Buon 2018: io inizio da 6.

Sì, riparto da sei libri nel 2018 che ho sul mio comodino da qualche giorno (un paio) e da qualche settimana (gli altri). E ripartire con i libri nel mio bagaglio è da sempre una buona abitudine. Il primo sarà – Il Piccolo Principe – perché voglio incominciare dai misteri dei sentimenti, quelli più profondi e intensi, quelli che trovano la sintesi nella semplice frase “gli occhi sono ciechi. Bisogna cercare con il cuore”. Il secondo che leggerò sarà -Krishnamurti – non perché io abbia intenzione di dedicarmi alla meditazione ma perché uno dei metodi per scegliere un libro, almeno per me, è leggere l’ultima di copertina. E lì ho trovato questo “Ciascuno cambi se stesso per cambiare il mondo. Riflessioni sull’amore, la solitudine, la politica, il potere, le ideologie.” Posso non leggerlo??? Il terzo sarà – Tra il bene e il male- ed è la storia di una mia concittadina, che vorrei tanto definire amica, vissuta in Bosnia dopo la guerra, precisamente a Zenica, e iniziata con l’attivazione di un programma di screening contro i tumori femminili. Il quarto sarà – Senza il vento della storia -, ed è un’analisi (chi lo ha letto mi ha detto che è un’analisi senza sconti) sul ruolo della sinistra in difficoltà in questo mondo, un mondo che avrebbe bisogno di più giustizia, quindi di più sinistra. Il quinto sarà – Il piano inclinato – e lo leggerò perché ho bisogno ogni tanto di leggere proposte concrete per risolvere i problemi e non solo di analisi per individuare i colpevoli. Il sesto sarà – Yes we can. Yes we did. – Un uomo e una donna delle Istituzioni si giudicano non solo per come entrano nella nostra vita ma per la classe e per lo stile con cui escono. Inizio così; vi auguro di iniziare bene anche voi.

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Codice di deontologia Medica (art.30). Affacciamoci al di là del muro.

IL PATTO PIU’ IMPORTANTE CHE FIRMANO I MEDICI.

Il codice di deontologia medica e’ un corpus di regole di autodisciplina predeterminate dalla professione, vincolanti per gli iscritti all’ordine che a quelle norme devono quindi adeguare la loro condotta professionale.

CONFLITTO DI INTERESSI – INDIRIZZI APPLICATIVI ALLEGATI ALL’ART.  30

Le condizioni di conflitto di interessi riguardanti aspetti economici e di altra natura possono manifestarsi nella ricerca e divulgazione scientifica, nella formazione e aggiornamento professionale, nella prescrizione terapeutica e di esami diagnostici, nell’attività di consulenza e di pubblico ufficiale e nei rapporti con industrie, enti, organizzazioni e istituzioni, nonché con la pubblica amministrazione.

 

