SUPERARE CRITICITA’ CASELLO AUTOSTRADALE SERRAVALLE SCRIVIA

“La Regione assicura la disponibilità all’apertura di un Tavolo tecnico appena i Sindaci di Serravalle e del Novese ne faranno richiesta”

 

Torino – 16 maggio 2018 – “Nella seduta del Consiglio regionale di oggi ho illustrato un’interrogazione a risposta immediata finalizzata a sapere dall’Assessore ai Trasporti Francesco Balocco quali iniziative intenda assumere, dopo aver approfondito opportunamente le criticità, per favorire la rapida ripresa di un confronto per spostare il casello autostradale di Serravalle Scrivia” ha affermato il Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale Domenico Ravetti.

“Fin dal 1986 – ha spiegato il Presidente Ravetti – è allo studio un progetto di spostamento del casello autostradale che dalla A7 conduce a Serravalle Scrivia, motivato dalla pericolosità della curva sull’adiacente ponte dello Scrivia e dall’impossibilità di aumentarne la capacità di transito. Il progressivo sviluppo di realtà industriali e commerciali e, in particolare, l’apertura del Designer Outlet, il più grande d’Europa, ha notevolmente accresciuto questa necessità dal momento che il 70% dei circa 2,5 milioni di vetture che, annualmente, raggiungono il centro commerciale transitano attraverso questo casello, dotato soltanto di quattro portali in ingresso e tre in uscita, causando, soprattutto nei giorni festivi, lunghe code e intasamenti”.

“Anche l’Amministrazione di Serravalle Scrivia – ha precisato Ravetti – guarda con favore alla prospettiva di uno spostamento del casello che garantisca un facile e sicuro accesso sia all’area abitata sia ai vicini centri commerciali”.

“Nella sua risposta – ha concluso Domenico Ravetti – l’Assessore Balocco ha assicurato la massima disponibilità all’apertura di un Tavolo tecnico, coordinato dalla Regione, per approntare gli opportuni interventi, appena il Sindaco di Serravalle e quelli dei Comuni del Novese ne faranno richiesta”.

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IL SALONE DEL LIBRO E’ PROPRIETA’ DELLA COMUNITA’ DEI LETTORI

“Il Salone del libro non è del PD o del M5S ma della straordinaria comunità dei lettori. La Regione da sempre è protagonista insieme al Comune di Torino, una collaborazione che ha reso possibile il crescente successo di questa manifestazione culturale. In tutte le istituzioni in cui è presente il PD ha sempre lavorato per garantirne il successo, le idee sul futuro del Salone non mancano, andranno valutate nelle sedi proprie; le dichiarazioni del Presidente Chiamparino meritano rispetto e approfondimento per questo organizzerò presto un incontro con il gruppo regionale e comunale del PD insieme alla Giunta regionale per affrontare la questione

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Hospice Monsignor Zaccheo

Domenico Ravetti (Pd): “Hospice Monsignor Zaccheo: assicurati tempi e risorse per la manutenzione e la messa in sicurezza”

 

Torino – 8 maggio 2018 –  “Nella seduta di oggi del Consiglio regionale ho firmato l’emendamento presentato dal collega Gian Luca Vignale al “Programma di interventi in edilizia sanitaria” per la manutenzione straordinaria e la messa in sicurezza dell’Hospice Monsignor Zaccheo del Presidio Ospedaliero Santo Spirito di Casale Monferrato” ha spiegato il Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale Domenico Ravetti.

 

“L’emendamento” ha spiegato Ravetti “è stato utile per condividere la posizione dell’Assessore alla Sanità Antonio Saitta che ha letto in Aula il cronoprogramma dei lavori e la copertura dei costi degli interventi”.

