un punto percentuale, da 3,9 a 2,9%.

Abbiamo approvato un Bilancio che pur con limitati margini di manovra si è concentrato sugli investimenti e sulla riduzione delle tasse per le imprese sociali e culturali.

 

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Mai pensato a riforme calate dall’alto: è aperta la fase formale delle Consultazioni

ASL ASO ALESSANDRIA

In IV Commissione Regionale Sanità, Politiche Sociali e Politiche per gli Anziani convocata lunedì 19 marzo u.s. abbiamo deciso di avviare una fase di Consultazioni sulla proposta di legge “Accorpamento ASL ASO di Alessandria”. L’apertura di questa nuova fase permetterà a tutti i soggetti interessati (Ordini professionali, Sindacati, Amministrazioni Comunali e altri) di inviare osservazioni sul provvedimento. Avevamo detto sin dal principio che volevamo alimentare nella nostra provincia un dibattito serio sul futuro del Sistema Sanitario; a prescindere dalla lettura di certe stupefacenti dichiarazioni e nonostante alcuni attacchi personali, ora sarà formalmente possibile inviare le relazioni a testimonianza delle diverse posizioni. Considerata l’importanza dell’argomento mi auguro che il confronto non scivoli sul piano basso del conflitto politico e, ancor peggio, sulla raccolta delle opinioni dissociate da un’analisi scientifica competente. L’accorpamento di due Aziende Sanitarie Regionali non è una materia semplice su cui chiunque può esercitarsi; quello che è più semplice capire è che dobbiamo tutti impegnarci per migliorare la situazione attuale. E’ passato il tempo dei cambiamenti calati dall’alto; ora le comunità devono condividere e accompagnare i processi decisionali. Però non è nemmeno il tempo di abbandonare le responsabilità.

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Dalla co gestione (politica) alla congestione (superata). Andiamo avanti, non ci fermiamo.

 

Mentre la discussione politica nazionale e locale sul futuro della sinistra e del PD verteva sul tema della – co gestione – io facevo i conti con una severa – congestione -. Superato il momento ora penso ai prossimi giorni. Oggi riposo ancora un pò, domani pomeriggio sarò a Torino per la Direzione Regionale del Partito, lunedì mattina presiederò la Commissione Sanità con al primo punto all’ordine del giorno le prime determinazioni sulla proposta di legge 283 “Accorpamento ASL ASO di Alessandria”. Insieme ai colleghi che sostengono la proposta, non solo i colleghi di maggioranza, abbiamo deciso di aprire una fase di consultazione con i tanti soggetti interessati alla vicenda. Nell’arco di un tempo congruo riceveremo le osservazioni necessarie. Ma una cosa non mi torna: perché quelli che sostengono le ragioni contrarie non vogliono un confronto serio sui numeri? Forse perché non li conoscono? Forse perché non sanno quali sono gli indici che permettono un’analisi seria? Forse perché non sono interessati alla verità ma sono interessati a posizionarsi contro per avere vantaggi elettorali? Forse perché devono difendere delle poltrone e non i servizi ai cittadini? Forse perché semplicemente non sanno di cosa parlano? Ancora una cosa non mi torna: sono stato invitato, insieme ai colleghi del M5S, di MDP e di Forza Italia, dalla Commissione Sanità del Comune di Alessandria. A parte la qualità della discussione che mi ha lasciato abbondantemente perplesso, peraltro spero sappiano in maggioranza discutere diversamente su altri argomenti che conoscono magari meglio, non capisco perché non siamo stati riconvocati per discutere il merito della proposta. Avevo chiesto, ed è a verbale, di poter ritornare per un confronto sui dati della mobilità passiva, della qualità della produzione, dei bilanci delle due aziende. Avevamo iniziato un dibattito, non lo avevamo di certo concluso. Inoltre le opinioni degli amministratori pubblici devono basarsi sull’evidenza scientifica, non su altro, altrimenti sembrano molto più chiacchiere da bar sulla formazione della nazionale di calcio che scelte per il bene delle comunità. E invece niente, non se ne è fatto nulla. Ora leggo che la minoranza di un altro Comune della nostra provincia presenta un ordine del giorno contrario alla proposta di accorpamento. E le ragioni sono opposte a quelle di Alessandria. Mi spiego: la destra di Alessandria, non tutte in verità, ci sono anche quelle che ragionano, sostiene che un’unica azienda indebolirebbe l’Ospedale di Alessandria perché gli ospedali periferici trascinano verso il basso la qualità. La destra di città periferiche non vogliono l’accorpamento perché indebolirebbe gli ospedali periferici. Si mettano d’accordo perché sono in grande confusione. Comunque, andiamo avanti, co gestione o congestione, non ci fermiamo. Ribadisco, così stan tutti tranquilli: non è solo la mia proposta, è la proposta molto più larga del campo della maggioranza. Non toglieremo nulla se non qualche inutile e stra pagata poltrona, vogliamo un’azienda più forte dove il personale lavori con più garanzie e i cittadini possano avere servizi sempre migliori. Il resto è fuffa. Post scriptum: io non mi occupo di Direttori Generali, di Commissari o di proroghe, me ne occupassi vi assicuro che direi la mia. Oh se direi la mia!

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Alessandria: rifiuti più cari? Protezione sociale senza certezze? Cultura alla deriva?

E INTANTO IL PERNO SE VA.

Rifiuti più cari? Protezione sociale senza certezze? Cultura alla deriva?

