PERCEZIONI LEGHISTE

RISPETTO I DIRIGENTI E GLI ELETTORI LEGHISTI MA SPIEGO PERCHÉ LA LEGA SI NUTRE DI PERCEZIONI E NON DI REALTÀ .

Del 2018 stavo dimenticando di portare nel mio bagaglio una ricerca Ipsos, confermata dall’Istituto Cattaneo, che posiziona l’Italia al primo posto, tra i 13 Paesi più sviluppati, nella classifica della percezione più distorta della realtà. Nella sostanza i ricercatori ci restituiscono un quadro in cui la nostra società vive in una realtà parallela rispetto ai fatti, su tutto, ma in particolare su immigrazione, disoccupazione e salute. Ci sbagliamo, giudichiamo in forza di una percezione che spesso non corrisponde al vero e siamo indotti a farlo. Ma a chi giova alimentare uno scarto così  enorme tra la percezione e la realtà? Un po’ dipende da noi, dalla nostra propensione a cercare sul web notizie che ci soddisfano, che confermano le nostre convinzioni sbagliate, quelle che in qualche modo ci rassicurano. Sì, perché la realtà a volte è cruda, poco rassicurante. E un po’ dipende da chi ha forza e interessi economici e politici a generare un mondo che non c’è.

Ecco, la Lega è un generatore automatico di percezioni, la Lega è un costruttore di un mondo che non c’è e si muove agevolmente tra le paure delle persone individuando, di volta in volta, a seconda del tema, un nemico che prima evoca e poi indica. E senza mai assumersi la responsabilità di risolvere i problemi. In sanità,  per fare un esempio, tocca a loro garantire un adeguato Fondo Sanitario Nazionale, un numero congruo di professionisti sanitari, politiche concrete per abbattere le liste d’attesa, è loro dovere investire in ricerca, in innovazione tecnologica e in tanta etica, etica e etica. E invece, giusto per intenderci, la Lega scientificamente costruisce un mondo che non c’è, quello che non contempla le verità piemontesi dove, con fatica, in 5 anni è  stato possibile uscire dalle pietose condizioni in cui loro ci avevano ridotti sino ad ottenere riconoscimenti ministeriali che collocano in prima posizione il Sistema Sanitario piemontese in diversi test qualitativi. Quello di cui la Lega ha bisogno è di tanta incompetenza perché, di fronte alla conoscenza, lo scarto tra la percezione e la realtà si ridurrebbe a sufficienza da limitare in pochi decimali i loro voti.

Sanità: i fatti fanno a botte con le percezioni.

PIEMONTE PRIMA REGIONE PER PRESTAZIONI SANITARIE E PRIMA TRA LE REGIONI BENCHMARK AI FINI DEL RIPARTO DEL FSN 2019.

Ravetti al M5S e alla Lega: “Dite la verità: ci classificate sempre al primo posto quindi voi sapete bene che in Sanità il problema non è il Piemonte ma l’Italia.”

Alcuni consigliano di non parlare di Sanità durante la campagna elettorale perché, spiegano, è un settore in cui i cittadini hanno maturato in generale un giudizio non completamente positivo. Consigliano di lasciar perdere perché non è arrivato il senso della riorganizzazione e del salvataggio della sanità pubblica ma quello dei “tagli”. Ne prendo atto amaramente, so che in qualche misura è così, ma io ne parlerò sempre guardando negli occhi i miei interlocutori. A proposito di interlocutori, li trovo ogni volta impegnati in altre faccende quando chiedo incontri pubblici per confrontarci su questi argomenti. E li capisco.

C’è qualcuno che vuole ammettere che dopo il primo posto in Italia riconosciuto dal Ministero della Salute sulla qualità delle prestazioni sanitarie (griglie LEA) ora, lo stesso Ministero a guida pentastellata classifica la Regione Piemonte prima delle cinque Regioni selezionate come “Benchmark”, con (nell’ordine) Umbria, Emilia Romagna, Marche e Veneto?  Tre di queste Regioni saranno selezionate per fare da riferimento per “i costi standard”, da utilizzare nel riparto del Fondo sanitario 2019.  La Lombardia è classificata al sesto posto. (Così per dire.)