 

“Nel dettaglio” ha concluso il Presidente Ravetti “il progetto esecutivo sarà consegnato entro il 30 giugno 2018, il completamento della procedura di gara entro il 31 gennaio 2019, mentre il termine dei lavori è previsto per il 31 dicembre 2019. I fondi sono assicurati con l’accantonamento sul bilancio dell’Asl di Alessandria, con l’impegno nella previsione di Bilancio 2019 della Regione e sono integrati con l’importante raccolta fondi attivata in questi giorni dalla Dottoressa Daniela Degiovanni e dall’intera comunità casalese”

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All’Italia serve un Governo, al PD un congresso

Fosse Politica ci troveremmo di fronte ad uno scenario chiaro con tre piste possibili: nessun Partito e nessuna coalizione hanno i numeri per formare un Governo per cui (1) o si procede con patti tra soggetti che il 4 marzo sono stati in competizione tra loro o (2) tutti, nessuno escluso, sostengono un Governo Istituzionale per un anno (o due) con punti programmatici decisivi per il Paese oppure (3) si torna subito al voto. I panettieri Di Maio e Salvini aprono e chiudono “i forni” del dialogo con la leggerezza dei passi di una etoile della danza. In un primo momento sembravano pronti a fare insieme le trecce, poi non si sono più guardati in faccia come i fidanzati delusi. Però, attenzione, dato che il feeling programmatico esiste davvero, i due potrebbero nuovamente tentare la liaison.

Nella pista 1 resta intera, anche se con qualche crepa, l’ipotesi del “Governo di minoranza” cioè di un Esecutivo (pentastellato o di centrodestra) a cui verrebbe garantito il sostegno con voti a favore o con l’astensione sui singoli provvedimenti legislativi. In poche realtà Europee per qualche tempo ha funzionato ma, se mi è concesso un giudizio, qui da noi non funzionerebbe per scarsa attitudine alla Buona Politica.  La pista 3 è quella praticabile e per me quella giusta, o forse quella che ci meritiamo, ma a patto che qualcuno, rebus sic stantibus, approvi una legge elettorale con un premio di maggioranza alla coalizione che arriva d’avanti alle altre. La “questione”, per usare parole desuete, è il PD e lo spazio che gli viene riservato dagli elettori, non quello che i dirigenti vorrebbero. Fosse politica. Ma non ne sono certo. Dobbiamo capirci sul titolo del tema perché c’è una differenza sostanziale tra Renzi e Il dopo Renzi. Se è Renzi il titolo, lo svolgimento più o meno è chiaro, si può essere favorevoli o contrari ma il tracciato riformista e autonomo, almeno dal resto della sinistra, lo conosciamo. Se il titolo è Il dopo Renzi, facciamo attenzione perché nulla è chiaro. Intanto servirebbe un congresso vero, non una conta delle tessere o degli elettori, sempre meno, delle Primarie. Un congresso servirebbe per definire la linea politica, si diceva un tempo, le alleanze e la leadership. Ma se è Renzi il titolo, sia Renzi a ricandidarsi a Segretario Nazionale, non un suo insipido surrogato. Se è Il dopo Renzi, al suo segnale scatenate il congresso.