 

Il punto di forza dell’Amministrazione Comunale di Alessandria se ne va a Roma. Riccardo Molinari è stato il perno politico solido attorno al quale si è retta la Giunta e la maggioranza della città. Se ne va il perno e i rischi di ulteriore deriva saranno palesi, basta aspettare, purtroppo. Dopo quasi un anno dalle elezioni 2017 le attività degli amministratori in carica possono essere valutate. Pongo tre temi strategici e urgenti e resto in attesa, spero con risposte che non riconducano alle responsabilità del passato perché ci troveremmo di fronte all’irresponsabilità del presente: Gestione rifiuti, Politiche sociali, Teatro Comunale.

Sul primo ho informazioni che la discarica di Solero – Quargnento non sarà funzionante ancora per molto tempo e comunque non sarà un tempo sufficiente a realizzare una nuova discarica in altri territori della nostra provincia. A proposito di provincia, il Presidente della Provincia sarà un componente effettivo della nuovo Conferenza d’Ambito Regionale che deciderà il futuro della realizzazione e della gestione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti a tecnologia complessa, ivi comprese le discariche, anche esaurite, e non sarebbe male conoscere il suo pensiero a riguardo, non solo sul bacino di Alessandria. Tempo per realizzare una nuova discarica non c’è, resta solo il tempo per portare i rifiuti all’incenerimento o in altre discariche, immagino. Il punto politico è che questa scelta comporta un poderoso aumento della Tari tutta a carico dei cittadini. Aggiungo che per evitare ulteriori costi l’Amministrazione Comunale dovrà introdurre nuove politiche per la raccolta dei rifiuti. L’obiettivo per tutto il Piemonte, quindi anche per Alessandria, è produrre un quantitativo annuo pro capite non superiore a 190 kg/abitante entro il 2018 e non superiore a 159 kg/abitante entro il 2020. Mi sfugge, non per disattenzione, la scelta dell’assessorato e della Maggioranza su questa materia. Quanto ci sarà da aspettare ancora? Basterà aspettare la nomina dei vertici politici di Amag Ambiente?

Sul secondo, cioè sulle politiche sociali, ho letto che dopo quasi un anno il sindaco ha indicato un possibile presidente del Consiglio di Amministrazione del Cissaca. Bene, sono felice. Anche qui però mi sfuggono, non per disattenzione, gli obiettivi, le strategie di fondo. A parte la narrazione sui pigmenti biologici della pelle e le graduatorie delle case popolari non si intravede nemmeno la consapevolezza sulla complessità del sistema sociale alessandrino e le nuove dinamiche da affrontare.

Sul terzo, cioè sul Teatro Comunale, rilevo che è ancora chiuso. Semplicemente chiuso. E non saranno tre, quattro o venti manifestazioni a riaprirlo. Manca anche qui, non la vedo e non per disattenzione, una strategia per il futuro. Se c’è, vi prego, almeno raccontatela con parole vostre. Cercheremo di capirla.

Domenico Ravetti

Consigliere Regionale

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Come fosse un messaggio in bottiglia affidato alle onde

Uniti, con un’identità diversa e all’opposizione

Da tre anni a questa parte il giorno dopo le elezioni o il referendum scrivo: abbiamo perso. Anche ora, dopo il 4 marzo, scrivo – abbiamo perso -. L’Italia è da un’altra parte, non affida più a noi le sue speranze, è un’Italia impaurita ed arrabbiata che si rivolge al M5S e alla Lega. E questa verità può non piacerci ma resta la verità evidenziata segno dopo segno sulle schede elettorali. Questa condizione è la stessa che vivono quasi tutti i Paese dell’area europea con la sinistra riformista in difficoltà ovunque, praticamente ininfluente, se non in Germania ma solo perché fondamentale nella composizione del nuovo Governo Merkel. Lavoro, protezione sociale, immigrazione sono i temi su cui non abbiamo scampo e questo a prescindere da cosa è stato o cosa non è stato fatto. L’elettore, se preferite il cittadino, in larga misura, imputa a noi l’elenco degli errori convinto che abbiamo diffuso molte più insicurezze che certezze. Le nostre Riforme e il nostro salvataggio dei Conti Pubblici non hanno cambiato la quotidianità di chi ha problemi da risolvere, o forse i cambiamenti non sono stati percepiti; fatto sta che la nostra azione di Governo ci ha reso marginali. Il mio Partito, il PD, dal 40% del 2014 è passato al 19%. Basta affermare che è tutta colpa di Matteo Renzi per tornare a livelli di decenza elettorale? Non basta. Per me sarebbe più semplice affermarlo siccome non l’ho mai sostenuto nelle Primarie a cui ha partecipato, ma so bene che non risolverei mezzo problema e non offrirei una prospettiva politica. Prendiamoci il tempo necessario per capire come potremo ritornare ad essere utili alle persone e riflettiamo sul fatto che non abbiamo più un sogno da offrire agli Italiani. Soprattutto evitiamo le fulminanti conte interne tra quel che è rimasto del gruppo dirigente locale e territoriale. Per ripartire bene abbiamo bisogno di tre premesse: 1) il centrosinistra ha un senso solo se unito e il cammino da adesso in poi deve ostinatamente tendere verso la condivisione. 2) Il problema non è Renzi, nemmeno il renzismo. Anzi, sono parti del PD. Ma Renzi e il renzismo non possono più rappresentare la sintesi e l’identità del centrosinistra. Non lo dico io, l’hanno detto i cittadini con il voto. 3) dobbiamo trascorrere del tempo all’opposizione in Parlamento. Ci farà bene.

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