  1. I medici non devono accettare elargizioni o altre utilità che possano limitare l’appropriatezza delle proprie decisioni inerenti all’esercizio professionale.
  2. Nel rispetto dei principi di legalità e trasparenza i medici possono ricevere compensi, retribuzioni o altre utilità solo attraverso le procedure e gli strumenti previsti dalla normativa vigente.
  3. Il medico attua una costante revisione critica della divulgazione scientifica di cui viene informato; a tale fine può avvalersi dell’azione di supporto del proprio Ordine professionale.
  4. I medici o le associazioni professionali che effettuano campagne di prevenzione ed educazione sanitaria o promuovono forme di informazione sanitaria o partecipano alla diffusione di notizie scientifiche attraverso i mass media o la stampa di categoria, devono manifestare il nome dello sponsor e applicare i presenti indirizzi applicativi validi anche nei rapporti eventualmente intrattenuti con industrie, organizzazioni ed enti pubblici e privati.
  5. Il medico ricercatore deve dichiarare gli eventuali rapporti di consulenza o collaborazione con gli sponsor della ricerca.
  6. Il medico ricercatore deve applicare sempre regole di trasparenza, condurre l’analisi dei dati in modo indipendente rispetto agli eventuali interessi dello sponsor e non accettare condizioni per le quali non possa pubblicare o diffondere i risultati delle ricerche, senza vincoli di proprietà da parte degli sponsor, qualora questi comportino risultati negativi per il paziente. Se la pubblicazione, anche quando non sia frutto di specifica ricerca, è sponsorizzata il nome dello sponsor deve essere esplicitato; chiunque pubblichi redazionali o resoconti di convegni o partecipi a conferenze stampa deve dichiarare il nome dell’eventuale sponsor.
  7. Il medico ricercatore e i membri dei comitati editoriali devono dichiarare alla rivista scientifica, nella quale intendono pubblicare, il ruolo avuto nel progetto e il nome del responsabile dell’analisi dei dati.
  8. Il medico ricercatore deve vigilare sugli eventuali condizionamenti, anche economici, esercitati sui soggetti arruolati nella ricerca, in particolare rispetto a coloro che si trovano in posizione di dipendenza o di vulnerabilità.
  9. Il medico ricercatore non deve accettare di redigere il rapporto conclusivo per la pubblicazione di una ricerca alla quale non ha partecipato e non può accettare clausole di sospensione della ricerca a discrezione dello sponsor ma solo per motivazioni scientifiche o etiche comunicate al Comitato etico per la convalida.
  10. I medici operanti nei Comitati Etici per la sperimentazione sui farmaci e nei Comitati Etici locali devono rispettare le regole di trasparenza della sperimentazione prima di approvarla e rilasciare essi stessi dichiarazione di assenza di conflitti di interessi. Gli indirizzi applicativi di cui sopra si applicano anche agli studi multicentrici.
  11. I medici non possono percepire direttamente finanziamenti allo scopo di favorire la loro partecipazione a eventi formativi; eventuali finanziamenti possono essere erogati alla società scientifica organizzatrice dell’evento o all’azienda sanitaria presso la quale opera il medico.
  12. Il finanziamento da parte delle industrie a congressi e a corsi di formazione non deve condizionare la scelta sia dei partecipanti che dei contenuti, dei relatori, dei metodi didattici e degli strumenti impiegati; la responsabilità di tali scelte spetta al responsabile scientifico dell’evento.
  13. Il medico non può accettare ristoro economico per un soggiorno superiore alla durata dell’evento, né per iniziative turistiche e sociali aggiuntive e diverse da quelle eventualmente organizzate dal congresso né ospitalità per familiari o amici.
  14. Il medico relatore a congressi ha diritto ad un compenso adeguato per il lavoro svolto, in particolare di preparazione ed al rimborso delle spese di viaggio, alloggio e vitto.
  15. Il responsabile scientifico vigila affinché il materiale distribuito dall’industria nel corso degli eventi formativi sia rispondente alla normativa vigente e che le voci di spesa relative al contributo dello sponsor, siano chiaramente esplicitate dalla società organizzatrice.
  16. Il relatore nei mini meeting, organizzati dalle industrie per illustrare ai medici le caratteristiche dei loro prodotti innovativi, deve dichiarare gli eventuali rapporti con l’azienda promotrice.
  17. E’ fatto divieto al medico di partecipare ad eventi formativi, compresi i minimeeting, la cui ospitalità non sia contenuta in limiti ragionevoli o, comunque, intralci l’attività formativa.
  18. Nel caso in cui i corsi di aggiornamento si svolgano e vengano sponsorizzati in località turistiche nei periodi di stagionalità, il medico non deve protrarre, oltre la durata dell’evento, la sua permanenza   a carico dello sponsor.
  19. Il medico, ferma restando la libertà delle scelte formative, deve partecipare a eventi la cui rilevanza medico scientifica e valenza formativa sia esclusiva.
  20. Il medico è tenuto a non sollecitare e a rifiutare premi, vantaggi pecuniari o in natura, offerti da aziende farmaceutiche o da aziende fornitrici di materiali o dispositivi medici, salvo che siano di valore trascurabile e comunque collegati all’attività professionale; il medico può accettare pubblicazioni di carattere medico-scientifico.
  21. I campioni di farmaci di nuova introduzione possono essere accettati dal medico per un anno dalla loro immissione in commercio.
  22.  Il medico riceve gli informatori scientifici del farmaco in base alla loro discrezionalità e alle loro esigenze informative e senza provocare intralcio all’assistenza; dell’orario di visita può venire data notizia ai pazienti mediante informativa esposta nelle sale di aspetto degli ambulatori pubblici o privati e degli studi professionali.
  23.  Il medico non deve sollecitare la pressione delle associazioni dei malati per ottenere la erogazione di farmaci di non provata efficacia.
  24.  Il medico facente parte di commissioni di aggiudicazione di forniture non può partecipare a iniziative formative a spese delle aziende partecipanti.
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Provo a spiegare perché nei sistemi sanitari va rafforzato l’asse tra cittadini, innovatori e valutatori