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IL CARCERE

Alle 8,30 sono arrivato al cancello della Casa di Reclusione “San Michele”, ho consegnato la carta di identità e il tesserino da Consigliere Regionale all’agente al block house che già sapeva del mio arrivo. Mi ha indicato la porta di accesso allo spaccio, lì il responsabile degli educatori mi aspettava per accompagnarmi in Direzione. Solo che lo spaccio sa di bar e allo spaccio la vita attorno ai tavoli assomiglia molto a quella dei nostri paesi e delle nostre città. Anche negli uffici della Direzione sembra di stare in uno dei tanti uffici periferici dello Stato, con un grosso tavolo per le riunioni attorno al quale la gentilissima dottoressa Elena Lombardi Vallauri mi ha raccontato la sua esperienza, i numeri dei detenuti (300) e degli agenti (180), i problemi e anche le potenzialità di un carcere.  Ho raccolto stanchezza ma non rassegnazione, ho annotato il senso delle sue parole sulle criticità ma non ho mai percepito da parte sua arrendevolezza. Mi ha parlato del progetto Agorà che sarà il secondo in Italia, cioè di uno spazio fisico per la socializzazione dei detenuti con criteri differenti dalla compressione all’interno di spazi troppo stretti. Un bell’incontro, con una narrazione fluida che mi restituiva l’immagine di quello che di lì a poco avrei davvero visto. Con il responsabile degli educatori e alcuni Agenti della Penitenziaria, fra questi alcuni amici, ho finalmente varcato la soglia della costrizione lasciandomi alle spalle lo spazio delle libertà. Il paradosso che offre San Michele dietro le mura è lo spazio recintato con i giochi per i bambini. Ai piedi di blocchi di cemento lunghi centinaia di metri – e alti 6 o 7 – sono stato accolto da un parco giochi con scivoli e altalene per i bimbi che vanno a trovare i papà reclusi. Che io non so se è giusto, non è il mio mestiere quello dello psicologo, ma ho provato un forte senso di disagio per quella normalità forzata. Poi cambia il mondo. C’è un’altra soglia da varcare che è ancora più ardua della prima ed è quella delle porte a più mandate che precedono i blocchi di grate e cemento. E quello è un mondo a parte. L’incrocio degli sguardi con i detenuti è cosa poco semplice per chi viene da fuori. Anche quando loro sono in gruppo che imparano a cucinare o nei laboratori d’arte, nelle aule della didattica, anche in quelle dell’università. E poi le celle. Saranno pure a norma ma sono troppo piccole per vivere una vita lì dentro. Quello spazio a casa mia lo riservo alle scope, alle scarpe e ai detersivi. A San Michele nelle celle ci stanno due persone ma una sopra all’altra. Forse se lo meriteranno pure di vivere in quelle condizioni per quello che hanno fatto ma non chiamiamolo “albergo”. E nel bagno, se si può chiamare bagno, trovano spazio un po’ di generi alimentari che non stanno altrove. Mi mancava l’aria, io sono fatto così, negli spazi stretti soffro, e mi è mancata ancor di più quando ho riconosciuto, in verità non subito, un detenuto “famoso” con la camicia e le iniziali cucite addosso che passandomi a fianco mi ha invitato ad alta voce a salutare un politico di rango nazionale. Dentro quelle mura sono reclusi detenuti con più di 5 anni di pena, più di 60 collaboratori di giustizia, una decina di ergastolani; in tutto sono circa 300. Sono uscito fuori, poi ancora fuori, poi ancora fuori, ed infine ho recuperato i documenti all’ingresso e sono andato a visitare la Casa Circondariale “Cantiello Gaeta” detta comunemente Don Soria che è in centro città di fronte all’ospedale Santi Antonio e Biagio. Il Don Soria è un ex  convento dei Frati Minori Cappuccini, una costruzione che da fuori non permette di capire cosa c’è davvero dentro. Dentro ci sono altri 300 detenuti, altri 180 Agenti della Penitenziaria, ristretti in un girone dantesco che potrei consigliare ad un regista alla ricerca di una location per film ambientati all’inferno. Ho incontrato il Comandante degli Agenti che è stato chiaro, professionale, un Uomo dello Stato pronto a risolvere tutti i problemi, anche quelli per i quali non esistono soluzioni se non l’assunzione finale delle colpe. Mi hanno accompagnato oltre una zona definita “le quattro colonne”, una sorta di anticamera della galera, quella vera, dove il buio vince sulla luce anche a mezzogiorno, dove i volti degli uomini sono appoggiati alle sbarre che dividono lo spazio dei liberi dallo spazio dei prigionieri, dal respiro delle guardie al respiro dei ladri, in una incivile convivenza che io vorrei fosse diversa. Per questo ho chiamato subito il Prefetto di Alessandria. Io vorrei che i lavoratori che ho visto oggi in divisa si sentissero meno soli, vorrei che, per garantire sicurezza ai cittadini, lo Stato garantisse sicurezza a loro e per primi. Presto le organizzazioni sindacali saranno ricevute dalla Dottoressa Tafuri che in rappresentanza del Governo e con la Sua determinazione sono certo saprà tendere una mano in segno di aiuto.

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Insieme per il riconoscimento dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico e per l’apertura del Dipartimento Universitario di Medicina e Chirurgia

Ravetti: “Chiedo a tutti i Comuni di votare una mozione per sostenere questi obiettivi strategici per il futuro.

Sul futuro del sistema sanitario in provincia di Alessandria sono a conoscenza di iniziative politiche che hanno il gusto del pretesto per anticipare i tempi della campagna elettorale in vista delle Regionali 2019. Io non voglio partecipare a questa bagarre.