In sanità, le tecniche di benchmarking hanno lo scopo di raggiungere uno standard di eccellenza, valutando il corretto impiego delle risorse e, valutate le performance raggiunte, di correggere opportunamente le politiche sanitarie. Nella scelta il Ministero della Salute tiene conto di una serie specifica di parametri, dal punteggio della cosiddetta “Griglia Lea” alla spesa farmaceutica, oltre all’efficienza della tenuta dei conti economici. Essere al primo posto nella graduatoria delle Regioni “Benchmark” è una novità assoluta per il Piemonte. L’indicazione del Ministero della Salute rappresenta l’ennesimo riconoscimento del lavoro svolto in questi anni. Può non piacere, può dar fastidio solo il pensiero, ma la verità è nei fatti: con il risanamento dei conti e l’uscita dal Piano di rientro, il Piemonte diventa sempre più un punto di riferimento per la sanità nazionale.  È un motivo di orgoglio ed un ulteriore stimolo a continuare? O stavamo meglio nei bassi fondi della classifica alle prese con i debiti accumulati nel tempo?

561 PAROLE PER IL 2019.

PER LA NAZIONE, PER LE ELEZIONI REGIONALI, PER CHIAMPARINO, PER IL PD. E IN FONDO ANCHE PER ME.

Provo a non commettere l’errore di scrivere la letterina di inizio anno anche se a me piace da morire quella frase che ho trovato in rete “un giorno sarai grande abbastanza da poter leggere di nuovo le favole”. Una frase che in qualche misura mi riporta al messaggio di fine anno del Presidente Mattarella quando ci ha invitati a non confinare i sogni e le speranze alla sola stagione dell’infanzia. Vivo nella concretezza e chi mi conosce sa che non so fare diversamente, anzi, ogni tanto esagero e non concedo spazi ai sogni e alle speranze perché non voglio confonderli con le illusioni. Ma il 2019 si presenta come un anno di svolta per il Paese, ancor più per il Piemonte, esagero, un anno di svolta anche per il PD e la Sinistra in Italia e dentro a questa dimensione ci sono anche io, con i miei 50 anni, la mia svolta, le mie convinzioni, la mia determinazione, i miei valori e le mie paure. Quindi coltivare qualche sogno e qualche speranza non mi farà male. Non so cosa capiterà all’Italia, sapete tutti che questo Governo non mi rasserena perché è figlio di incompetenza e improvvisazione che normalmente sono generatori di danni. Io sono italiano e spero solo nel bene del mio Paese, quindi spero che i provvedimenti sino ad ora adottati possano essere utili. La sostanza è che da amministratore pubblico non posso non cogliere la deriva sociale ed economica verso cui ci stanno portando. E nei limiti della mia azione farò il possibile per deviarne il percorso. Il Piemonte: a maggio, verso la fine di quel mese, torneremo al voto per eleggere il Presidente della Regione e il nuovo Consiglio. Credo, anzi, ne sono convinto, che Chiamparino e la sua idea di futuro rappresentino un’opportunità per i nostri territori. Abbiamo bisogno di coraggio, di sicurezze e di competenze, che sono da sempre il patrimonio personale di Sergio. C’è nel sostegno alla sua candidatura una coalizione con caratteristiche differenti rispetto a quella del 2014 e c’è il PD, un Partito in ripresa, in lenta ripresa, che potrà tornare ad essere utile se saprà utilizzare i prossimi mesi congressuali per riconnettersi con le esigenze dei cittadini. In questo contesto ci sono anche io. Ho dato la mia disponibilità a ricandidarmi per il Consiglio Regionale e farò il possibile per essere eletto. So che non potrà essere un mio esclusivo obiettivo, sono infatti consapevole che non potrà essere una mia corsa solitaria ma un cammino condiviso da tanti amici. Ci metterò come al solito tutto l’entusiasmo, le mie idee e tutta la passione di cui dispongo. I miei avversari non saranno dentro al mio Partito o nella mia coalizione e sono certo che questo varrà anche per tutti i dirigenti del PD. C’è una stagione nuova che ci aspetta dove potremo tornare ad essere i protagonisti. Confrontiamoci con le persone, mettiamo in sintonia i nostri sogni e le nostre speranze con i loro sogni e le loro speranze. Infine, io non voglio una lista debole per avere più possibilità d’essere eletto. La vorrei forte e competitiva, in rappresentanza di diversi territori, con un equilibrio di genere e anche in grado di tener conto delle aree politiche interne al mio Partito.    