Nerina Dirindin è una donna che stimo molto. E’ Senatore della Repubblica, Docente di Scienza delle Finanze e di Economia e politica sanitaria presso l’Università di Torino (in aspettativa); è Presidente del Comitato Scientifico di Ires Piemonte; presiede due Enti importanti come il CORIPE Piemonte (consorzio Unito e Unipo) e il Cipes Piemonte.

Sul rapporto tra Istituzioni e Sanità raccolgo alcuni spunti offerti da una sua relazione.

La Politica dovrebbe adottare strumenti scientifici inattaccabili per offrire ai decisori, a tutti i livelli di governo, e ai cittadini, informazioni rigorose sull’opportunità di compiere delle scelte (o di escluderle). Strumenti che altri Paesi, molto più avanzati del nostro, forse perché meno abituati all’ascolto degli interessi particolari, già adottano per fornire un sostanziale contributo all’individuazione di “ciò per cui vale la pena pagare”. Ma per quali scelte? Per l’insieme di quegli interventi sanitari, siano essi apparecchiature, strumenti diagnostici, dispositivi medici. E ancora: per i sistemi di erogazione dell’assistenza o modelli organizzativi / gestionali di servizi assistenziali adottati per affrontare un problema clinico o per migliorare il decorso di una patologia e più genericamente la qualità dell’assistenza.

Ma ora cosa succede? Come si decide nella maggior parte dei casi? Ora le decisioni sono prese in condizioni di emergenza (vera o presunta), sotto pressione (delle scadenze dei vari portatori di interesse), in tempi rapidi e su questioni sempre più complesse. Per di più su innovazioni sempre più incalzanti con una necessità di una pluralità di prospettive. Oggi è visibile la difficoltà dei decisori ad integrare l’evidenza scientifica con elementi di contesto e priorità sociali. Oggi è terribilmente complicato, non impossibile, rendere trasparenti i processi decisionali.

Quindi, così come capita altrove in Europa e nel mondo, anche in Italia e nelle province del Piemonte, compresa quella da cui provengo, abbiamo bisogno di investire sulla progressiva diffusione della cultura della valutazione producendo documentati esempi di decisioni basate sulle evidenze. Non sulle opinioni che spesso, non sempre, coincidono con pur legittimi interessi di parte che, come sono solito dire, non è certo che determinino nemmeno un solo interesse generale

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(Pensieri festivi) Riparte il futuro?

Mi è stato chiesto un parere sui problemi della provincia di Alessandria. Fateci caso, uno dei problemi, anche nel comparto che più conosco, quello socio sanitario, è che molti protagonisti del passato sono ancora qui a scrivere il futuro. Lo capisco, la nostra comunità invecchia e con essa l’aspettativa di vita politica. Ma se così fosse, conoscendoli e riconoscendo in loro una maledetta paura del futuro, saremmo costretti a leggere storie già vissute, e tra queste, tante storie inutili e qualche fallimento. Non evoco la rottamazione ma il cambiamento almeno dei metodi e degli atteggiamenti sì. Servirebbe a dare una speranza al futuro dei nostri territori. Ci lavoreremo, buona domenica.

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“I braccianti agricoli di un tempo e parte della classe dirigente attuale.”