Sono davvero dispiaciuto per l’atteggiamento di qualche Partito e di alcuni dirigenti della locale Politica che calcano da decenni il palcoscenico con risultati spesso definiti “poco lusinghieri” e su cui non mi soffermo per decenza. La contrapposizione anche dura è nella natura del dibattito tra parti politiche avverse ma arriva sempre un momento in cui gli interessi dei cittadini devono prevalere su tutti gli altri interessi. Constato che anche in questo caso non si è voluto con calma scegliere la strada faticosa dello studio e dell’analisi ma la scorciatoia dello scontro che ha generato confusione. Per me, per molti fra noi, l’obiettivo è semplicemente quello di migliorare il sistema rendendolo più adatto alle esigenze della nostra comunità.

Esiste un problema organizzativo nel sistema sanitario che va affrontato pur con opinioni differenti. Ma il fatto più importante è che sono alla nostra portata alcuni obiettivi che potrebbero cambiare in positivo la storia dei nostri territori. Per questo sono convinto che una classe dirigente all’altezza deve dividersi al tempo delle elezioni ma non dovrebbe dividersi almeno sul riconoscimento dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico e sull’apertura del Dipartimento Universitario di Medicina in Alessandria. Io voglio andare oltre le polemiche Politiche in cui qualcuno ci vuole infilare. Per questo ho chiesto agli Amministratori Comunali della provincia di Alessandria di valutare argomenti d’attualità molto lontani dalle campagne elettorali: per sostenere con forza il riconoscimento dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico  e l’avvio dei corsi di Medicina in Alessandria, ho proposto di votare in tutti i Consigli Comunali una mozione che, una volta approvata, può essere inviata al Governo nazionale, alla Regione Piemonte, al Presidente dell’Assemblea provinciale dei Sindaci dell’Asl Al e ai Consiglieri Regionali della provincia di Alessandria. Un paio di Amministrazioni Comunali nel recente passato hanno votato un documento solo in parte simile, ora credo sia arrivato il tempo di fare squadra tutti insieme. A tutti i Sindaci ho inviato una bozza di mozione da integrare o modificare come ritenuto più opportuno.

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Quattro piste per il Gruppo del PD

Dovremo seguire almeno 4 tracce di lavoro: Nei lavori del Consiglio Regionale e delle Commissioni definendo insieme alla Giunta un Piano Strategico di fine mandato. Mi è stato chiesto come intendo impostare il mio rapporto con la Giunta; ho risposto che la maggioranza dei componenti la Giunta e il Presidente Chiamparino sono iscritti a questo gruppo e se ci saranno argomenti su cui varrà la pena attivare analisi e approfondimenti li attiveremo. E se su alcune scelte il Gruppo, o parte di esso, maturasse posizioni differenti da quelle degli Assessori, nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità, mi impegnerò a cercare un terreno comune di condivisione; non cercheremo, ancor più in questo anno, relazioni politiche strumentali. Sarà un dialogo serrato sul punto. Non sposteremo mai il tempo delle decisioni; questo che affronteremo sarà un tempo nuovo, quello del cammino ancor più partecipato. Nella relazione con i piemontesi, dopo il lungo periodo di risanamento anche attraverso il complesso il sistema di riforme che abbiamo attivato, il “nuovo inizio” parte ora. Ho chiesto ai miei colleghi di tornare con passione nei territori non solo per spiegare quello che abbiamo fatto, ma per restituire armonia nei luoghi dove siamo stati conflittuali, per raccogliere spunti e riflessioni, per segnare rotte utili al Piemonte del 2024. Nella relazione con il Partito regionale perché noi non siamo un’articolazione estranea alle scelte del PD del Piemonte. Fino a ieri con Davide Gariglio, per ovvie ragioni, è stato molto più semplice partecipare ai lavori del Partito. Ora noi avremo bisogno di strutturare diversamente il rapporto. Ma non sarà solo un obiettivo di natura organizzativa; facciamo attenzione, il Partito rischia di piegarsi su sé stesso alla ricerca di una forma nuova, spero non nei soliti riti stanchi dei conteggi delle tessere oppure, peggio, nelle derive di un casting mediatico funzionale solo a filiere per i leader. Noi qui abbiamo dimostrato coesione, responsabilità, passione, coraggio, rispetto, tutti fattori che possiamo mettere a disposizione della nostra comunità politica. Nella costruzione della nuova coalizione a partire dal rapporto con i nostri alleati evitando atteggiamenti di inspiegabile autosufficienza. Vivremo questa stagione con umiltà ma non con rassegnazione. Abbiamo sbagliato, perso, ci siamo smarriti ma noi siamo ancora qui. Siamo consapevoli d’essere i rappresentanti istituzionali in Piemonte del più grande progetto riformista italiano ed europeo. Aiuteremo il Partito ad essere perno di una coalizione nuova, più forte, originale e lo faremo con innovazione programmatica.  Io dovrò muovermi su questo terreno con alcune convinzioni, prima fra tutte quella che non potrò correre sempre lungo la linea tracciata nel passato perché vivremo altri momenti, li interpreteremo in condizioni diverse.