Ora è ufficiale: 648 mila euro per l’Hospice “Zaccheo” di Casale Monferrato.

La Giunta regionale oggi ha approvato la destinazione dell’utile di esercizio 2017 dell’Asl AL e l’intera somma, 648.000 euro, verrà utilizzata per la sistemazione della struttura casalese.

Leggo con piacere il comunicato stampa dell’Assessore Antonio Saitta che definisce questo “intervento importante e atteso da tempo, che va a sanare una situazione ereditata dal passato Ora l’Asl di Alessandria può immediatamente dare il via alle procedure di gara e quindi di realizzazione dei lavori proseguendo, allo stesso tempo, nella causa per ottenere il risarcimento dei danni nei confronti dei responsabili dell’opera.”

Credo si possa affermare con certezza che durante le prime settimane di gennaio l’ASL potrà attivare le procedure della gara e che i lavori di messa in sicurezza, rinforzo e consolidamento delle fondazioni della struttura, oltre che il recupero igienico – sanitario dei seminterrati, termineranno entro il 2019.

“Più tasse per il volontariato.”

Domenico Ravetti (Capogruppo PD Consiglio Regionale Piemonte): “Vogliono frantumare l’essenza della coesione sociale nel nostro Paese. Lega e M5S hanno superato il limite della decenza politica.”

 “Quella tassa è una vergogna, una patrimoniale sulla solidarietà. Il conto lo pagheranno i più poveri” Sono queste le parole che arrivano dal mondo del volontariato. E la protesta si diffonde sempre più contro la norma voluta da Lega e M5S che cancella l’Ires agevolata (portandola dall’attuale 12% al 24%) per istituti di assistenza sociale, fondazioni, enti ospedalieri, istituti di istruzione senza scopo di lucro. E che prevede un esborso di circa 120 milioni per il terzo settore. Ancora una volta questo G(g)overno nazionalpopulista conserva il solito posto alle persone in difficoltà: l’ultimo. D’altronde le parole – solidarietà – e – umanità – paiono non essere inserite nel dizionario della lingua del nuovo potere.

GIORNATA SCIENTIFICA “Tutti insieme abbiamo fatto tanto ma per Alessandria la vera sfida inizia ora”

 Il settore della ricerca scientifica dovrebbe dare slancio e speranze al nostro territorio.L’avanzamento scientifico e tecnologico, frutto della ricerca di base e applicata nei suoi più svariati settori, è volano per lo sviluppo del Paese e stimola il circuito dell’economia, del benessere e della crescita. Purtroppo dalle dichiarazioni ai fatti, dalle promesse al Governo dei processi, si mette in luce quanto i fondi per la ricerca pubblica siano stati considerati un orpello, un optional, nei bilanci dello Stato e non una necessità basilare della società. Eppure la fase di recessione economica cui siamo andati incontro in questi anni ha infatti confermato come la capacità competitiva di un territorio sia intimamente e imprescindibilmente legata agli investimenti in ricerca scientifica e tecnologica.

Gli altri Paesi, in Asia e gli Stati Uniti, ne stanno raccogliendo i frutti mentre l’Europa è maledettamente in declino e l’Italia è la Cenerentola.

Dobbiamo fare di più e meglio. Ma cosa? E in Alessandria e nella nostra provincia? Rispondo.

Dobbiamo rafforzare il legame tra Università, centri di ricerca e mondo imprenditoriale. Dobbiamo fare innovazione e trasferirla rapidamente nell’ambito applicativo valorizzando il nostro capitale umano. Dobbiamo internazionalizzare la nostra Università. Ci deve interessare il rapporto tra Alessandria e la sua Università per una serie infinita di ragioni. Ma deve interessarci ancor di più il rapporto tra Università e il resto del mondo. Così come dobbiamo essere interessati al rapporto tra Ospedale e la città ma dobbiamo essere ancora più interessati al rapporto tra l’Ospedale e il resto degli Ospedali del mondo. Altrimenti rischiamo di costruire un sistema autoreferenziale e per nulla competitivo. Infine, dobbiamo essere consapevoli dei nostri limiti. Mi spiego. Pur tra mille difficoltà sta nascendo un asse tra Human Technopole di Milano e Città della Salute di Torino. Può non piacerci visto da qui, possiamo sentirci stretti nella morsa, ma la verità è gli interessi ora stanno su quell’asse. Ma io credo, ne sono convinto, che in quel contesto vi sia spazio per Alessandria. E che Torino, Novara e Alessandria possano essere, ognuna con la sua specificità e la sua forza, i vertici di un triangolo che si collega alla Lombardia. Bisogna crederci, bisogna essere all’altezza, bisogna strutturarsi. Bisogna alzare il livello. Fin qui abbiamo fatto bene, molto bene, ad ottenere il corso universitario di medicina e di candidarci al riconoscimento di Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico. Abbiamo fatto bene ad inserire nei piani strategici di Aso e ASL AL il tema della ricerca in tutte le sue declinazioni. E’ però come essersi allenati ad affrontare la sfida. Quello che abbiamo fatto fino ad ora non è la vittoria. La partita inizia ora.