P.G. bracciante agricolo del Sud, analfabeta, emigrò nella pianura alessandrina negli anni 60. Era un maestro con gli strumenti dell’agricoltura più usati a quel tempo nelle sue terre: sapeva portare l’asino, sapeva ingrassare i maiali, sapeva girare la macina per produrre olio. Qui al nord si adattò alle esigenze di una agricoltura molto competitiva che doveva miscelare qualità e quantità. Imparò ad usare la zappa per irrigare i campi, ad insacchettare le patate, a tagliare l’insalata. Il suo limite era la guida dei trattori ma, nonostante questo, negli ingranaggi delle aziende agricole P.G. era fondamentale: lui sapeva adattarsi. Modificando le sue abitudini promuoveva il cambiamento del sistema. Era predisposto al cambiamento e tutte le volte riusciva ad integrarsi con il mondo in evoluzione. Ma aveva la sua dignità nell’adattarsi al cambiamento: “l’asino si adatta al padrone, l’uomo si adatta al lavoro” diceva. E nel tempo, con il suo esempio, non con le sue parole, diffuse la sua mentalità tra i braccianti agricoli del posto e fu così che questi poterono rappresentare l’essenza dello sviluppo del locale comparto.  P.G. con il finire degli anni 80 cambiò impiego. L’agricoltura, quella che aveva nel lavoro dell’uomo il perno fondamentale, aveva pressoché definitivamente voltato pagina. La differenza nella competizione la faceva il trattore proprio quello che P.G. non sapeva usare. Fu così nuovamente il primo riformista di sé stesso. Imparò a fare il muratore, si adattò al cambiamento. Fece la fortuna delle aziende edili in cui lavorò utilizzando lo stesso metodo utilizzato nei campi. Non si legò mai ad un capo, ma al lavoro. Ora P.G è in pensione. Suo figlio è mio amico e ha molto più lui oggi di quello che hanno i figli dei “padroni” dove suo padre lavorava. Attitudine al cambiamento, capacità di adattarsi, soluzione dei problemi. Insegnamenti che parte della classe dirigente attuale (non solo quella politica) dovrebbe copiare dai braccianti agricoli e dai muratori di un tempo.

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(Pensieri festivi). La Sinistra divisa, tra contingenza e futuro.

Ma qualcuno davvero può pensare che di fronte ai problemi che la nostra società vive, di fronte all’avanzata delle destre, di fronte ai limiti dell’Europa (che resta il più grande sogno dei Padri nobili della nostra Repubblica) la sinistra possa permettersi il lusso di dividersi? Parliamoci chiaro in premessa: nel PD ci sono persone di Sinistra, e non per definizione astratta, ma per quello che hanno fatto con la loro militanza o con la loro storia amministrativa o per quello che vorrebbero ancora fare nel futuro. Per me, e per tanti come me, parole come Libertà ed Uguaglianza rappresentano uno stile di vita, non uno slogan per le campagne elettorali. E quelle persone sono di Sinistra e con coerenza nel PD avendo o non avendo sostenuto l’attuale segretario.

Sempre all’insegna della chiarezza, rispetto all’assemblea dei delegati di Mdp, Si e Possibile che darà vita a una lista unitaria alle prossime elezioni ammetto la mia sofferenza. E’ una sofferenza di fronte alle immagini di un popolo che si raduna attorno ad un progetto di Sinistra che vuole essere competitivo, se non alternativo, al PD. E la mia sofferenza si accentua ancor di più nel vedere salire sul palco a sostenere quel progetto uomini come Pietro Grasso, e altri come lui, perché per me hanno rappresentato e rappresentano riferimenti ideali nelle battaglie sociali e civili. Sì, la Politica è anche sofferenza ma la storia molte volte va oltre la contingenza per disegnare traiettorie inedite. Per questo io ho riguardo per l’iniziativa di Mdp, Si e Possibile e vorrei altrettanto riguardo da parte loro. Se la strategia li obbliga ad esprimere giudizi così negativi sul PD almeno abbiano cura delle persone del PD perché ad oggi nessuno è così lindo da potersi permettere la distribuzione di abilitazioni politiche particolari.

Ho detto che non giudico ma sono certo che la nuova lista unitaria rappresenterà un vantaggio per le destre italiane alle prossime elezioni politiche.

Guardo al futuro e resto convinto che ci sarà un “dopo”, non per forza un “dopo” elezioni 2018, ma un momento, più in là nel tempo, in cui gli attuali Partiti saranno inadeguati a contenere il desiderio di battersi per una società migliore. Una società che avrà bisogno di una sinistra non per forza del tutto unita ma almeno in grado di non dividere chi è, o vuole essere, coraggioso nell’affermazione dell’equità e della giustizia sociale.

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