 

 

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NUOVO PRESIDENTE DEL GRUPPO PD IN CONSIGLIO REGIONALE

  1. Nella riunione del Gruppo del Partito Democratico del Consiglio regionale del Piemonte, svoltasi in data odierna, è stato eletto all’unanimità Presidente del Gruppo il Consigliere regionale Domenico Ravetti.Il Gruppo ha, altresì, individuato le candidature del Consigliere regionale Nino Boeti alla Presidenza del Consiglio regionale e della Consigliera regionale Angela Motta alla Vicepresidenza del Consiglio regionale e, nei prossimi giorni, le proporrà ai gruppi consiliari di Maggioranza.

    Il Presidente dimissionario del Gruppo Pd in Consiglio regionale Davide Gariglio, neoletto deputato, ha voluto“ringraziare i colleghi per l’impegno profuso in questi anni e per il lavoro che abbiamo portato avanti insieme, in un clima di condivisione di intenti e obiettivi e di dialogo costruttivo e ha formulato i migliori auguri per il lavoro di fine legislatura”.

    “Il nostro impegno – ha affermato il neoeletto Presidente del Gruppo Pd Domenico Ravetti – sarà incentrato sulle priorità di fine legislatura, sul rapporto con le diverse forze politiche della coalizione di centrosinistra e soprattutto con i cittadini piemontesi. Ringrazio Davide Gariglio per il lavoro svolto in questi anni alla guida del gruppo in Consiglio regionale”

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Noi vogliamo dare un’opportunità ai cittadini, non ai protagonisti della politica del passato. Destra irresponsabile e incompetente! Basta con le chiacchiere, il bar è chiuso e i giochini sono spenti. In questa deriva della ragione tocca alla Giunta imporre la svolta opportuna

Accorpamento ASL ASO di Alessandria.

Manca la volontà di dialogare seriamente. Questo confronto è avvelenato dalle strumentalizzazioni.

Ho letto il resoconto dei lavori eccentrici della Commissione Sanità del Comune di Alessandria del 28 marzo u.s.  e ho raccolto su vari fronti diverse bizzarre dichiarazioni politiche; ora giungo a meditate conclusioni a tutela dei servizi ospedalieri e territoriali della nostra provincia. Grazie al M5S, in particolare alla serietà del collega Paolo Mighetti, e con l’intero sostegno della maggioranza abbiamo avviato una discussione sull’ipotesi di accorpamento dell’Asl e dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria; l’unico obiettivo è quello di rafforzare e rendere più efficiente la sanità della provincia di Alessandria e la sanità piemontese, sottoponendo all’approvazione del Consiglio regionale e al confronto sul merito ogni ipotesi di riorganizzazione. Purtroppo mi spiace constatare come invece la discussione, che dovrebbe attenersi al piano dell’organizzazione sanitaria e dovrebbe riguardare le modalità di miglioramento dell’offerta sanitaria per i pazienti, sia scivolata sul piano delle opportunità individuali e dei posizionamenti politici in particolare della destra.  Resto convinto della necessità di una discussione seria sul futuro della sanità nella provincia di Alessandria, partendo dai dati più significativi delle nostre due aziende sanitarie: i numeri della mobilità passiva, i bilanci, la qualità delle prestazioni certificata dal piano nazionale esiti, lo stato delle proroghe degli appalti. E’ su questi dati che la politica del passato non sa o non vuole discutere. Inoltre evidenzio con la forza di sempre che una delle ragioni delle difficoltà in cui ci troviamo nasce proprio dall’impossibilità di integrare le azioni delle due aziende, che sono poco complementari e finiscono per essere in competizione fra di loro. Abbiamo lavorato mettendo al centro le esigenze dei pazienti e quelle dei tanti dipendenti, raccogliendo le richieste di cambiamento e discontinuità che arrivano dal territorio, nell’ottica di aumentare e qualificare i servizi. Per tali richieste e per tutte le osservazioni anche critiche abbiamo formalmente aperto una consultazione pubblica che terminerà il 9 aprile, come da regolamento del Consiglio Regionale e come da prassi consolidata su attività legislative analoghe. Mi rammarica vedere che questo non è lo stesso fine di chi oppone argomenti pretestuosi e non di merito, avvelenando volutamente il confronto affinché nulla possa cambiare. Noi volevamo dare un’opportunità ai cittadini, non alla politica del passato. Ad ogni costo però la Giunta, nell’affidare prossimamente i mandati per le Direzioni delle Aziende, con i tempi e le modalità che la Giunta stessa riterrà più opportuni, imponga una svolta per aumentare la qualità dei servizi sanitari superando i disagi degli operatori e, ancor più, quelli dei cittadini. Nel ringraziare i colleghi che hanno sottoscritto in Consiglio Regionale il documento che ha permesso l’avvio di questa discussione, l’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, il Collegio Provinciale degli Infermieri, i sindacati e le associazioni che hanno capito da subito il senso di questa vicenda, confermo la mia ostinata volontà di analizzare i sistemi complessi come quelli sanitari con la fatica dello studio e non con la banalizzazione delle chiacchiere che finiscono, più o meno volontariamente, con la difesa di interessi pur legittimi ma troppo, troppo, troppo particolari.