LA SINISTRA IN SPAGNA, IN PORTOGALLO E IN GRECIA.

IN EUROPA NON CI SONO SOLO SALVINI, ORBAN, LE PEN (DA UNA PARTE) E( DALL’ALTRA) L’ASSE FRANCO TEDESCO.

Nel PD ci siamo chiusi in un dibattito stretto nelle nostre mura e non riusciamo a guardare oltre l’Italia. Quando va bene riceviamo notizie sul futuro dell’Europa e su ciò che capita negli altri Stati attraverso punti d’osservazione distanti. E l’Europa pare essere diventata il campo della sfida dei nazionalisti contro le politiche d’austerity e del rigore che a noi sono arrivate con il fetore degli interessi dei mercati, delle banche e delle multinazionali. La narrazione comune, quella dei punti d’osservazione distanti, ci offre uno scenario in cui da una parte ci sono Salvini, Le Pen, Orban con il popolo e dall’altra uno scricchiolante asse franco tedesco che pare non essere più in grado di reggere l’urto anti europeista. In questa storia pare non esserci più uno spazio di rappresentanza sociale per la Sinistra, direi senza aggettivi, ma se aiuta li aggiungo: moderata o socialista o progressista o radicale. Parrebbe non esserci abbastanza ossigeno per una risposta ai bisogni del popolo che sia diversa dal crescente nazionalismo di destra che provenga da sinistra. Eppure c’è dell’altro nell’Europa mediterranea. Ho dedicato 3 ore e mezza ad un dibattito serale in Alessandria organizzato presso la Casa di Quartiere ad ascoltare le esperienze di governo in Spagna, in Portogallo e in Grecia. Anticipo che ho ascoltato per tre ore, poi ho chiesto la parola. In collegamento via skype da Lisbona Goffredo Adinolfi, corrispondente in Portogallo de Il Manifesto, ci ha raccontato i buoni risultati del Governo socialista. Poco più di cinque anni fa il Portogallo era stato costretto a chiedere il salvataggio della Troika per evitare il fallimento. Un’inversione di marcia che ha portato parecchi osservatori internazionali a vedere nella piccola nazione affacciata sull’Oceano Atlantico un esempio che tutta la sinistra potrebbe seguire. Perché la crescita coincide con l’arrivo al potere di Antonio Costa, il leader del partito socialista eletto al grido di “basta austerità”, che dopo due anni di governo ha addirittura aumentato i consensi evitando che a Lisbona i delusi dalla politica potessero farsi attirare dalle sirene del cosiddetto populismo, come invece sta avvenendo nel resto d’Europa.

In sala era presente Joan Miquel Mena Arca , deputato spagnolo di Podemos che ha raccontato l’azione del governo di Pedro Sanchez che, pur tra mille difficoltà e contraddizioni, ha restituito l’orgoglio d’appartenere alla sinistra.

Al suo fianco era seduto Argiri Panagopulos, giornalista e attivista di Syriza, il partito di Alexis Tsipras che ha raccontato che il prodotto interno lordo della Grecia nel 2017 è cresciuto di quasi 1.5% rispetto all’Italia, nel frattempo hanno riaperto gli ospedali riportando sotto il Sistema Sanitario Nazionale 2 milioni di abitanti, assunto medici e infermieri.

Il tratto che unisce queste tre esperienze è il passaggio dalla protesta alla proposta unendo la sinistra. Una sinistra che torna ad essere utile, un punto di riferimento per le persone, tutte le persone, è vero, ma soprattutto quelle più in difficoltà, quelle che hanno pagato il prezzo più alto della crisi. Una sinistra con più sigle, con storie differenti, certamente non un monolite, ma una sinistra unita da un programma di governo dove nessun partito vuole l’egemonia nella coalizione. Una sinistra di popolo per la salute, per i servizi pubblici garantiti, per la redistribuzione del reddito e per la lotta alla corruzione e all’evasione fiscale. Una sinistra spagnola, portoghese e greca in difficoltà perché è complicato rispondere alla semplicità del messaggio diffuso con il ghigno cattivo delle destre, ma sinistre che credono in una Europa diversa, una Europa per il popolo, una Europa che protegge. Sinistre coraggiose che vanno in mare a salvare le persone. Quelle sinistre hanno paura che in Italia il PD non serva più e che la protesta rimanga tale e non si trasformi in proposta, in rappresentanza sociale, politica e poi Istituzionale. Sanno che per vincere la sfida hanno bisogno dell’Italia, non quella di Salvini e nemmeno quella sotto dettatura della troika. Io sono e resto un uomo del PD ma una discussione approfondita proviamo a farla andando oltre le nostre mura? Verso la fine ho chiesto la parola. Mi sono presentato, molti non mi conoscevano. Ci siamo scontrati, abbiamo anche alzato la voce. Ho detto loro che non potremo mai dialogare se ci considerano al pari delle destre. Ho perso le staffe quando mi hanno detto che il giorno dopo avrebbero partecipato alla manifestazione NO TAV e che loro sono contro il Terzo Valico. Ho perso le staffe perché bisogna discutere di come utilizzare quelle grandi opere (la proposta) perché la piazza che manifesta “contro” è fuori dal tempo (la protesta). Mi hanno risposto che non devo toccare le loro bandiere. Poi, prima di uscire, mi hanno stretto la mano e uno di loro mi ha chiamato – compagno -. A me basta.

600 mila euro per i centri storici dei Comuni della core zone Monferrato Unesco.

Domenico Ravetti (capogruppo PD): “Fatti, non parole, per lo sviluppo dei Comuni del Monferrato Unesco”

Nella Missione 20 (Fondi e accantonamenti) del bilancio di previsione finanziario 2018 – 2020 è approvato il fondo per la partecipazione finanziaria ad accordi di programma. In questo contesto, durante i lavori della I Commissione del Consiglio Regionale, abbiamo aggiornato l’elenco delle opere oggetto di accordi di programma e, tra queste, la valorizzazione del territorio del Monferrato partendo dai Comuni della core zone dell’Unesco.

Si tratta della riqualificazione dei centri storici per un importo di 600 mila euro a cui, ovviamente, andrà aggiunta una quota dei Comuni stessi. Le riqualificazioni dovranno valorizzare il patrimonio che gli Infernot rappresentano nel mondo.

In sostanza abbiamo espresso un parere favorevole alla proposta di sostegno economico volta a migliorare i centri storici di Camagna Monferrato, Cella Monte, Frassinello Monferrato, Olivola, Ottiglio, Ozzano Monferrato, Rosignano Monferrato, Sala Monferrato e Vignale Monferrato. E’ un fatto, non è una vaga intenzione, che rafforza il progetto di sviluppo turistico per i territori del Monferrato Unesco e per l’intera Provincia.

ALESSANDRIA, IL PIANETA, LA SALUTE E L’AMBIENTE.

AMBIENTE E SALUTE: CONSAPEVOLI CHE NON POSSIAMO ANDARE AVANTI COSI’? VOI COSA NE PENSATE?

Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore della Sanità, sostiene che abbiamo ancora al massimo 20 anni, cioè due generazioni, per salvare il nostro pianeta dai cambiamenti climatici. E fra 20 anni potrebbe essere già troppo tardi. Si corre il rischio che i nostri nipoti non possano più vivere all’aria aperta per gran parte dell’anno a causa dell’aumento delle temperature. I danni sulla salute provocati dai cambiamenti climatici non sono visibili all’istante ma sono nel tempo devastanti, infatti l’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di 7 milioni di morti legate ai cambiamenti climatici e in Italia ben il 12% dei ricoveri pediatrici in ospedali sono connessi all’inquinamento. Nel frattempo in queste ore ha avvio la conferenza sull’ambiente chiamata – COP 24 – in Polonia a Katowice, proprio in Polonia che è il più grande produttore e consumatore di carbone. Questa conferenza non vedrà la partecipazione dei leader mondiali perché ha una natura tecnica ed è successiva agli accordi stipulati a Parigi. In sostanza COP 24 serve a produrre il rulebook, cioè le linee guida per rendere operativo l’Accordi di Parigi stipulato tra i Paesi più sviluppati. Tre sono gli obiettivi tra raggiungere nel concreto: individuare gli strumenti per ridurre di 2 gradi centigradi la temperatura, finanziare la decarbonizzazione con la tecnologia green (100 miliardi), individuare chi svolgerà il ruolo di controllo per il rispetto degli impegni presi. Tre obiettivi di non poco conto per i quali servirebbe un forte protagonismo dell’Europa per politiche rispettose dell’ambiente nella consapevolezza che, per esempio, gli Stati Uniti di Trump dimostrano in questo senso intenzioni per nulla positive.
Tutto questo mentre in Alessandria, per la prima volta da quando sono accesi i riscaldamenti domestici, sono stati superati i limiti di concentrazione di polveri sottili. In emergenza, e nel rispetto delle norme, si fermeranno anche i veicoli commerciali euro 4 alimentati a diesel dalle 8.30 alle 18.30 in centro. Sarà vietato tenere il motore acceso durante la sosta, sarà vietato l’utilizzo di stufe a legna con classi energetiche ed emissive inferiori a 3 stelle e sarà effettivo il limite di 19 gradi (con tolleranza di 2 gradi) per il riscaldamento all’interno delle abitazioni e dei servizi commerciali.
Ma tutto questo basta o serve altro? Per l’ambiente e per la nostra salute dobbiamo cambiare radicalmente le nostre abitudini? Lo sviluppo industriale deve tener conto del fatto che siamo al limite del collasso e che gli utili possono essere fatti nel pieno rispetto dell’unico pianeta che abbiamo a disposizione? Voi che ne pensate?

GIOVANNI MEAZZO, VAI GRANDE CAMPIONE.

Sono stato a casa di Giovanni Meazzo. Giovanni è un mito vivente, classe 1928, di Alessandria, un ex ciclista su strada, un professionista nel 1950, un amico di Costante Girardengo, uno che ha pedalato al fianco di Fausto Coppi. Mi ha ricevuto nella sua officina, un posto che assomiglia tanto ad un museo della bicicletta con “pezzi” che hanno fatto la storia. Oppure, a pensarci bene, con bici con cui poter ricostruire la storia del nostro Paese, almeno di tutto il secolo scorso. Lì mi ha parlato di Girardengo, vestito sempre di bianco, del suo papà, delle sue domeniche a 8, 9 anni quando era costretto a gestire l’affitto dei 10 tandem. In quello stanzone enorme ricolmo di bici, maglie, foto, in un angolo c’è la bici da aggiustare ma che non aggiusterà più, perché, senza una ragione precisa, è quella che lo ha convinto a smettere di riparare e restaurare. Perché c’è un momento in cui bisogna capire che è giusto fermarsi, come quando in salita un giorno la tendinite lo vinse. Scese dalla bici da corsa, andò dal suo papà e terminò così la sua carriera.

E c’è anche un momento in cui puoi vincere ma è meglio che vinca un altro come è capitato con Milano. Sì, perché ad Acqui Terme poteva vincere Giovanni ma Biagio Cavanna, il famoso massaggiatore non vedente di Fausto Coppi, gli disse che toccava a Ettore Milano alzare le braccia al cielo sul traguardo. Ettore Milano, che insieme a Sandrino Carrea è stato il grande gregario del Campionissimo. Poi, seduti attorno al tavolo dell’elegante salotto, sorseggiando un caldo caffè, Giovanni ha chiuso gli occhi, due occhi azzurri come il cielo del Pordoi quando fa bel tempo, e mi ha detto “Ma io ricordo la prima vittoria a Predosa. Non se lo aspettava proprio nessuno ma ho vinto. Da quel giorno hanno capito che potevo correre anche io”.  Grazie Giovanni, ho respirato sport, quel ciclismo di un popolo che faceva il tifo lungo le strade. A proposito di strade: ho capito. Il ciclismo è la più evidente metafora della vita, una sfida da vincere, un appuntamento da affrontare preparati. Mi è chiaro quello che mi hai detto: se mi sono preparato bene, se ho rispettato le regole e se ce l’ho messa tutta posso vincere.