Domenico Ravetti – Consigliere Regionale

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Approvato il Bilancio, il Piemonte riparte.

Priorità a Comuni e politiche sociali.

Il Consiglio Regionale ha approvato il bilancio di previsione 2018-20 della Regione, un bilancio che prosegue nel rigore dei conti e prevede investimenti e taglio dell’IRAP per le onlus e le imprese culturali. Su proposta della Giunta regionale oggi è stato approvato un maxiemendamento al Bilancio: un provvedimento che si concentra su dissesto idrogeologico e sicurezza degli edifici, viabilità (prevalentemente gomma e metropolitana) e sviluppo turistico. Il maxiemendamento accantona infatti circa 15 milioni per investimenti, destinati in parte ai Comuni per opere pubbliche, in parte a nuovi accordi di programma nell’ambito del sistema neve. Mette circa un milione e 400 mila euro per lo spostamento degli immobili residenziali collocati in aree pericolose dal punto di vista idrogeologico che devono essere abbattuti, e due milioni per la promozione turistica. E ancora, circa due milioni per le politiche del lavoro, e ne mette oltre quattro sul fronte del trasporto pubblico locale. Inoltre finalmente è stato completato il percorso che alcuni mesi fa avevo proposto con l’introduzione di uno stanziamento di 500.000 euro per il triennio 2018-2019-2020, al fine di favorire l’adeguamento dei parchi gioco comunali alle esigenze dei bambini con disabilità. Nel bilancio regionale è previsto un nuovo strumento finanziario a favore dei Comuni e gli enti locali piemontesi, con cui è stato concordato, in grado di sbloccare le risorse non utilizzabili a causa del patto di stabilità. Questa iniziativa renderà disponibile per i comuni un centinaio di milioni da destinare esclusivamente a investimenti. Novità inserita nel Bilancio approvato è stato introdotto da due emendamenti di maggioranza che prevedono il taglio dell’IRAP. La maggioranza ha introdotto l’azzeramento dell’IRAP per le onlus piemontesi che si occupano in ambito educativo, sociale e sanitario. Le onlus interessate sono 162 per un gettito finanziario di 1,5 milioni di euro. Per tutte le altre onlus la riduzione passa da 3,9% attuale a 2,9%, interessate dal provvedimento sono 385 imprese sociali; altro provvedimento è il taglio della stessa tassa per le 1137 imprese culturali che la vedranno tagliata di un punto percentuale, da 3,9 a 2,9%.

Abbiamo approvato un Bilancio che pur con limitati margini di manovra si è concentrato sugli investimenti e sulla riduzione delle tasse per le imprese sociali e culturali.

 

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